I Manhattan Transfer costituiscono un pezzo decisamente affascinante della storia della musica, in particolare per quanto riguarda il Jazz.
Sono un quartetto vocale composto da Tim Hauser, Alan Paul, Janis Siegel e Lauren Massé. Il gruppo si forma nel 1975 anche se Hauser aveva tentato un altro progetto musicale, intitolato sempre Manhattan Transfer, ma era affondato subito dopo un disco di studio del 1971, per la verità non proprio fantastico. Questo disco omonimo quindi costituisce l'esordio del gruppo con la nuova formazione e il risultato è ottimo: un esordio assolutamente di riguardo, veramente piacevole da ascoltare e anche da acquistare, si può trovare ad un prezzo modico.
Un grande disco dove salta all'orecchio un amalgama sublime tra le quattro voci, nessuna sembra prevalere in generale sulle altre e tutte si compensano tra di loro con grande classe. Lo schema vocale si compone da una voce principale mentre le altre accompagnano e amplificano il ritmo delle canzoni fornendo un bell'effetto corale. Il gruppo riesce a lavorare molto bene anche sugli arrangiamenti vocali mentre a livello strumentale si affidano al chitarrista Ira Newbon. La musica riesce a fungere da perfetto contraccolpo alle voci e sembra dare un effetto orchestrale al tutto.
In alcuni pezzi si può ascoltare un sassofono in vena e molto sofisticato, lasciato libero di volteggiare tra le canzoni con assoli molto piacevoli. Subito ci si rende conto della qualità del disco, fin dalla prima traccia, "Tuxedo Junction", grande pezzo che vede anche la partecipazione del Sax tenore che si distingue anche in "You Can Dipend On Me", altra canzone degna di nota. Da notare che il sassofonista non è sempre lo stesso nelle canzoni in cui si può udire. Le canzoni di punta sono "Operator", scelta come brano di lancio, e "Java Jive", molto celebre in quanto usata per qualche spot. Citazione a parte per "Clap Your Hands", in questa canzone oltre agli strumenti "principali" si ha un accompagnamento quasi da orchestra, con fiati ed ottoni.
Ultima segnalazione la merita "Occapella", brano di chiusura assolutamente fantastico, a mio parere il pezzo migliore dell'intero disco. "The Manhattan Transfer" rappresenta un grandissimo esempio di jazz, un disco veramente ben fatto dove è difficile trovare passi falsi o una canzone fuori posto. Non sembra un disco ma un puzzle dove tutti i pezzi combaciano alla perfezione per un grande risultato a livello stilistico ed artistico.