Mancava un ultimo tassello per completare il puzzle, l’ultima delle quattro piastrelle che formavano un grande quadro (formato dall’unione delle quattro copertine), insomma mancava l’ultimo dei quattro EP di una quadrilogia che gli A.C.T avevano inaugurato nel 2019. Il tassello finale si chiama “Eternal Winter”, che a scapito del titolo è uscito in pieno agosto. A differenza dei precedenti tasselli però questo ha già le coordinate per essere considerato un album, o perlomeno un mini-album; con più di 6 tracce (9 per l’esattezza, o meglio 8 più la solita superflua intro) e una durata superiore ai 30 minuti si può, con le dovute accortezze, parlare di album.

Ciò che mi fece innamorare degli A.C.T una quindicina di anni fa fu la loro visione molto brillante, allegra e modernista del prog, segnata dalle frequenti incursioni reggae, swing, punk e pop. Io sono spesso uno che si fa attrarre facilmente dalle proposte sonore piuttosto particolari, ammetto che a volte queste fungono da veri e propri specchietti per allodole. Ma col tempo e con la mia maturazione personale ho finito per accorgermi che gli A.C.T non sono solo esempio di originalità ma anche di concreta solidità melodica, le loro melodie sono uniche e potenti, nonché dotate di una dose non indifferente di malinconia che riesce a ritagliarsi uno spazio anche in una musica sorprendentemente vivace come la loro. L’aspetto melodico negli A.C.T non si può ignorare, le loro melodie saranno anche dolciastre e zuccherose, potremmo pure definirlo un “bubblegum prog”, però sono melodie fortissime.

In questo nuovo lavoro tutto ciò raggiunge forse uno dei suoi apici, unito ai soliti sapienti passaggi strumentali e alla solita produzione smagliante. Qui la band ha messo da parte tutte le stramberie che facevano sobbalzare dalla sedia per mettere la melodia più che mai in primo piano, è uno dei lavori meno apertamente scanzonati del gruppo svedese; l’unico brano in cui si riaffaccia un retrogusto swing è il conclusivo “The Big Parade”. Gli A.C.T avevano già realizzato un lavoro più “adulto” e serioso nel 2006 con “Silence”, ma lì si era andati troppo sul serio, era un lavoro troppo saggio, troppo posato, mediamente un pochino fiacco; in questo “Eternal Winter”, il suo parente più stretto, invece gli svedesi riescono a valorizzare la melodia senza perdere la loro vigorosa dose di energia.

Altro pregio da evidenziare è il dono della sintesi. La band è già di suo in controtendenza nel mondo prog perché si tiene generalmente lontana dalle composizioni troppo lunghe (in passato piazzava una “long one” in coda ai suoi album ma la spezzava in più parti skippabili), qui hanno tirato la cinghia ancor di più, con brani quasi tutti sotto i 4 minuti, solo “Home” si spinge sui 7 minuti e mezzo; in un minutaggio ridotto gli A.C.T riescono a concentrare tutto quel che hanno da dire e non si ha mai la sensazione di incompletezza.

Abbiamo quindi una band matura ma sempre con leggerezza, una band che si fa consapevole del tempo che scorre ma non vuole perdere quella giovinezza di fondo, una band che si pone come un giusto ponte fra disciplina prog e innocenza pop, creando un equilibrio più che mai vincente.

Elenco e tracce

01   Intro (00:00)

02   The Family (Radio Edit) (Japan Bonus Track) (00:00)

03   The Family (00:00)

04   A New Beginning (00:00)

05   When Snow Was Magic (00:00)

06   Waiting For The Sun (00:00)

07   This Special Day (00:00)

08   Signs (00:00)

09   Home (00:00)

10   The Big Parade (00:00)

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