Copertina di Antonello Venditti Prendilo tu questo frutto amaro
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Per appassionati di musica italiana, fan di antonello venditti, lettori di recensioni critiche, chi cerca opinioni su album discussi.
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LA RECENSIONE

PRENDILO TU QUESTO FRUTTO AMARO (1995) 2/10

...E' una questione politica/'na grande presa pe' culo...”, dice Venditti riferendosi alla Nuova (si fa per dire) Repubblica. Ma qui, l'unica presa per il culo pare questo album talmente brutto da non volerci credere. Oltretutto, da qui in poi il nostro imboccherà una china discendente talmente “mortale” che porterà a lavori inqualificabili come “Goodbye Novecento”, 1999, o “I ragazzi del Tortuga”, 2015 (da lui definito, quest'ultimo, uno dei suoi album migliori, sorvoliamo che è meglio). Brutto per due motivi soprattutto: a) è una copia spudorata, e fatta peggio, del precedente “Benvenuti in paradiso”, 1991, che almeno 2 canzoni dignitose le aveva; b) è la solita pappa fatta di canzonette d'amore già sentite mille volte, sax sul finale di ogni canzone per rendere il tutto più malinconico (o più mesto, fate vobis) con in più l'arroganza di farsi “paladino” della nuova indignazione popolare (la Seconda Repubblica peggio della Prima; le stragi di mafia; i politici ladri, già abbastanza raccontati nel 1988 in un album migliore).

Oddio, va detto che non si inizierebbe nemmeno in modo tragico. O meglio, l'apertura affidata ad “Ogni volta” puo' anche essere accettabile (certo, se poi si è in fase di divorzio, come il sottoscritto, meglio skipparla) però ha un suo perchè: è la continuazione de “Amici mai”, che era a sua volta la continuazione de “Ricordati di me” (una sorta di serial ante-litteram) a cui Venditti tenne (e tiene) molto, considerandola una delle sue cose migliori anzi, la definisce (con una certa fastidiosa disinvoltura) la canzone d'amore “definitiva”, sentite un po': “...E' la più compiuta delle mie canzoni, la meno sfumata e sì, in effetti, è anche un addio. Per la prima volta mi congedavo da un amore che ora mi appariva finito, consumato. Non c'era più nulla da dire che non avessi già detto”. Trainò l'album (anche perchè trattavasi dell'unica cosa passabile per radio tra le 8 disgraziatissime tracce ivi presenti) e fece sì che questa ciofeca chiudesse con un onorevole sesto posto in classifica a fine anno (ha venduto di più, da noi, di Springsteen, Madonna ed Elton John, per dire).

Venditti, che registra l'album nel proprio studio privato (sic transit gloria mundi), non ha la minima idea (questo appare chiaro) di quale “veste” dare all'album. C'è solo una regola, che ormai è fissa: non più di 8 canzoni, 5' di durata l'una, 4 per lato. Stop, come un ragioniere, come l'impiegato del catasto. Per il resto, sia ciò che sia. Con un pizzico di spunto sociale: “Eroi minori” parla degli uomini della scorta di Falcone e Borsellino morti sul lavoro e definiti, per l'appunto, eroi minori (ottime intenzioni, la resa molto meno); la title-track è (che Dio ci aiuti) l'adattamento italiano de “Bitter Fruit” di Little Steven a cui Venditti “appioppa” un testo talmente qualunquista da far sembrare “In questo mondo di ladri” una fine analisi sociologica e politica; “Tutti all'inferno”, ancor più qualunquista (non si salva nessuno, ovviamente) vede alla batteria il solito Carlo Verdone impegnato qui anche in un fulmineo monologo iniziale, questo: “Pentiti, suddito, pentiti, hai fatto tanto, hai fatto pure troppo, adesso restituisci 'sto malloppo, cazzo”, e ho detto tutto.

Ancora più tragico, se possibile, quando la butta sull'amore che, visti i suoi album degli ultimi anni, dovrebbe essere il suo punto forte. Dovrebbe. “Vento selvaggio” fa cadere le braccia (con buona pace di Bennato!) e si limita ad assonanze come “mirto” e “porto” o l'immagine di “una pioggia di stelle che ci cade giù addosso” (nel 1995 pure Tozzi si sarebbe vergognato di scrivere una banalità del genere!) ma, almeno, salva un minimo (ma proprio un minimo, eh) l'atmosfera da notte agostana calda e bollente (in tutti i sensi), ma “Parla come baci” e, soprattutto, “A che gioco giochi” sono 2 pezzi che non sarebbero stati perdonati nemmeno ad un pivellino, figuriamoci con uno con più di vent'anni di carriera sul groppone. Ma non sono brani sbagliati, riusciti male, nemmeno brutti nel senso più “laico” del termine: fanno proprio schifo, danno fastidio, sono come le zanzare in estate e l'Autan dimenticato a casa. Ti fanno incazzare, tutto qui. Faccio, inoltre, presente che “Parla come baci” si sono messi in 5, dico 5, a scriverla.

Su 8 brani ne furono estratti 6 singoli, così da far durare il successo dell'album (che comunque venderà quasi 900.000 copie) fino ad inizio 1997. Per i più temerari, esiste anche in spagnolo.

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Riassunto del Bot

La recensione stronca senza appello 'Prendilo tu questo frutto amaro' di Antonello Venditti, definendolo un album ripetitivo, poco originale e artisticamente debole. Il disco viene criticato per la scarsa ispirazione, il riciclo di vecchie idee e l'incapacità di affrontare in modo nuovo tematiche sociali o amorose. La produzione è giudicata meccanica e priva di creatività. Solo una traccia si salva, ma nel complesso il disco è considerato uno dei punti più bassi della carriera di Venditti. Nonostante il successo commerciale, l'album viene bocciato.

Tracce testi video

02   Tutti all'inferno (05:08)

03   Vento selvaggio (05:04)

04   Eroi minori (04:51)

05   Prendilo tu questo frutto amaro (05:15)

06   Parla come baci (05:27)

07   A che gioco giochi (05:03)

08   1000 figli (04:44)

Antonello Venditti

Cantautore romano, attivo dai primi ’70, racconta Roma, la politica e gli amori con il pianoforte al centro. Dagli esordi con “Theorius Campus” (con De Gregori) ai capisaldi come “Lilly” e “Sotto il segno dei pesci”, fino ai bestseller anni ’80 come “In questo mondo di ladri”.
42 Recensioni

Altre recensioni

Di  rafssru

 "Sempre più in basso Venditti con questo nuovo album, il primo ad essere esaltato più nella versione CD."

 "'Eroi minori', dedicata ai ragazzi della scorta di Falcone e di Borsellino, è la mosca bianca, in positivo, del disco."