Ha questo di bellissimo Amyl, che sorride spesso nonostante la vita merdosa fatta finora, anzi forse proprio perché ne ha passati diversi di momenti di schifo.

«Mi spacco il culo ogni giorno per un salario da fame e nemmeno me lo pagano / Non ho una casa, non so come pagare l'affitto / Dormo per strada, in una macchina, in una tenda / Mi sarebbe piaciuto aiutare quelli che stanno pure peggio di me / Ma che cazzo posso fare se pure mangiare per me è un lusso?» canta rabbiosa in «Gacked on Anger».

Ecco, quel sorriso per me significa che non ci crede nemmeno lei che ora sta su un palco montato in uno scalcagnato paesotto australiano, tardo pomeriggio, a cantare della sua vita merdosa, appunto, come uno sfogatoio tra amici, e poco meno di seimila persone stanno là, fuori di testa per lei, seimila persone con vite altrettanto merdose se non di più, ci giuro, seimila persone e lei manco è l'attrazione principale, quella arriverà ore dopo che Amyl è scesa dal palco, però intanto lei in quello sfogatoio ci si sprofonda ogni volta con stage diving di intensità rara e poi di nuovo su, ammaccata, sanguinante e con quel sorriso.

È un mondo di merda e il sorriso è l'antidoto: mi sa che Woody Guthrie cantava qualcosa del genere con parole diverse, ma la storia è sempre quella, da Woody ad Amyl.

Amyl sorride e nemmeno ci crede che ha un album uscito da poco per la Rough Trade, quelli che il primo disco che misero fuori fu «Inflammable Material»; mica ci crede che è diventata una piccola Penelope Houston, graziosa quasi quanto lei ma pure rude e animalesca come un Lemmy o un Bon Scott, visto che di Australia si tratta; e mica se lo immaginava che sarebbe andata così quando quei mostruosi tamarri dei Cosmic Psychos presero lei e gli Sniffers e se li portarono in giro per tutta l'Australia un paio d'anni fa.

Insomma, mi piace pensare che Amyl sorride a chi le sta davanti, tra urla, headbanging e stage diving, perché ora un po' di nomi grossi si sono accorti di lei e degli Sniffers ed hanno scomodato paragoni illustri ma sotto sotto sono sicuri che si sgonfia presto, ma lei non ci crede ai paragoni, è sempre quella che si ritrovava spesso a dormire per strada e non certo perché fosse una fricchettona del cazzo suonatrice di bonghi a cui piaceva farsi uno spinello e addormentarsi sotto le stelle; solo che ora, forse, può dare una mano.

Poi, fa strano una punk-rocker che sorride, quindi lei monta su l'immagine strafottente e spregiudicata, tanto per fare e vediamo come va a finire.

Per me, spero che va a finire che prima o poi Amyl viene pure in Italia e, cascasse il mondo, quel giorno sono in prima fila a vederla sorridere, tanto quel sorriso lo conserverà sempre, anche se tutto dovesse tornare a girarle storto.

Ecco, la sparo grossa e la chiudo qua, Amyl è una filosofa di vita.

Fino al giorno in cui sarò faccia a faccia colla mia filosofa preferita, mi accontento del disco, che è la cosa più bella uscita dalla scena punk degli ultimi vent'anni e, siccome questa in teoria dovrebbe essere una recensione, butto lì paragoni azzardatissimi, tanto non lo faccio per campare e non mi costa niente, per cui se nella vostra discoteca ci stanno in bella vista la discografia completa di AC/DC, Motorhead e Avengers, andate pazzi per i riffoni pesanti e l'headbanging, fossi in voi una possibilità ad Amyl gliela darei.

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