Copertina di Accept I'm A Rebel
Francescobus

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Per appassionati di heavy metal e hard rock anni '80, fan di accept, cultori del metal tedesco e storici della musica rock
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LA RECENSIONE

Gli Accept, musicanti Hard'N'Heavy tedechi di Solingen, acciuffano i riflettori (più o meno) mondiali sulla scia degli Scorpions e vengono subito accreditati come il perfetto ibrido tra gli AC/DC e i Judas Priest a partire dal classico LP "Breaker", sia in termini  sonici che di intensità vocale. Per forgiare il loro classico "Fistful Of Steel", con qualche punta di moderato Speed, ci vollero tre album; del 1980 è questo secondo "I'm A Rebel", con la cover stampata in varie versioni, in taluni casi con spada e lion che cambiano forma  e colore. Il pacco bomba è però dietro l'angolo: nel retro copertina i cinque Accept sono agghindati da ambigui frequentatori di night club e dancing, truccati quanto basta, con foulard rosa, catena pendente e magliette colorate, perfino immortalati in ordine decrescente di statura. Udo Dirkschneider, Wolf Hoffman, Jorg Fischer, Peter Baltes e Stefan Kauffman sembrano usciti da qualche discoteca di Monaco dove indagava l'Ispettore Derrick (episodio "La preghiera della sera", direi) anzichè da un vecchio garage sghangherato, con chitarre vetuste (Flying V) ma intrise di gavetta e sudore metallico, con il demotape in tasca e la birra che esce da ogni poro della pelle.
Intervistato recentemente, il cantante Udo considera ancora i primi due album della band come i meno riusciti (www.metalitalia.com),  indispensabili per la marcia di avvicinamento ad un sound più potente. Comparato al debutto questo album è un passo indietro come quantità di Accept-music: otto pezzi anzichè dieci come nel precedente. Fra questi otto c'è una cover anomala che è la title-track, composta da tale George "Alexander" Young che altri non è che il fratello di Angus e Malcolm Young degli AC/DC, nonchè loro produttore assieme a Henry Vanda fino al live "If You Want Blood..." del 1978. George aveva scritto il pezzo nell'era Scott, circa 1977, ma pur registrandola il complesso australiano non l'aveva piazzata in nessun album; gli Accept la rispolverano e bisogna dire che il pezzo è scarno ma accattivante, con un riff di facile presa (forse camuffato in "You'Ve got Another Thing Coming" dai Judas Priest?) e il chorus da stadio che cavalca tutta la canzone dal sound più spigoloso che all'esordio. Una scelta impavida visto che sarebbe stato più facile riproporre magari "Riff Raff" o "Rock'N'Roll Damnation", tanto per citare due brani killer dei canguri di origine scozzese.
In "Save Us" fa capolino anche un basso à la "Discogatto" in sintonia con la baraonda dance dell'epoca, ma la song non è disprezzabile, con la voce grezza di Udo in evidenza e un pimpante assolo di chitarra, distorta in chiusura. Un piccolo squarcio di "Dance Hall Days" tuttavia nebuloso, come a rivelarci che la parete che divide la sala da ballo da quella delle assi del palco sia assai esigua. Due ballad lumache: "No Time To Lose" e "The King" sono cantate dal bassista Peter Baltes; certamente discrete e canoniche ma che scippano spazio a brani più ferini, riproponendo il modello degli Scorpions con brani secchi mescolati ad altri cotti a fuoco lento e meditati. Stranamente l'innesto del drummer Stefan Kauffman al posto di Frank Friedrich comporta una flessione della velocità di esecuzione, non c'è ad esempio una "Free Me Now" come all'esordio anche se il batterista si riscatterà con "Breaker". "Thunder & Lightning" è la song più temprata del disco assieme a "China Lady", rinvigorite da buoni riff anni '70 e la voce di Udo che oscilla tra Bon Scott e Brian Johnson. Nel caso di "China Lady" sembra impossibile che un riff così efficace non sia già stato inventato. Anche "I Want Be No Hero" c'è una guitar fischiettante dejà-vu, un filler dotato di un altro basso disco che dona al pezzo il lasciapassare per le discoteche. Siamo nel 1980 e i Judas Priest sfornano "Acciaio Inglese" mentre gli AC/DC sono "Vestiti A Lutto": gli Accept sono come Don Abbondio nel castello dell'Innominato. "Do It" è ancora ammirazione per gli AC/DC, ritmo autoindulgente e un buon solista.

Per chi apprezza gli Accept successivi questo disco è poco meno di un antipasto, che non fotografa appieno il talento chitarristico di Wolf Hoffman ma che ci svela le potenzialità di Udo Dirkschneider. Un disco acerbo e ancora di transizione, certamente non indispensabile come i successivi "Breaker" e "Restless And Wild" per una grande band onesta, energica e spesso dimenticata.

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Riassunto del Bot

La recensione del secondo album degli Accept, 'I'm A Rebel' (1980), descrive un disco di transizione, meno riuscito del debutto ma con sprazzi di potenzialità. Il lavoro risente di influenze AC/DC e Judas Priest, con un sound meno potente e brani più contenuti. La presenza di una cover della title track aggiunge una nota particolare. Sebbene acerbo, il disco anticipa la maturità raggiunta nei lavori successivi.

Tracce testi

03   No Time to Lose (04:37)

04   Thunder and Lightning (04:03)

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05   China Lady (03:58)

06   I Wanna Be No Hero (04:02)

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08   Do It (04:11)

Accept

Accept è una band heavy metal tedesca, spesso associata alla scena metal dei primi anni ’80. Nelle recensioni viene evidenziato il ruolo di Wolf Hoffmann alla chitarra e la storica voce di Udo Dirkschneider; dal 2010 la band pubblica dischi con il cantante Mark Tornillo.
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