The Van Pelt
Stealing From Our Favorite Thieves

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La sapevano lunga, i Van Pelt, quando decisero di intitolare il loro esordio "Stealing From Our Favorite Thieves".

Se è vero che il miglior artista è colui che è in grado di rubare al fine di riformulare, possiamo tranquillamente affermare che i Van Pelt sono stati tra i più grandi ladri degli anni Novanta. Muovendosi tra le coordinate di un Indie Rock estremamente emotivo, i quattro anti eroi riescono a lesinare una formula totalmente personale, seppur con ovvi ed immancabili richiami (Sonic Youth, Pavement).

E' un'alchimia che non fa prigionieri, profonda ed appassionata, fondata com'è sul chitarrismo bieco di Chris Leo, in grado tanto di deragliare in crescendo magniloquenti, tanto in estatici arpeggi. Ma soprattutto le canzoni (le Canzoni): nove inni al fulmicotone, capaci di svariare su più fronti e fornire diverse chiavi di lettura, dall'imponenza ritmica di "His Saxophone Is My Guitar", agli hook melodici di "It's A Suffering", passando per la carica innodica di "It's New To Me", fino alla malinconia in fieri di "Turning Twenty Into Two".

"Stealing From Our Favorite Thieves" è intriso di gioventù, sentimento e poetica adolescenziale. Le parole stanno a zero, c'è solo da farsi ingabbiare. Poche uscite indipendenti hanno raggiunto questi picchi negli anni Novanta.

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Commenti (Quattordici)

ProgRock
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"Sultans of Sentiments" è uno dei miei dischi preferiti in assoluto, altrettanto validissimo quest'esordio.
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Bartleboom
Bartleboom Divèrs
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Purtroppo ho sempre meno tempo per passare da queste parti. Quando capita, però, mi fa piacere trovare pagine come le tue.
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kosmogabri: concordo!
sfascia carrozze
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Ottima DePagina! E poi (me lo lasci dirglielo) mi piace proprio la definizione di "chitarrismo bieco".
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donjunio
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Tra i segreti meglio custoditi dell'indie-rock dei 90s.
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Monadnock
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c'è da farsi ingabbiare? c'è da farsi ingabbiare.
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Darkeve
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lo cerco...
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korrea
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La quintessenza dei '90, quando l'emo non contemplava ciuffi e tagli sulle braccia.
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Appestato mantrico
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Io ignorante. Io rimediare.
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vortex
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Vedo solo adesso questo scritto.
Troppo breve, i Van Pelt meritavano altro. Consiglio vivamente anche la successiva incarnazione della band, i "Lapse" The Lapse - Buffet (ancora oggi mi da i brividi lungo la schiena). Oppure la versione di Speeding train dei Van Pelt, ma quella uscita sul singolo, non le altre variamente rifatte. Imperdibili.

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vortex
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un link lungo Questa, per intenderci.
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vortex
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Lapse, The Discography at Discogs e questo Van Pelt, The Discography at Discogs e questo. E potete aggiungere, anche se non è sugli stessi livelli, il progetto del fratello di Chris Leo, Ted Leo and the pharmacists, questo Ted Leo / Pharmacists Discography at Discogs E anche la prima band di Chris Leo, i Native Nod Native Nod - Wikipedia, the free encyclopedia .
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Dopesmoker
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Tad Leo se non sbaglio suona pure la chitarra in "His Saxophone Is My Guitar", e sì, niente male i Pharmacist (su Wolfgang's Vault c'è un loro concerto bello tirato). Discorso a parte per i Native Nod, "Today Puberty, Tomorrow The World" è uno dei titoli più grandi che abbia mai sentito. Per quanto riguarda la lunghezza, sì, i Van Pelt meriterebbero un trattato sicuramente pià ampio, ma non è totalmente nelle mie corde, pardon.
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Dopesmoker
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Pardon, ho appena controllato sull'lp: Ted Leo si occupa dei backing vocals in quel capolavoro di traccia, di cui sopra.
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kosmogabri
kosmogabri Divèrs
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ciao di passaggio (non li conosco quasi,quale mi consigli come emblematico?)
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Dopesmoker: Uè, da quanto tempo. Prenditi su due piedi questo qui, che dei due è il più spontaneo, diretto e meno statico, con qualche pezzo un pò più energico dove alla larga ci senti pure i Native Nod stessi. Poi un giro sull'altro è comunque d'obbligo, piuttosto mi interrogo sul perchè io abbia citato i Pavement (estate/caldo/robe psicotrope sembra essere la risposta).

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