L'album d'esordio, dopo l'Ep "Silence is Golden", dell'ennesima band emo odierno risulta al primo impatto un album decisamente canonico rispetto ai dettami dell'ormai esteso (troppo… quand'è che le major si decideranno a produrre nuove "mode"??) panorama emotional, genere in cui il quartetto californiano pone i propri credo musicali.
Dire canonico non vuol proprio indicare banalità ed uniformità. Prendono spazio sfumature di vari sapori. Per citarne alcune, quelle che mi son sforzato di trovare: l'attacco di batteria di "The Predication" pare provenga dal metal più profondo; archi romantici ed "emozionali" in "A Night To Remember, A Morning" e "Streetcar"; chitarre che nel bridge di "Summer So Bleak" strizzano l'occhio al Prog Metal; base ritmica a tratti particolarmente potente in "99 With An Anchor"; sottofondo di pianoforte ipnotico e tastiere dai sentori metal di sponda power d'ultima generazione, nella track di chusura, nonché title-track, "Things Aren't So Beautiful Now, pt. 2".
Non si può dire che nel complesso l'album non ricordi qualcosa di già sentito (Yellowcard o My Chemical Romance o Something Corporate o Bullet For My Valentie) ma, nonostante ciò, la sensazione è che sia un album discretamente prodotto, successione di pezzi comunque ben costruiti ma che dopo svariati ascolti tenderanno ad annoiare, fans accaniti a parte. Pezzi che nascono, si evolvono e si chiudono in modo "manieristico" per i canoni del genere però pezzi che sono orchestrati con buon orecchio e sensibilità musicale.
Un difetto, per me evidente, è la sufficienza della voce: rispetto alle atmosfere e linee ritmiche e melodiche degli strumenti, il singer è in deciso distacco.
In attesa del loro secondo lavoro… cazzo, è la seconda volta che mi ascolto di fila l'album e ne ho già abbastanza. Penso che il secondo album ormai imminente, "It's Hard to Move You", proprio non lo ascolterò.
In definitiva, per ora e per quanto possiamo sentire, questi quattro giovincelli non portano niente di nuovo nel tormentato mondo musicale.