Copertina di Adrian Crowley When You Are Here You Are Family
JohnOfPatmos

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Per appassionati di musica folk e cantautorale, ascoltatori di atmosfere introspettive e malinconiche, fan di nick drake e will oldham, amanti di musica indipendente e sperimentale.
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LA RECENSIONE

È come sospeso, questo disco. Sospeso in un limbo soffuso fatto di mare, di brume, di flutti di ricordi infranti contro le scogliere della memoria. Suoni setosi e densi come il malto di un Irish Whiskey in cui annegare un'altra sera senza stelle. È questo il mondo di cui canta Adrian Crowley, da Galway, Irlanda. Un mondo di fantasmi interiori, di tristezza universale e senza tempo che ti accompagna ad ogni passo come un'ombra impalpabile da cui non puoi, e forse non vuoi, separarti. Un disco ostico, che non si apprezza sin da subito, questo. Un disco che, al contrario, ti lascia sin dal primo ascolto una amarezza indefinita, un disagio diffuso ed impalpabile, come se qualcosa in questi brani non suonasse mai per il verso giusto. Ma non per un errore. Al contrario, per un preciso dettame stilistico. Quasi una poetica dell'incertezza, della precarietà.

Dieci tracce delicate e malinconiche che galleggiano sul suono di un violoncello onnipresente, di una chitarra che suona ora ossessiva, ora fragile e delicata come un bambino che fa i capricci. Ma soprattutto con la voce di Crawley. Filiforme, lamentosa, fragilissima, impalpabilmente imperfetta. Una voce che reca in sé tutta la lezione di Nick Drake e di Will Oldham. Ed il loro mood disperato e ossessivo nella incessante ricerca del senso. Canta sempre la stessa canzone, Crawley. Ogni brano non è nient'altro che una "variatio" di quello precedente. Nient'altro. Tutto ruota, come un fulcro, su un dolore esistenziale insanabile eppure vitalissimo. Illuminato senza calore come da una aurora boreale dal violoncello di Katy Ellis. E dalla straordinaria batteria di Thomas Haugh, un vero e proprio cuore caldo e pulsante nascosto sotto una pelle gelida e brividante. Così alla malinconia aerea di "Only Daughter / Sweet Sorrow", un delicatissimo manifesto della fragilità dell'uomo (I follow my weakness, makes me strong), fa da contraltare la scena onirica e allucinatoria della splendida e notturna "Girl From The Estuary", di certo il brano più riuscito del disco. Dove la notte è "starless, starless, starless and black". Ma dove i sogni si fanno donna, una donna dal corpo che è pure luce. Luce in cui l'uomo, ebbro, annega il proprio canto e la propria solitudine in una pace senza fine e senza più misura.

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Riassunto del Bot

L'album di Adrian Crowley è un'esperienza musicale sospesa e malinconica, che esplora temi di tristezza universale e incertezza esistenziale. La voce fragile e la strumentazione delicata, dominate da violoncello e batteria, creano un'atmosfera intima e profonda. Non immediato, il disco si apprezza nella sua poetica di precarietà ed è arricchito da tracce memorabili come 'Girl From The Estuary'. Una prova intensa e coinvolgente del cantautore irlandese.

Tracce video

01   Tall Ships (04:03)

02   Over the Waterway (05:42)

03   Girl From the Estuary (05:19)

04   North Shore Song (04:43)

05   Starlings (03:23)

06   Only Daughter / Sweet Sorrow (03:14)

07   For the Last Time (05:45)

08   Solitary Diving (04:55)

09   The Devil's at the Piano (03:06)

10   Tonight I Can See (04:29)

Adrian Crowley

Cantautore irlandese noto per atmosfere malinconiche e arrangiamenti spesso dominati dal violoncello.
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