Con il loro ultimo album "Icons Of Evil" i "Vital Remains" riscrivono le coordinate del metal estremo. Un album devastante dotato di una carica aggressiva e di una malvagità assoluta.
Dopo l'intro tratta dal film di Mel Gibson "La Passione di Cristo" ecco che inizia la prima traccia, dopo un urlo feroce di Benton subito si viene investiti da una scarica sonora profonda e potentissima. La batteria si muove per tutto il disco su tempi inumani con blast beat velocissimi. La voce di Benton è profondamente cavernosa di una trucidità inaudita mentre Dave Suzuki alla chitarra accompagna il tutto con lunghi assoli melodici. Nella traccia "Reborn...The Unpheaval Of Nihility" c'è anche spazio per la chitarra acustica che rende ancora più evidente la brutalità che fa da contorno.
Le tracce non sono brevi ma superano quasi tutte i 6 minuti senza però scadere nella monotonia ma tenendo alta l'attenzione dell'ascoltatore grazie ad ottime aperture melodiche. Infatti il disco scorre agevolmente senza un passaggio a vuoto, senza un errore, tutto è studiato alla perfezione. La produzione di Erik Rutan contribuisce a rendere il tutto ancora più perfetto. Unico possibile difetto sono i testi che come da tradizione per i Vital Remains non si discostano dalla blasfemia e dall'anticristianesimo diventando alla lunga monotoni.
In conclusione un disco stupendo che tutti gli appassionati di brutal death dovrebbero avere.