Le produzioni musicali provenienti dal versante Sud-occidentale della Sardegna risentono inevitabilmente della distanza dal principale polo di aggregazione nel meridione dell’isola, Cagliari.
La maggiore densità del contesto urbano si traduce in un’ampia varietà di proposte, garantendo una più facile compartimentalizzazione all’interno dei circuiti chiusi riconducibili alle “scene musicali”.
Nonostante ciò, esistono alcune eccezioni che, pur sfuggendo a questa dinamica, vivono e definiscono la propria identità a partire dall’alterità sonora e attitudinale rispetto al centro culturale.
È questo il caso degli Andersaund, duo composto da Hussein Blatta (batteria) e Davide Brescello (chitarra, basso e vocals), con sede a Fluminimaggiore (SU), strettamente legato al lavoro di distribuzione dell’etichetta DIY Ghaul Records: polo di aggregazione di progetti musicali eterogenei fondato e gestito da Alessandro Usai e Alessio Milia.
In attività dal 2012, la band ha alle spalle un percorso costellato da varie release, tra cui “Aranciomarcio” (2015), “Sul Reparto D’assalto E…” (2016), “Stortosuono Fasico” (2021) e il singolo “3+5=8” (2022).
È proprio all’interno di questa dimensione periferica, svincolata dalle logiche di scena, che prende forma “SottoSuolo Acido” (2022): pubblicato in due parti sulla pagina bandcamp dell’etichetta e raccolto in formato fisico in un unico CD.
L’ultimo lavoro della band radicalizza le premesse esposte in precedenza all’interno di una produzione apparentemente aspra, che tuttavia non rinuncia a una certa eleganza compositiva, contribuendo a definirne l’unicità.
Il disco, infatti, riesce a far coesistere con notevole equilibrio le due anime della band: quella strumentale e anarchica che costituisce il grosso della loro produzione, e quella, fino ad allora inedita, in grado di incorporare i vocals in maniera organica all’interno delle composizioni.
La prima di queste dimensioni emerge in “Bioacid”, in cui le influenze stoner rock e doom metal vengono condensate in dei riff tanto pesanti quanto catchy. Il pezzo, inoltre, viene impreziosito da una sezione centrale in 3/4 in cui svetta un elegante solo che sfuma nell’incalzante sezione finale.
“Burdozzer” si pone in continuità con quest’ultima, risaltando anche per via della grande dinamicità della parte di batteria. A concludere la traccia, introdotto da un panning su entrambi i canali, il breakdown finale che, proprio perché suonato con un hi-hat chiuso, si distacca da una soluzione altrimenti tipicamente metalcore.
Nonostante l’affinità con la produzione precedente, le tracce strumentali presentano una maggiore attenzione al controllo della struttura compositiva, ancorandosi a una forma più canonica.
La seconda anima della band appare in pieno lustro nell’opener “Eliogabalo”: traccia che rielabora le influenze poc’anzi citate in chiave punk, pur all’interno di una struttura pop in grado di elevarla senza attenuarne l’abrasività.
I lyrics, partendo dal vituperato imperatore romano, giocano su una metafora che, senza intellettualismi di sorta, traccia un ritratto preciso di un tipo di personalità talmente trasversale da diventare universale.
Spicca inoltre, all’interno della tracklist, “PS1” che, nella sua struttura verse-chorus-verse, mette in risalto l’ispiratissima parte vocale di Davide Brescello, accompagnata da dei riff dal grande gusto melodico.
“3604” rappresenta uno degli apici compositivi del disco: la scansione in due strofe e due ritornelli fa risaltare appieno la capacità di scrittura del duo in un brano nel quale l’imponente parte di chitarra accompagna una linea vocale estremamente memorabile. In tal senso gioca un ruolo importante la presenza di Blatta nel raddoppiare la melodia principale sull’ottava bassa, sfruttando un’armonia semplice, efficace e immediata.
Svettano, infine, “AcidFaz” i cui riff incalzanti ed estremamente claustrofobici si sposano alla perfezione con il tema della morte che pervade i lyrics, e “Blattenellebare”, sorretta dal groove del riff portante e da una parte vocale d’impatto, specie nel chorus.
In definitiva, “SottoSuolo Acido” rappresenta un punto di arrivo significativo in un processo ancora in divenire, capace di coniugare sapientemente istinto e consapevolezza compositiva.
Al netto di una produzione prettamente lo-fi in cui i vocals risultano talvolta sacrificati nel mix, soprattutto all’ascolto in formato stereo, il disco si distingue per un approccio ironico e ispirato in grado di coinvolgere sin dal primo ascolto.
Ne risulta un lavoro che spicca grazie a delle canzoni dal grande trasporto ed energia, la cui forza è tale da bucare gli speaker, indipendentemente dai limiti produttivi.