Copertina di Thundercat Drunk
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Per appassionati di musica jazz, indie e critica musicale, ascoltatori esigenti e amanti del confronto culturale
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LA RECENSIONE

Vi ricordate dei TV On The Radio? Forse sì, e in quel caso mi dispiace per voi. Erano uno di quei complessi newyorkesi intellettuali multietnici abbastanza della madonna, emersi in un periodo (i primi duemila) in cui l'indie-rock sembrava essere diventato, da lì e per sempre, un'esperienza corale - spoiler: non è andata così. Mi dispiace per voi e lo sapete perche; se non lo sapete, non sto qua a dirvelo. I TV On The Radio sono stati spazzati dalla storia con la stessa mervigliosa indifferenza con cui Tedua e Izi hanno spazzato i vicoli di Genova dai resti di De Andre. Qualche minuto fa, però, ho riascoltato "Wolf Like Me" dei Tv On The Radio e ho capito che, nonstante al momento non risulti pervenuta tra i volumi dell'archivio mnemonico collettivo, è probabilmente la canzone più bella di sempre - nell'accezione, abbastanza ovvia spero, che la canzone più bella di sempre non è una sola.

"Drunk" di Thundercat è un disco che fa vomitare sangue, nel senso che è più brutto di un'infezione alle vie urinarie. È probabilmente la cosa peggiore capitata alla musica dopo le canzoni di Apicella per Berlusconi, con l'aggravante che è un disco jazz contemporaneo, ossia è una sega mentale a otto mani praticata con foga ferina giusto per farsi dire da due giornalisti bianchi che "siamo neri intellettuali e quindi siamo bravi, grazie dell'attenzione". Boh.

Ecco, mentre i Tv On the Radio non se li caga nessuno, le loro canzoni riempiono l'aria come l'azoto, si respirano ancora non appena si vada ad aprire la finestra più vicina al loro soffiare. Esistono. Quelle di Thundercat esistono solo come prodotto della scorie puzzolenti che si annidano nel cervello di chi non sa capire che questa musica non gli piace davvero. Thundrcat vive ora perchè vi piace sfondarvi la testa con elucubrazioni che non vi competono, e che non sono di nessuno, ma che a lungo andare vi farà dimenticare di quella volta che avete pianto nella scena finale di "Paranoid Park", con "Angeles" di Elliott Smith in sottofondo.

Tenetevi la vostra poltiglia jazz biologica proto-sto cazzo contenuta in questo disco, se volete. Ma non azzardatevi a mischiarla col sangue che perfonde e anima le canzoni vere, e a dire che questa cagata da golf club gli è superiore. Madonna che odio, per fortuna che stanotte si ululerà per sempre.

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un giudizio fortemente negativo sul disco Drunk di Thundercat, definito noioso e poco autentico. L'autore critica l'ipocrisia del jazz contemporaneo e sottolinea come la musica di Thundercat non riesca a emozionare come invece accade con altri artisti come i TV On The Radio o Elliott Smith. Un commento netto e ironico che mette in guardia gli ascoltatori.

Tracce

01   Rabbot Ho (00:38)

02   Walk On By (03:19)

03   Blackkk (01:59)

04   Tokyo (02:24)

05   Jameel's Space Ride (01:09)

06   Friend Zone (03:12)

07   Them Changes (03:08)

08   Where I'm Going (02:09)

09   Drink Dat (03:35)

10   Inferno (04:00)

11   I Am Crazy (00:25)

12   Captain Stupido (01:41)

14   Drunk (01:42)

15   The Turn Down (02:29)

17   Uh Uh (02:16)

18   Bus In These Streets (02:24)

19   A Fan's Mail (Tron Song Suite II) (02:38)

20   Lava Lamp (02:58)

21   Jethro (01:34)

22   Day & Night (00:37)

23   Show You The Way (03:34)

Thundercat

Stephen Lee Bruner, in arte Thundercat, è un bassista, cantante e produttore statunitense. Legato alla Brainfeeder di Flying Lotus, ha pubblicato The Golden Age of Apocalypse (2011), Apocalypse (2013), l’EP The Beyond / Where the Giants Roam (2015), Drunk (2017) e It Is What It Is (2020). Ha collaborato a To Pimp a Butterfly di Kendrick Lamar e ha suonato con i Suicidal Tendencies.
03 Recensioni

Altre recensioni

Di  MikiNigagi

 "Thundercat è uno di quelli molto più bravi di noi a suonare il basso."

 "Metti su Them Changes alla festa e vedi tutti che sculettano, tutti."