Si dice che i cambiamenti non siano mai un bene. Da parte mia, sono più o meno d'accordo. Bisogna sempre vedere in che ottica va effettuata un cambiamento. Se è fatto per cercare di dare una nuova immagine, allora ben venga. Ma se è fatto con l'intenzione di poter avere un tappabuchi, in cui poter coprire una evidente situazione di difficoltà per far sembrare agli occhi dalla gente di avere tutto sotto controllo, allora si comincia a sprofondare nel torto.
In ambito musicale, di cambiamenti ne sono successi a bizzeffe, alcuni buoni, altri pessimi. Prendiamo due gruppi che perfino le pietre conosco, Iron Maiden e Judas Priest. I primi, con l'entrata di Dickinson al posto di Di Anno', hanno potuto fare quel salto di qualità, da quei primi due album che li vedevano semplicemente come una band heavy metal legata fortemente a sonorità punk, e che nell'Air Red Siren hanno visto quel cambiamento essenziale che li ha portati alla fama mondiale. I secondi invece, con la venuta di Owens, hanno sofferto il totale odio dei fan verso quest'ultimo, e che volevano fortemente un ritorno nel gruppo inglese di Rob Halford. Un cambiamento quello effettuato dai Priest, che è fortemente legato anche dalle ragioni dei fan, dell'essersi affezionati in un qual modo ad Halford, e rinnegando categoricamente chiunque fosse stato messo al suo posto.
Negli Accept, successe più o meno la stessa cosa. Con l'abbandono di Udo nel 1986 a causa di litigi interni con il chitarrista Wolf Hoffmann ed il bassista Peter Baltes riguardo cambiamenti musicali propendenti verso l'AOR, il folletto di Wuppertall decise di lasciare il gruppo dopo la conclusione del tour per la promozione di "Russian Roulette". Ora, le decisioni che Hoffmann e soci avevano davanti erano essenzialmente due: O abbandonare tutto dopo che la vera figura storica degli Accept se ne era andata, o tentare un cambiamento. Scelsero, come sappiamo, la seconda, ingaggiando il cantante David Reece, singer che prima di entrare a a far parte del gruppo tedesco aveva fatto parte di gruppi non molto conosciuti come U.S. Metallers e Sacred Child. La differenza fra lo stile di Reece e quello di Udo è evidente, e di parecchio. Se quest'ultimo era diventanto famoso sopratutto per la sua voce al vetriolo, gracchiante e fastidioa per alcuni, Reece aveva tonalità più calde e soft, e che ricordavano in parte un certo David Lee Roth.
Nel 1989 viene pubblicato "Eat The Heat", album che divise nettamente i pareri dei fan del gruppo tedesco. Accompagnato da una copertina parecchio anonima, sia nella versione americana che in quella europea, rappresentante il gruppo in posa dietro uno stage, il CD è pieno di momenti ottimi, alternati ad altri non pessimi, ma estremamente banali. Partiamo dalle note positive, pezzi come "Generation Clash" (che sarà poi ripresentato nell'album "Death Row") e "X-T-C" fanno sicuramente effetto, supportati sia da un ottimo basso, nella prima, che da un buon riffing nella seconda. Canzoni veloci e in pieno stile Accept come "Hellhammer" riescono a far aggiudicare a questa canzone il titolo di hit del disco, e da menzionare l'ottimo lavoro di Reece dietro il microfono, con una tonalità che cresce sempre di più, fino ad arrivare al ritornello, stesso discorso vale per "Stand 4 What U R". E ora passiamo alle note dolenti. "Break The Ice", pur riuscendo nel suo intento, sa come di già sentito parlando musicalmente, e le ballad "Love Sensation" e "Mistreated" non fanno sicuramente alzare il giudizio. Ballad? Negli Accept? Seriamente? Menzione speciale va a "D-Train", che con il suo incedere martellante, e l'uso martellante della doppia cassa, spacca letteralmente i timpani dell'ascoltatore, e anche Hoffmann, con il suo riffing continuo, senza sosta, si erge come principale protagonista.
Dare un giudizio finale su "Eat The Heat" è difficile, sia perchè è un album molto, molto difficile da assimilare, e sia perchè è difficile collocarlo nella storia di un gruppo come gli Accept, che hanno fatto della figura di Udo la loro colonna portante. Come già detto, l'album è pieno di alti e bassi, più alti a dir la verità e la passione non sembra esser mancata nella lavoraione. Per questo, il voto reale sarebbero 3 stelle e mezzo, ma cercando di essere il più oggettivo possibile, dò 3 stelle. Chissà che questo album con altri attenti ascolti, non possa soprendermi ulteriormente.
No Udo, no Accept? Possibile. Ma mai direi mai...