Copertina di Aerosmith Pump
Flea^^

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Per appassionati di rock classico, fan degli aerosmith, amanti degli anni '80 e '90, collezionisti di album iconici
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LA RECENSIONE

Pump è il secondo dei tre "Big Ones" degli Aerosmith, i tre gioielli della discografia della veterana band di Boston.
Gioielli non solo dal punto di vista qualitativo davvero eccelso, ma anche dall'incredibile successo commerciale che quei tre album riscossero: una vera fonte di singoli e hits che spopolarono tra gli anni '80 e i '90 e che vennero successivamente raccolte nella compilation "Big Ones" (appunto!).

Pump dunque, arriva in un periodo d'oro per gli Aerosmith già forti del successo di quel "Permanent Vacation" che al suo interno conteneva gli inni immortali di "Dude (Looks Like A Lady)", l'incessante battito della batteria di "Rag Doll", la strappalacrime "Angel" e quanto altro ancora che fecero la gioia di tutti: dagli amanti dell'hard rock (davvero in voga all'epoca), fino al pubblico di Mtv (allora diverso da quello attuale, ma non di tantissimo alla fin fine ;) ).

Ma stiamo parlando di "Pump" o sbaglio? E allora perchè tutta questa introduzione su "Permanent Vacation"? Beh, semplicemente perchè con "Pump" la storia si ripete! Si ripete e oserei dire che addirittura migliora, sotto tutti i punti di vista.
"Pump" rappresenta in pieno quello che gli Aerosmith sono stati (e sono tuttora): una band fortemente rock, col maledetto vizio di azzeccare i ritornelli e i refrain per rendere irresistibili le canzoni, potenziate dai riff inossidabili di Perry e dalla voce unica di Tyler.

Già, i Toxic Twins (non so se si chiamavano ancora così allora, ma sicuramente lo sono stati per un bel pezzo) sono gli assoluti protagonisti di un album stellare, fatto di 10 astri più luminosi che mai! Dall'iniziale "Young Lust" alla conclusiva "What It Takes" è un susseguirsi di brani ad alto potenziale radiofonico, ma anche ad alto tasso artistico non semplicemente commericiale e fine a se stesso.
"Love In An Elevator", "The Otherside", "Janie's Got A Gun" e la già citata "What It Takes" sono gli assi portanti di questo disco, che hanno contribuito largamente alle fortune della band, ma anche pezzi come "Young Lust", "F.I.N.E." e la splendida "Voodoo Medicine Man" sono qualcosa di imperdibile e persino i pezzi "più deboli" (le viroglette non sono messe a caso) come "My Girl" e "Monkey On My Back" sono dei mezzi capolavori, tanto che è davvero difficile trovare difetti a questo album che, effettivamente, risulta esserne privo.

Qualcuno potrebbe obiettare sulla svolta commerciale degli Aerosmith di questo periodo, ma se il risultato è questo, allora ben venga questa svolta (ed il risultato sarà infatti il medesimo anche nei successivi due album... se non tre).
Da avere, da ascoltare, da amare. AVVERTENZA: NON CONTIENE PUNTI MORTI!

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Riassunto del Bot

Pump è uno degli album più significativi degli Aerosmith, seconda pietra miliare dei 'Big Ones'. Con riff taglienti e ritornelli irresistibili, conferma ed esalta la formula vincente della band. Tra hit radiofoniche e pezzi meno noti, il disco non presenta punti deboli ed è un must per gli amanti del rock. Il tutto in un clima di grande successo commerciale e artistico.

Tracce testi video

03   Going Down / Love in an Elevator (05:36)

04   Monkey on My Back (03:58)

05   Water Song / Janie's Got a Gun (05:40)

06   Dulcimer Stomp / The Other Side (04:58)

07   My Girl (03:15)

08   Don't Get Mad, Get Even (04:50)

09   Hoodoo / Voodoo Medicine Man (04:41)

Aerosmith

Gli Aerosmith sono una celebre band statunitense formata a Boston nel 1970 e considerata tra i pilastri dell'hard rock mondiale. Guidati dall'inconfondibile voce di Steven Tyler e dai riff di Joe Perry, sono noti tanto per i loro eccessi quanto per hit planetarie e ballate da brivido.
36 Recensioni

Altre recensioni

Di  Hardrock92

 «Love in a Elevator è la canzone più bella del disco»

 «What it Takes è una ballata veramente spettacolare con un Tyler in formissima»