Per capire cosa spinge il combo di Stavanger a comporre questo teatro delle stravaganze al nome di "Musique" bisogna tornare indietro di ben sei anni dalla sua pubblicazione (l'estate del 2000), arrivando a quel debut album "Theatre Of Tragedy" cosí fondamentale per il successivo sviluppo di un genere, il gothic di matrice metal, che oggigiorno non é che la copia sbiadita di quel meraviglioso masterpiece.
Infatti, abbandonate le magiche atmosfere medievali e malinconiche dei loro primi lavori, i nostri si staccano rabbiosamente dalle miriadi di cloni da loro creati per abbracciare le sonoritá futuristiche del nuovo millennio, creando un'opera coraggiosa, lontana dai cliché romantici tanto in voga, votata interamente alla sperimentazione tra elementi rock, pop, elettronica, dark e metal (sebbene in piccole dosi). Si presenta cosí questo puzzle di follia sonora, imprevidibile ma emozionante, abile nel coniugare tanti generi distanti tra loro ma che, seppur deludendo ampiamente un po' tutti i vecchi ammiratori, traccia nuovamente le coordinate di un trend che verrá scopiazzato (con vendite migliori, purtroppo...) da altrettanti imitatori dell'ultim'ora.
Di ottima fattura é l'apertura affidata a "Machine" guidata da tastieroni avvolgenti verso una strofa tra drummings campionati e l'irriconoscibile timbro di un Rohonyi sempre piú ipnotizzato da trame electro-dark. Stupendo l'intervento di Liv nel chorus, anche lei lanciata verso una nuova dimensione vicina al techno-pop, mentre Aspen si cimenta abilmente tra loops e seducenti melodie ove le chitarre incidono comunque, impegnate a creare un tappeto sonoro d'impatto. Gran pezzo.
Proseguendo nell'ascolto ci si imbatte nelle fughe malinconiche di "Fragment", anche qui keys dai toni futuristici duettanti con un approccio vocale bizzarro ma carico di sentimento, brillanti le leads della sei corde di Claussen ed ottimo il ritornello pregno di emotivitá e nostalgia nelle voce della Espenaes. Cosentitemi un leggero paragone con le scelte melodiche di certi Katatonia nel riffing, sebbene alla lontana..
Passate le divagazioni elettroniche della title-track, davvero l'episodio piú rischioso del platter, si arriva all'atmosferica "Radio". I campionatori techno-dance recitano la parte del leone nella parte iniziale, ispirato il supporto vocale del singer si lascia trascinare nella dolcezza della risposta di female vocals sognanti, sorrette da chitarre distorte in maniera assai originale e bizzarra.
L'hit song si raggiunge con l'immediatezza irresistibile di "Image", track efficace, senza fronzoli sorretta da un riffing poderoso che dialoga con tastiere veloci e l'ugola dell'istrionica Liv, sempre piú protesa verso lidi lontanissimi dai toni soprano del passato. Questo si chiama talento, sapersi sdoppiare e misurarsi con approcci differenti, davvero lodevole da parte sua se si pensa alle generazioni recenti che, con lei e la Rueslåtten, perdono il confronto seccamente.
Tra i pezzi conclusivi segnalo l'abrasiva "Crash/Concrete", moderna e potente, forse il pezzo piú aggressivo mai composto dalla band, si avvale di vocals femminili molto seducenti ed arriva diritta al punto senza fronzoli. Anche "Retrospect" piace per l'abbinamento tra suoni sperimentali e l'immediatezza di un chorus tra metal (chitarrre) e pop (voce) mentre la traccia strumentale di chiusura ci porta tra lidi lontani ed abbandonati, dominata da suoni ambient ed atmosfere soniche suggestive ove i loops melodici del duttile Lorentz dipingono stravaganti armonie.
Insomma un album ostico per il pubblico a cui venne affidato, troppo lontano dai patterns di un genere da loro inventato, pieno di scelte rischiose che portarono i norvegesi a perdere una grossa fetta dei loro devoti fans. Per chi scrive, invece, dopo attimi di spiazzamento al primo ascolto "Musique" portó una ventata di freschezza e nuove idee, dimostrando che la capacitá di scrivere pezzi emotivi, canzoni di qualitá si puó mantenere indipendentemente da cosa si suona. Ancora oggi lo ascolto con piacere e lo raccomando a chi vuole sperimentare un lavoro variegato ed emotivo ma dotato del binomio impatto/immediatezza che caratterizzerá anche i lavori a venire.
In chiusura resta l'amaro in bocca per una band che avrebbe potuto "sfondare" e che, invece, é relegata al ruolo di cult-act dai piú, ove altri artisti riempono gli scaffali dei negozi ed i loro portafogli. Forse, peró, é meglio cosí..