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Per appassionati di metal italiano, fan dello stoner rock e delle sonorità aggressive, ascoltatori di band in evoluzione e amanti delle cover d'autore.
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LA RECENSIONE

Terza prova in studio per gli Allhelluja, freschi di cambio di line-up dopo la defezione di metà dei suoi membri, il chitarrista Massimo Gajer e il cantante Jacob Bredahl (ex Hatesphere). Se l'esordio "Inferno Museum", seppur ascoltabile, risultava alla fine senza infamia e senza lode e verrà probabilmente ricordato più che altro per la copertina, il seguito "Pain Is The Game" mostrava già buoni segni di miglioramento, con una sterzata verso un sound molto più grezzo ed aggressivo; una sorta di stoner- rock "sporco", forte anche di un ottima interpretazione del cantante a metà strada tra lo scream e il growl. Un incrocio bastardo tra Entombed, Kyuss, Down, Black Sabbath e Corrosion of Conformity, l'album prendeva sin dal primo ascolto, per via di un suono dannatamente groovy e monolitico, risultando violento, semplice e diretto come una badilata in faccia; il cd però perdeva, almeno in parte, colpi sulla lunga distanza a causa di un sound non molto vario, rischiando di risultare fin troppo omogeneo e prolisso.

Con quest'ultima opera i nostri riescono non solo a gestire il cambio di formazione senza traumi (diventando tra l'altro una realtà del tutto italiana), con Tommy Massara (Extrema) come nuovo axeman e  GL Perotti (Extrema) e Trevor (Sadist) alla voce che non fanno rimpiangere il vecchio cantante, dando coi loro due timbri una notevole ampiezza vocale alla band; ma anche ad arricchire il loro sound di nuove sfaccettature, donadogli una maggiore varietà e ricchezza. Alle già citate influenze si possono aggiungere i Ministry ("Face To Face With The Devil") e i White Zombie ("Step By Step"), qualche tocco di Black Metal old-school ("I Will Rise Again") e persino un accenno di gospel (!Step By Step"). Da segnalare anche la presenza di tre cover (King Crimson - "21st Century Schizoid Man"; Black Sabbath - "Into the Void"; Goblin - "Profondo Rosso") tutte ben riuscite e adattate al suono della band che si inseriscono senza stonare con i brani di propria produzione.

Gli Allhelluja continuano quindi il loro percorso in crescendo, la band non può certo essere accusata di immobilismo e pur non trattandosi di un capolavoro con la "C" maiuscola il cd risulta piacevole e si lascia ascoltare ben volentieri, la direzione intrapresa è sicuramente quella giusta.

Voto: 7,5

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Riassunto del Bot

Breath Your Soul è la terza prova degli Allhelluja, caratterizzata da un cambio di formazione e una crescita artistica evidente. Il disco miscela stoner, metal e influenze varie, con un sound più ricco e variegato rispetto ai lavori precedenti. Le cover di King Crimson, Black Sabbath e Goblin si integrano bene in un album che conferma la band come realtà solida del metal italiano, pur senza raggiungere vette di capolavoro.

Tracce

01   Intro (00:00)

02   I'm The Zero (00:00)

03   Into My Head (00:00)

04   The Bible Babylon (00:00)

05   Into The Void (00:00)

06   Profondo Rosso (Deep Red) (00:00)

07   Face To Face With The Devil (00:00)

08   The Eve Of Despair (00:00)

09   Step By Step (00:00)

10   The Black Jar (00:00)

11   My Medicine (00:00)

12   Bloodtrip (00:00)

13   21st Century Schizoid Man (00:00)

14   I Will Rise Again (00:00)

Allhelluja

Band discussa nelle recensioni di DeBaser: formazione citata include Stefano Longhi (batteria, autore di testi e musiche), Massimo Gajer (chitarre), Roberto Gelli (basso) e Jacob Bredahl (voce) nelle prime fasi; in seguito vengono citati Tommy Massara (chitarra) e GL Perotti e Trevor (voci). Discografia citata comprende Inferno Museum (esordio), Pain Is The Game e Breath your Soul.
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