OXANNA (1978) 6/10
Potrebbe anche meritare un voto più alto date le tematiche contenute, eppure l'esordio discografico di una giovanissima Anna Oxa (16 anni!) appare zavorrato da arrangiamenti fin troppo antiquati ed un paio di brani davvero non all'altezza. Perchè almeno 4-5 canzoni sarebbero anche ottime, fors'anche più di ottime. Ma andiamo con calma.
Anna Oxa, voce particolarissima per quei tempi, appare a Sanremo 1978 con “Un'emozione da poco” (della coppia Guglielminetti-Fossati, ques'ultimo firma altri brani dell'album) con una valigietta in mano e un'aria (almeno così viene spacciata dai giornalisti dell'epoca) punk. Che poi di punk Anna Oxa non aveva nulla, lo era più mia nonna Giovanna, buonanima; però il personaggio estroverso e fuori dagli schemi funziona e s'aggiudica il secondo posto (oddio, tolto Rino Gaetano non è che quell'anno ci fosse granchè). E' la nascita di una diva, una diva che “inciderà” parecchio nel mercato discografico del ventennio '80-'90 (vincendo Sanremo due volte, una in coppia, una da sola) senza disdegnare le conduzioni televisive tipo “Fantastico” prima di cadere in una sorta di oblìo, e di oscuro misticismo, che pare non le si stacchi più di dosso nemmeno ora a 65 anni suonati. Tra l'altro, per inciso, qui cantava ancora benissimo, cioè si capiva quello che diceva, a differenza di oggi. Certo, dietro aveva dei numi tutelari mica da poco per una sedicenne all'esordio assoluto: da Fossati, ancorchè giovanissimo pure lui, a Guglielminetti, da Franco Migliacci a Claudio Mattone, mica bruscolini!
“Oxanna” vende molto, moltissimo, soprattutto le ragazzine paiono affascinate da questa apparente trasgressiva che intona versi audaci nonostante arrangiamenti classicissimi, ma certo le tematiche trattate non sono proprio robetta. L'amore è visto quasi sempre come qualcosa di “diverso” rispetto a quello della canzone italiana classica ed abbandano i riferimenti all'amore malato, il sadomasochismo, la promiscuità sessuale ed il suicidio. Qualche anno fa (prima che sparissero dalla circolazione) avremmo detto roba emo. O dark. Tutto raccontato con molta grazia, per carità, ma certo senza troppi giri di parole. “Un'emozione da poco” colpisce l'ascoltatore, ma in modo maggiore, credo, colpisca il brano con cui si apre l'album, che mette subito le cose in chiaro: “Fatelo con me”. L'artista si fa immagine, si fa oggetto (“...provate su di me con la mia copertina/con un ritaglio di giornale”) e parla di mercificazione del corpo femminile e pratiche sessuali estreme (rasoi, tagli sulla pelle, strappi) anche se poi le interpretazioni risulteranno svariate: potrebbe, alcuni critici hanno asserito, trattarsi di un riferimento ad una oggettivazione della propria persona da parte dei media e della società. Sicuramente un brano molto avanti per i tempi in Italia a cui Fossati (qui in veste di autore sia del testo sia delle musiche) “dona” un climax davvero sui generis. Così come il ritatto, riuscitissimo, di una donna orgogliosa, lontana anni luce da quelle melense della più trita e ritrita canzone italiana: “Sara non piange mai” (certo, siamo nel 1978 ed il movimento femminista aveva già detto molto, ma in Italia le cose vanno piano, spesso oltremodo piano).
Un po' più di leggerezza nella divertente (e scatenata) “Un click d'ironia” che va di citazionismo sfrenato, dal pianoforte di Elton John al bastoncino di Charlot, fino ad “un uomo coccodrillo coi tacchi a spillo”. Ma, si diceva all'inizio degli arrangiamenti. Sono invecchiati male quasi tutti, anche perchè l'album è perennemente indeciso su quale strada, musicale, prendere: ci sono “rombi” di chitarra elettrica esagerati in pezzi come “Un cielo a metà”, c'è il sax semi-crepuscolare de “Tu non sei l'America”, c'è il teatralismo della conclusiva “Se devo andare via”, c'è il pop fatto e finito de “Così va se ti va e questo finchè mi andrà”. Insomma, c'è troppa roba (ma la diversità non è mai un difetto, se “dosata” bene) e tutto in modo un po' confuso.
Cosa fosse il personaggio Oxa, forse, non lo sapeva bene nemmeno lei (data la giovane età) e sicuramente non lo sapevano bene nemmeno i discografici che la fecero debuttare con questo album, sicuramente sufficiente, nonostante, a tratti, disordinato e financo “megalomane”.