A.C.T
Circus Pandemonium

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E mentre tutti aspettano un nuovo album dei Tool che manca da 8 anni... ci si dimentica che in ambito progressive c'era anche un'altra band che si faceva attendere da 8 anni: sono gli svedesi A.C.T, band nota (a pochi però) per il suo sound insolitamente scanzonato, divertente e dalle melodie brillanti per una band prog-rock; non a caso rientrano fra le numerose band che io consiglio agli over 50 che pensano che il prog si sia fermato nel 1977. Mancavano sulle scene dal 2006, quando vennero fuori con "Silence", disco forse meno spregiudicato e dalle melodie un po' più "serie" e adulte. Poi niente, soltanto un video che li ritraeva in studio già nel 2008 per poi accantonare il tutto e tornare a far sperare in una nuova release qualche anno più tardi (intorno al 2011) prendendosi forse un po' troppo tempo.

Ma ecco che finalmente nei primi mesi del 2014 è venuto alla luce "Circus Pandemonium", il quinto lavoro in studio della band svedese. Ed è un disco in pieno stile A.C.T. Il sound torna ad essere vario e allegro come nei primi 3 album.

Soprattutto nelle prime tracce si concentrano la maggior parte delle idee più brillanti, mentre la parte finale dell'album è un po' meno ispirata per quanto altrettanto valida. Per esempio in "The End", dove vi sono interessanti innesti di musiche circensi a spezzare il brillante prog-pop-rock del brano, ma anche nella frenetica "Everything's Falling" con riff veloci e brillanti quasi al limite del pop-punk e particolari loop di tastiere perfettamente in sintonia con il mood del disco. Notevole anche "Manager's Wish" che include elementi reggae, freddi suoni di tastiere e perfino inserti di scratch e suoni che riproducono riff di archi orientaleggianti. E le ritmiche reggae trovano pieno sfogo nella successiva "A Truly Gifted Man", tranquillamente ben incastrate nelle trame prog.

La parte centrale prevede essenzialmente intermezzi, perlopiù strumentali e più a servizio della componente prog della band, ma in mezzo a questi svetta la divertente marcetta circense "Look at the Freak" nonché la ballata "A Mother's Love".

La parte finale invece riserva meno sorprese, mantenendo comunque un sound fresco e brillante; qui vi spicca la vivace "The Funniest Man Alive" con il suo andamento a metà fra swing e pop-punk.

Ebbene sì, questi 8 anni di silenzio han fatto piuttosto bene alla band. Gli A.C.T sono tornati con un disco decisamente ispirato, in equilibrio fra tecnica, melodia e fantasia, un album che probabilmente non ha granché da invidiare a titoli del passato quali "Imaginary Friends" e "Last Epic". Consigliato anche a chi volesse avere un primo contatto con la band e farsene un'idea.

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Commenti (Uno)

federock
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conosco i loro primi 2 album, non erano male in effetti, ma non li sento da una vita. Erano molto istrionici, diciamo così, pieni di idee e frizzanti, per certi versi vicini al musical. Ora però non ho molta voglia di quel genere, non credo che sentirò questo. Encomiabile la voglia di Splinter di recensire album prog che qui su Deb, specie di sti tempi, nessuno o quasi commenterà. Ne so qualcosa pure io, con la mia ultima sugli Spock's Beard!

splinter: Ma il problema del prog, come spesso sottolineo... è che per molti (in particolare le vecchie generazioni o i puristi) ancora collegato al suo glorioso passato e molti gruppi finiscono per essere snobbati perché oscurati dai mostri sacri da cui a volte bisognerebbe andare avanti! Gli A.C.T sono una delle band vittima di questo fenomeno!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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