Copertina di Amanda Palmer Who Killed Amanda Palmer
Ginoleo

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Per appassionati di musica alternativa, cantautori, amanti della musica teatrale e della voce d'artista raffinata
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LA RECENSIONE

Una voce squarcia il silenzio seguita da un'armonia impetuosa, l'atmosfera diventa plumbea e la voce di Amanda ci introduce nel suo mondo inquietante.

Entrata a pieno merito nell'olimpo del cantautorato femminile, la Palmer (cantante-tastierista nonché co-autrice dei The Dresden Dolls), riesce nell'intento di diversificare gli indirizzi-solista / band- mantenendo comunque un approccio all'impostazione teatrale "Brechtiana" che da sempre la contraddistingue.

Grazie ad un album che fa dell'ironia la sua carta principale, sin dal titolo "Who killed Amanda Palmer", (sontuoso gioco di parole del motto-emblema che andò in voga nei primi anni ‘90), la cantante riesce a far convivere le più disparate influenze senza gravare minimamente sul risultato finale.

Ce lo dimostra con "Runs in the family", teatrale e schizofrenico affresco tanto maestoso quanto caustico, o con la bellissima "Leeds United" caotica commistione tra la sporcizia moderna rock e l'innocenza classica delle big band.

Quando i toni si affievoliscono Amanda ci regala le migliori perle, come "Ampersand" dolce monologo che ricorda melodie celtiche del lontano medioevo o "Blake Says" suadente ninna nanna ispirata alla melodia del più classico carillon, quasi a voler infondere un senso di sicurezza (apparente) che sopperisce nel maestoso bridge centrale.

La straordinaria versatilità della sua voce le permette di esprimersi a pieno coinvolgendo l'ascoltatore in un vortice di emozioni senza filtri; è bellissimo captare come le sue dita sul pianoforte riescano a dipingere le più svariate situazioni senza mai cadere nel patinato.

La produzione di Ben Folds è impeccabile e superlativa grazie ad un sapiente uso dell'elettronica (sempre congeniale e mai stucchevole) e alla presenza di viole e fiati che, oltre a svolgere il classico arrangiamento "pro-pathos", fungono anche da contrappunto per addolcire (e stemperare) l'eccessiva esuberanza della Palmer.

La domanda ha trovato dunque risposta: "Chi ha ucciso Amanda Palmer?".

Nessuno! Lei è viva e ce lo ha ampiamente confermato!

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album solista di Amanda Palmer, sottolineandone la versatilità vocale e l'approccio teatrale tipico della cantante. La produzione di Ben Folds arricchisce l'opera con arrangiamenti elettronici e orchestrali senza appesantirla. L'album gioca con l'ironia e mescola influenze diverse mantenendo coerenza e intensità emotiva. L'artista non perde il suo stile distintivo, confermandosi viva e creativa.

Tracce testi video

01   Astronaut: A Short History of Nearly Nothing (04:37)

02   Runs in the Family (02:44)

03   Ampersand (05:58)

04   Leeds United (04:47)

06   Strength Through Music (03:29)

07   Guitar Hero (04:48)

08   Have to Drive (05:43)

09   What's the Use of Wond'rin? (02:50)

11   The Point of It All (05:35)

12   Another Year: A Short History of Almost Something (06:03)

Amanda Palmer

Cantautrice e performer statunitense, cofondatrice dei The Dresden Dolls, nota per l’estetica dark cabaret e per l’uso del crowdfunding (Kickstarter, Patreon). Autrice del libro The Art of Asking.
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