Copertina di Thyrfing Farsotstider
OzzyRotten

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Per appassionati di metal nordico, fan del viking, black e folk metal, ascoltatori di band con sonorità aggressive e sperimentali
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LA RECENSIONE

Di questi tempi, a chi si interessa di un genere come il Viking, sicuramente farà male la testa. Non è facile, infatti, porre la bussola su un connotato preciso già in generale quando si parla di questo filone musicale dell'Heavy, non lo è ancora di più se si pensa che ogni band, ad ogni disco che pubblica, muta qualcosa nel proprio suono, rendendolo di volta in volta più affilato e tagliente, o melodico e canzonatorio.

Così, tra gli strali di un sotto-genere che non si sa bene se sia figlio bastardo di un certo qual Power pompato alla Manowar, o del Black più avanguardista, o del Folk più o meno apocalittico, trovano posto e gloria (è proprio il caso di dirlo), gruppi come, per esempio, i Turisas e i Borknagar, i grandissimi Enslaved e gli Ensiferum. Band diversissime nei connotati propri, ma che si dividono, di volta in volta, il posto di prima donna ad ogni pubblicazione di un qualche loro lavoro. Il tutto in un calderone che ad accordare il diavolo e l'acqua santa non ci mette poi tanta finezza e discernimento: semplicemente, ognuno suona alla propria maniera, sbattendosene altamente degli altri ed assomigliando solo a se stesso, magari infarcendo, man mano che il tempo passa, sempre più le canzoni con venature melodiche e canzonatorie baldorie fatte di birra ed idromele.

Ma non per tutti è così. Non necessariamente. Come è successo ai Thyrfing. Gruppo svedese dedito, nel loro debutto discografico "Thyrfing" e poi, soprattutto, nel successivo "Valdr Galga", a sonorità epiche e maestose in stile melodico, con al centro le tastiere che facevano da contralto ad una sezione ritmica potente e ben amalgamata, e che col passare degli anni hanno "rotto" il loro percorso artistico che sembrava ormai indelebilmente tracciato, per dedicarsi ad un incupimento del suono e del songwriting che, ne ha fatto una creatura nuova, fresca di idee ma pure certamente, tanto per cambiare, di difficile classificazione.
Se con i loro primi dischi, infatti, i Thyrfing intendevano far scaturire dalle note il loro lato più disteso e facilmente canonizzato negli ambiti Viking, con la pubblicazione di "Vansinnesvisor" prima, e del disco che stiamo adesso recensendo poi, questi hanno dato una sterzata decisa alle loro peculiarità verso lidi tinti di fosco, a tratti apocalittici. Sempre epici s'intende, ma con quella grossa dose in più di cattiveria che ha fatto da catalizzatore alla loro volontà di cambiare radicalizzando i loro concetti di musica pesante, e lo ha fatto nella più classica delle maniere: iniziando a pestare duro in quanto a cadenza sonora, e rendendo psicotiche sino all'inverosimile le parti vocali, che quì sono affidate a Thomas Väänänen, un tipetto che a quanto pare, a torturare le proprie corde vocali con scream sporchissimi quasi al limite del growl e della paranoia, si diverte un mondo, e questo molto ha dato in termini di teatralità e solennità oscura.

Lo si sente sin dall'approccio del primo brano "Far At Helvete", che, iniziando con uno sconclusionato giro di chitarra, approda subito, appena la ritmica prende piede, in un marasma di possanza che, quasi quasi, se non si corresse il rischio di bestemmiare, ad un ascolto distratto potrebbe pure trarre in inganno, chiedendosi se poi alla fine non si tratti dei Pantera vestiti in abiti un pò meno beceri di quanto la band di Phil Anselmo, ai tempi di "Far Beyond Driven" era. Ma è solo questione di un attimo. Subito dopo si sussegue uno stacchetto epico, con a corollario delle chitarre, un'aleggiante tastiera inafferrabile, e subito dopo una pesantissima partitura thrasheggiante che sfora spesso e volentieri o nella cadenza morbosa o nell'ortodossia Black Metal. E tutto questo nell'arco di "soli" cinque minuti. Tanti quanti dura questa canzone. E le altre, riguardo a decine di sfaccettature diverse e "tuffi" in un oceano imbastito di miscele Heavy potenti, ne sono pure lampanti esempi.
Si passa dall'ansioso e amareggiato andirivieni cadenzato di "Farsotstide", in cui forse l'influenza di certi Finntroll la fa da padrone, passando per il Folk arrabbiato e quasi tragico di "Höst", per lo spietato livore di "Själavrak" (forse il miglior brano del disco per la sezione ritmica estremamente potente, e per le parti ondivaghe, sempre di riflesso condizionate da un certo qual gusto melodico che appare quasi trasparente ed invisibile eppur presente), fino ad arrivare, sconcertati al groove apocalittico e terrificante di "Elddagjämning" e al "quasi" paludoso Death Metal di "Baldersbålet", comunque inframezzato, quà e là, di fraseggi orecchiabili e di sfuggevoli assoli di chitarra quasi in sordina, ma non per questo meno affascinanti e potenti.

In definitiva questo è un album, che, come ho scritto all'inizio, non ha fatto che seminare, forse, confusione, nelle già confuse teste degli estimatori del genere Viking. Ma niente paura. Al di là dei fraseggi oscuri e spesso orrorifici che i solchi del disco profondono a piene mani, indubbiamente credo di poter dire che questo sia un lavoro maturo e ben strutturato. Poderoso nei propri sulfurei gironi che rappresentano una terra di confine per tanti generi messi insieme, ma che non rappresentano per nulla un limite, ma semmai un surplus al peso elevato delle canzoni.
Certo, chi si ricorda i Thyrfing come la band dedita al muscoloso "Power" dei primi tre dischi, ne rimarrà di sasso, ma per gli altri (tra cui il sottoscritto), trovarseli in questa nuova veste più truce e sottotono rispetto alle atmosfere di un tempo, sicuramente farà sicuramente piacere. Anche perché la band, coadiuvata da una produzione rocciosa e ben distribuita, ha saputo dimostrare di poter compiere anche un discorso diverso da quello che molti si aspettavano da essa, considerandolo pure, magari, come un'involuzione o un inevitabile passo indietro.

A me piace pensare con maggior piacere alle tinte più forti di questo disco, che non a quelle più patinate degli esordi, e forse sarò il solo ed unico a dirla in questi termini. Ma rimane il fatto che l'originalità, è stato quì dimostrato, non passa solo per la "distensione" dei suoni, ma anche per il loro inaspettato "incattivimento".

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Farsotstider' dei Thyrfing, un album che segna un deciso cambio di direzione verso sonorità più oscure e aggressive nel panorama Viking metal. Con una miscela di Black, Folk e Heavy Metal ricca di potenza e teatralità, il disco si dimostra maturo e originale. La band abbandona le atmosfere melodiche iniziali per un approccio più ruvido e complesso, valorizzato da una produzione solida e un vocalismo estremo. Un lavoro consigliato a chi apprezza sperimentazioni nel metal nordico.

Tracce testi video

02   Jag spår fördärv (04:21)

05   Själavrak (05:11)

06   Elddagjämning (06:45)

07   Baldersbålet (03:47)

08   Tiden läker intet (08:01)

09   Järnvidjors dans (05:47)

Thyrfing

Thyrfing è una band svedese nota per la sua miscela di viking, black e folk metal, con album che vanno dall'epicità melodica a sonorità più oscure e aggressive.
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