Copertina di Abel Ferrara Siberia
joe strummer

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Per appassionati di cinema d’autore, spettatori amanti di film sperimentali, fan di willem dafoe e chi cerca pellicole con forte tensione estetica e narrativa non convenzionale
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LA RECENSIONE

Le brume e la neve che sfuma nel grigio. Alberi e cani, il nulla e la vodka. Solo ghiaccio e silenzio. La faccia come sempre scavata di Willem Dafoe, una donna incinta, nuda. Poi all'improvviso le voragini infernali, clangori black metal, intestini che si dipanano, carne purulenta. Esecuzioni demoniache.

Il ritorno in sala per un nuovo film dopo sei mesi quasi esatti non poteva essere più enigmatico ed esigente. Perché come certa musica (penso al drone doom dei Sunn), anche il cinema a volte si presenta come una pagina ancora poco compilata. E sta a te spettatore-ascoltatore riempirla di senso, unire con giunture più o meno razionali le parti che galleggiano sperdute nel mare dei significati possibili.

Così la storia di Clint, austero oste nelle lande del silenzio, è solo accennata, minimamente suggerita da dialoghi abbozzati e claudicanti, in un italiano deforme, strozzato. Da non conoscitore di Ferrara ho trovato questo film vuoto e pieno al contempo, un po' dadaista, capace di parlare senza dire, attraverso una tensione estetica davvero personale.

Mischia geometrie, colori, alternanze estreme di suoni, il sangue e la purezza, su un crinale ripidissimo che confonde realtà, ricordi e immaginazione. Anzi, alla fine supera queste distinzioni. Perché un frammento di memoria del Clint adulto che ritorna al Clint bambino non è meno presente della carne di un brutto pesce (che parla) da mettere sotto i denti nella notte siberiana. Per sopravvivere, nella mente come nelle budella.

E così pulsa anche la carne (viva, calda, rigogliosa) delle tante donne avute e perse, come le colpe del Clint marito o padre. Tutto è perduto, eppure è tutto così presente. E stride di clangori dell'anima smarrita nella tundra.

Che ci fa quest'uomo nei rigori terribili del nord? Espia una colpa, paga la sua pena all'inferno, oppure si muove tentoni verso una salvezza? Quei figli perduti, il fratello, il padre... le sue colpe sono reali o frutto di un severissimo - perfino ingiusto - esame di coscienza? Clint è un mostro o un cristo che sopporta il peso dei peccati altrui? Il suo unico errore è il troppo bene voluto?

Non c'è risposta, se non vi immergete anche voi nelle nebbie.

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Riassunto del Bot

Siberia di Abel Ferrara è un film misterioso e denso di tensione estetica, in cui realtà, memoria e immaginazione si fondono. Il protagonista Clint, interpretato da Willem Dafoe, affronta le sue colpe in un paesaggio gelido e desolato. La pellicola non offre risposte nette, ma invita lo spettatore a immergersi in un’esperienza sensoriale e riflessiva intensa e disturbante.

Abel Ferrara

Regista statunitense (New York, 1951), attivo dal 1977. Autore di noir e drammi urbani intrisi di temi religiosi, colpa e redenzione. Ha diretto interpreti come Harvey Keitel, Christopher Walken e Willem Dafoe in film di culto quali The Bad Lieutenant e King of New York.
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