Copertina di Alfonso Cuaròn I Figli Degli Uomini
lasacrabibbia

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Per appassionati di cinema d'autore, fan del genere distopico, studiosi di temi sociali e politici, spettatori che cercano storie di rinascita e speranza.
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LA RECENSIONE

Gli esseri umani non nascono più. E non vengono neanche "coltivati" questa volta. L'incipit dell'opera di Cuaròn è incentrato su una visione distopica del prossimo ventennio: nel 2027 la persona più giovane del mondo ha 18 anni, l'infertilità ha messo in ginocchio l'umanità. L'essere umano è destinato all'estinzione entro la fine del secolo e l'assenza di futuro ha generato il caos. Londra è l'ultimo baluardo della civiltà, se di civiltà si può parlare: un regime totalitario fondato su principi razziali, strade che fanno da teatro ad attentati e rivolte, campi di concentramento per profughi che richiamano gli orrori del secolo precedente.

In questo scenario decadente, Clive Owen è la personalità disillusa, apatica di fronte al degrado che ha di fronte. Michael Caine è l'anima spensierata, l'unico appiglio di relax per lo spettatore, chiamato ad osservare lunghe sequenze incalzanti, spesso cariche di violenza. Julienne Moore è la speranza e la reattività al destino (apparentemente) ineluttabile.

"I figli Degli Uomini" è un film sulla rinascita. Recupera e riscrive le teorie occidentali sulle origini dell'umanità. Theo e Kee sono i novelli Giuseppe e Maria disperatamente alla ricerca di un futuro. "Tomorrow", è l'ultima parola, l'ultimo concetto, che il film ci regala. E non è un caso che sia una donna, nera e africana, con una bambina (un messia-femmina) a incarnare questo domani (attualizzando il sospetto che le connotazioni di genere e di razza abbiano deumanizzato l'essere umano).

L'immagine è stilisticamente perfetta. La guerra, la morte, la paura miscelate con la (ri)nascita vengono presentate con una fotografia pulita, reale. Lunghi e meravigliosi piani-sequenza che avvicinano lo spettatore al mondo finzionale (la fuga in retromarcia e il lunghissimo piano finale fanno gridare al miracolo).

Imperdibile.

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Riassunto del Bot

La recensione esplora 'I Figli degli Uomini' di Alfonso Cuarón, un film distopico ambientato in un futuro senza nuovi nati e dominato dal caos. Con una fotografia pulita e piani-sequenza straordinari, il film racconta una storia di speranza e rinascita attraverso personaggi emblematici. È un'opera che mescola violenza e umanità, offrendo un messaggio potente e contemporaneo. Imperdibile per gli amanti del cinema d'autore.

Alfonso Cuarón

Regista, sceneggiatore, produttore ed editor messicano. Ha vinto l’Oscar alla regia per Gravity (2013) e per Roma (2018), oltre all’Oscar per la fotografia di Roma.
05 Recensioni

Altre recensioni

Di  Hellring

 Il film non ruota solamente attorno alla figura di Theo ma interagisce su diversi piani in cui si presentano nuovi personaggi.

 Sta all’uomo scegliere se continuare nel suo corso: esperimenti, surriscaldamento e scelte politiche hanno portato la Terra sull’orlo del baratro.


Di  joe strummer

 Gli orrori di domani sono le angosce di oggi, portate alle estreme conseguenze.

 La gestazione e la nascita di un pargolo diventano epopea suprema, odissea infinita, sacrificio di tanti.