Copertina di Angkor Wat When Obscenity Becomes the Norm... Awake!
HoldNoSway

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Per amanti del thrash metal, hardcore, grindcore, collezionisti di musica estrema anni '80, appassionati di band texane underground
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LA RECENSIONE

Crepa Javier, brutto bastardo!

Avete mai provato a fare a botte con uno più grosso di voi? Ok, probabilmente ¾ della popolazione mondiale è più grossa di me, ma sticazzi, hai circa 30 secondi di adrenalina a disposizione e una buona dose di alcolici in corpo per darti coraggio, ma se non sferri il primo colpo nel punto giusto, al momento giusto, allora sei fatto, amico. Il primo colpo gli Angkor Wat, quintetto texano, lo hanno sferrato eccome, nell’aprile del 1989 (30 anni fa!), e il colpo è arrivato, dritto in faccia. Poco più di 38 minuti di adrenalina e chissà quanti alcolici in corpo, per dare alla luce 11 tracce senza un attimo di tregua, anzi no, un attimo c’è, sentire "Warsaw" per credere, ma cazzo volete darglielo il tempo per andare a pisciare al povero Brinkman? Con tutte le birre che s’è fatto prima…

Comunque quel brutto ceffo del buttafuori con la faccia da Javier Bardem in Non è un Paese per Vecchi, non doveva lanciarmi fuori dal locale, non era mica colpa mia se il boccale di birra mi era scivolato proprio sulla testa (di cazzo) del tipo di fronte a me, cioè? Francis Begbie lo può fare e io no? Ed eccola "Innocence 89", ce l’ho davanti agli occhi proprio in quell’istante, lacrime, silenzi rotti da grida lancinanti e un senso di minaccia incombente, infatti ecco Javier che mi afferra come un calzino sudicio rimasto due mesi sul pavimento del bagno del locale che mi “accompagna gentilmente” alla porta. Penso ‘sono fatto’ (in tutti i sensi) e allora tanto vale giocarsi la carta dell’incazzoso, indignato, cazzuto coglione. Nada. Mi scaglio contro quel bestione dallo sguardo immobile, nemmeno s’incazza, ma io voglio farmi almeno un ultimo bicchiere e poi fanculo a tutti. Rabbia cieca, urla, cupa disperazione, gli Angkor non mollano di un centimetro…io si. Adrenalina finita, l’assalto al bestione mi ha sfiancato, come questo capolavoro che quando pensi di averlo afferrato per il collo ti mette al tappeto con "Circus of Horrors/Civilized".

Torno alla macchina, le chiavi cazzo!! Devo averle perse mentre Javier mi praticava una seduta gratis di fisioterapia. Che faccio? Ricomincio da capo? Ma si …traccia 1…. "Innocence 89"… “Javier, brutto bastardo, le mie chiavi!!!.....”.

L’anno successivo gli Angkor Wat faranno il bis con Corpus Christi, forse con sonorità più industrial e meno Thrash/Hardcore/Grindcore, divenendo poi, di fatto, gli Skrew, ma questa è un’altra storia gente.

Cheers

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Riassunto del Bot

La recensione celebra il primo album degli Angkor Wat come un colpo potente di adrenalina, capace di trascinare l'ascoltatore in un vortice di thrash, hardcore e grindcore senza tregua. L'autore racconta l'esperienza d'ascolto intrecciandola con atmosfere di tensione e ribellione. L'album viene definito un capolavoro della scena texana fine anni '80, intenso e indimenticabile.

Tracce video

01   Innocence '89 (00:52)

02   Something to Cry About (03:27)

03   Seat of Power (02:23)

04   Prolonged Agony / Ricky (02:25)

05   The Search (04:00)

06   Awake! (04:10)

07   Under Lock and Key (03:59)

08   Emotional Blackmail (02:54)

09   Warsaw (04:03)

10   Died Young (02:25)

11   Circus of Horrors / Civilized (06:57)

Angkor Wat

Angkor Wat è un gruppo thrash/hardcore originario di Corpus Christi, Texas, noto per l'esordio del 1989 'When Obscenity Becomes the Norm... Awake!'.
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