20.424.060 euro d'incasso in Italia non sono uno scherzo (a parte il fenomeno Zalone, di cui ho già ampiamente dibattuto). Li ha incassati "Super Mario Bros" nel 2023, il cartoon che ha segnato il ritorno in voga del baffuto idraulico italo-americano (che per la verità è sempre stato di moda, per chi ama i videogiochi, ma certo il brand sulla Generazione Z stava pericolosamente scemando). L'idea del film, oltretutto, risale a molti anni prima, ma la Nintendo titubò consistentemente nel concedere i diritti, memore del flop "Super Mario" (1993) con Bob Hoskins, un disastro commerciale (in primis) e anche di critica. Però l'idea di non realizzare un secondo, e potenzialmente letale, live action convinse la Nintendo a dare il via libera alla riduzione cinematografica.
Com'è, allora, questo film? Discreto, si lascia vedere, niente di che. Potrei chiudere qui, ma provo a spiegarmi meglio. Al netto di una animazione sicuramente di ottimo livello, ed adatta soprattutto ad un pubblico di giovanissimi (o giovani), causa il ritmo incalzante dall'inizio alla fine (a volte anche troppo), il problema maggiore risiede, a mio avviso, nella sceneggitura, cioè nel manico. Essendo il primo film di una saga già messa in cantiere, e già distribuita (esce a breve Super Mario Galaxy) bisognava cominciare da zero, per cui tutti i personaggi ci vengono presentati minuziosamente, e questo appesantisce un po' l'incidere del film che laddove non corre, non mostra inseguimenti, non va a velocità supersonica appare lento ed impacciato (dopo i titoli di testa, vi sono almeno 15' di stasi incomprensibile), mentre nel momento in cui l'azione prende il sopravvento divertirsi non è raro, anche se i personaggi sono (quasi) sempre delle occasioni perse: Mario e il fratello Luigi (che potrebbero innescare gag comiche di buona fattura, per metà film rimangono separati; il funghetto che segue Mario e la Principessa Peach [troppo simile ad Elsa di Frozen] non fa mai ridere e il cattivo, il tartarugone Bowser, è un cattivo che pare già visto altre mille volte). Si salvano alcune gag: Mario e Luigi che debbono aggiustare un rubinetto rotto sotto gli occhi di un cane inferocito; l'esercito delle scimmie guidate dall'anziano Kong e alcuni rimandi a videogiochi del passato. E qui sta il secondo problema: tecnicamente dovrebbe essere un film rivolto alle generazioni più giovani, fors'anche ai piccoli, ma pare più conforme per un adulto nato, cresciuto, od addirittura vissuto, negli anni '80 (individui cioè di 40-50 anni) dato che le citazioni dai videogiochi fine anni '80 - inizio anni '90 un ragazzino difficilmente li coglierà (qui si citano i giochi con le cartucce, roba antidiluviana) e persino la colonna sonora (ottima) è un profluvio di suoni made in '80: Ac/Dc; Aerosmith; A-ha. Per non parlare del fastidioso product placement che la Nintendo (e la Sony) hanno voluto cacciare dentro su larga scala.
Certo, il doppiaggio originale ha segni di nobiltà, Bowser/Jack Black è vocalmente fenomenale, e Donkey Kong inserito un po' a forza a metò film è forse l'unico personaggio realmente definito, così come la super stella (un po' troppo Emoj) costantemente depressa è l'unica che abbia battute realmente divertenti (si diverte quando le cose vanno male, si intrisce quando le cose vanno bene). Certo, la Illumination (che ha all'attivo tutta la saga di Cattivissimo me) ha fatto di meglio, ma in un epoca in cui la soglia di attenzione delle giovani generazioni è quella di un video di Tik Tok viene da chiedersi quale altra alternativa, sceneggiatori e registi, avrebbero potuto avere se non quella di un film facilotto che corresse a mille all'ora? Nessuna, purtroppo.