Pensavo ci fossero altre (de)recensioni di questo album, data la sua importanza, però vedo che così non è e cerco di porvi rimedio. Allora, disco del 1979, pietra miliare dello ska, e non solo, “The Specials” rappresenta l’esordio col botto per questo gruppo inglese, fondato a Coventry pochi anni prima.
Spesso accostati ai Madness, gli Specials condividono grosso modo l’impostazione musicale (fautori principi del cosiddetto ska revival di fine anni ’70-inizio anni ’80), ma differiscono invece profondamente per quanto riguarda i temi trattati nelle loro canzoni. Infatti i Madness rappresentano il puro lato di divertimento dello ska, mentre gli Specials introducono nei loro testi anche temi di risvolto sociale e politico, che culminerà, a mio avviso, nella loro hit del 1984, “Free Nelson Mandela” (a quel tempo, ancora in carcere e sconosciuto ai più).
In questo album d’esordio, uscito per la casa discografica 2 Tone e co-prodotto dal mitico Elvis Costello, sono ben presenti gli elementi distintivi della ska: il tipico ritmo, l’uso pervasivo di strumenti a fiato, quali sax, tromba e trombone, conditi con contaminazioni rock e punk, il look del gruppo rigorosamente in bianco e nero, simbolo anche di una auspicata integrazione razziale, completato dai caratteristici cappelli e gli occhiali da sole, come evidenziato dalla foto in copertina.
Cavalli di battaglia dell’album sono il pezzo di apertura “A message to you Rudy”, “Doesn’t make it all right” (Just because you’re nobody / It doesn't mean that you're no good), “Too hot” (questa città è troppo calda, ma non proprio dal punto di vista atmosferico), con il suo finale in crescendo, “Monkey man”, quest’ultimo pezzo ultimamente usato in uno spot commerciale, e poi ancora “Too much too young”.
Sempre di “Monkey man”, consiglio vivamente la visione sul tubo della versione live, che mi fa rimpiangere il non esser mai riuscito a vedere gli Specials in azione dal vivo.
In conclusione, l’ascolto del disco è ancora oggi più che piacevole e poi, a me, lo ska mette sempre di buonumore, quindi questa mi sembra un’ottima ragione per segnalare “The Specials”.