I Wombats sono un trio di Liverpool, conosciutosi presso il prestigioso "Paul McCartney's Institute For Performing Arts", ed attualmente beneficiari in pieno del cosiddetto "effetto NME", ovvero il trattamento quasi ossessivo che il noto settimanale inglese riserva a decine di nuove bands, spesso ancora prive di contratto discografico (e talvolta pure di talento, vedi i vari Twang e Pigeon Detectives): recensioni di concerti entusiastiche, interviste fiume e l'inclusione allo scorso "NME Rock'n'Roll Riot Tour" di spalla agli Enemy tra le altre cose.
Ma a differenza dei "colleghi" Kaiser Chiefs e Babyshambles questi giovanissimi si mantengono ben lontani dalla squallida patina glam che sempre più frequentemente circonda i nuovi nomi musicali d'Albione: l'impressione che dà questo debutto (tuttavia stranamente liquidato con uno stizzito sette dalla rivista di cui sopra) è infatti quella di un album solido, godibile, e a tratti persino spensierato pur senza risultare frivolo. L'ingrediente primario che traspare da questi tredici brani è l'ironia, esternata al massimo nel singolone "Let's Dance To Joy Division", un pezzo dotato di grande ritmica e di un ritornello irresistibile, così come in "Kill The Director" (in cui il verso "There is no Bridget Jones" viene ripetuto quasi all'infinito) e nel coro a cappella dell'iniziale "Tales Of Boys, Girls And Marsupials". La voce del cantante e chitarrista Murph è supportata da un gran numero di cori ed armonie vocali, che bene si sposano con il power pop cristallino di matrice puramente british macinato dagli strumenti.
L'aggettivo giusto per quest'album è dunque "coinvolgente", foriero com‘è di melodie che difficilmente vi si staccheranno di dosso.