Zerocalcare lo aveva accennato: pensava di smettere di disegnare. È in quest'ottica che dobbiamo, forse, inquadrare questa serie otto episodi, la cui durata gira intorno alla mezz'ora.
"Due spicci" sarà l'ennesimo centro di tante fatiche un po' ripetitive per chi ha visto o letto Zerocalcare in maniera magari anche appassionata ma senza mai capirlo proprio fino in fondo. Ma chi invece ha amato profondamente il fumettista romano, ha letto ogni sua cosa e visto ogni sua cosa, spolpato ogni sua intervista - chi insomma ne è un fan veramente sfegatato - vedrà "Due spicci" in un altro senso: questa serie è un cerchio che si chiude.
ALLERTA SPOILER Da qua in poi farò tanti riferimenti alla trama. Fatevene una ragione.
Quello che intendo è che tutta la cultura, la retorica, la poetica che stanno alle fondamenta dell'opera zerocalcarea ottengono finalmente uno sbocco, sono compiute. Non è solo una questione di qualità della serie in sé: possiamo discutere se effettivamente abbia alzato o abbassato l'asticella o probabilmente, a mio avviso, l'ha un pochino alzata senza troppi scossoni. Quello che intendo è che al livello di come è montata la serie rispetto al significato profondo e simbolico che ogni elemento ha, beh, siamo su livelli veramente altissimi.
Quando Smeralda, ad esempio, giustifica Paturnia dicendo che ha avuto una storia difficile, dalla risposta del protagonista si può intendere come quest'ultimo abbia - in un certo senso - assimilato, compreso, fatto suo il messaggio che Secco gli spiega senza giri di parole in "Questo mondo non mi renderà cattivo".
Il momento in cui Zerocalcare parla con la madre è toccante; l'Armadillo (un applauso a Mastandrea) rivela un lato sensibile e la scena è veramente da lacrime: Zerocalcare così debole, forse, non si era mai disegnato. E che dire, il modo in cui riassume un pochi minuti il rapporto con Lady Cocca è alta classe.
Capito quello che intendo? Potrei fare altri esempi, ma sarebbe ridondante. È come se Zerocalcare avesse fatto la sua opera finale. Magari altre opere lo superano su certi aspetti e sono sicuro che "Due Spicci" per nessuno sarà l'opera di Zerocalcare a cui va più affetto, ma non importa, perché il concetto dietro cui si basa l'arte di Zerocalcare sta tutto qua.
"Due spicci" è pachidermica; è pesante. È più pesante delle altre sue opere; o quantomeno di una buona parte delle sue altre opere. È pachidermica perché è piena, pregna di significato, non lascia indietro nulla. Solo un tema non è affrontato: la politica. Ma del resto si sa che Zerocalcare ha un rapporto personale con l'espressione politica. Quindi, dunque, la serie potrebbe risultare meno scorrevole di altre, ma del resto cosa ci aspettiamo? È una serie più matura, più adulta, si parla di gente che pippa da matti, coltelli piantati nella pancia e centri anti violenza. Non dimentichiamoci che dietro a battute e sarcasmo ironico di prim'ordine Michele Rech nasconde - sarebbe meglio dire racconta - storie spesso molto pese.
Cosa rimane quindi? Dobbiamo solo ringraziare Zerocalcare, un personaggio che ha dato tanto, e in fondo speriamo continuerà a dare, alla cultura italiana. Il suo spiccato senso dell'umorismo forgia costantemente il gusto migliore delle nuove generazioni, le sue riflessioni mai scontate sono una manna per il dibattito pubblico di oggi e le sue atmosfere, le sue emozioni, le sue scene, sono qualcosa che tocca corde veramente profonde. "Due spicci" potrebbe veramente essere l'opera maxima di Zerocalcare.
Che poi a me quando mi metti i Plakkaggio nella colonna sonora sono felice e basta. Voto: 96/100.