Copertina di Arab Strap Live @ Rainbow Club - Milano (17.02.2006)
Lewis Tollani12

• Voto:

Per appassionati di musica folk alternativa, fan di concerti live, amanti del rock sperimentale e della scena indie europea.
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LA RECENSIONE

Scendo le scale del Rainbow Club ancora stordito dall’estenuante giornata lavorativa e le mie orecchie vengono subito attaccate da un lamento per chitarra e voce che escono dall’impianto attraverso un improbabile novello Lucio Battisti che ci “racconta” di situazioni a lui care del tutto improbabili, supportate da un decente tecnica chitarristica ed una pessima voce. I cartelloni non riportano il suo nome, né io faccio alcuno sforzo per tentare di capire chi sia, tanto è urticante il suo prodotto. Se questo è il “gruppo” spalla trovato, andiamo bene.

Cerco pace ed anestesia nella “super”, la birra del locale ed alle dieci in punto salgono sul palco Aidan e Malcolm, accompagnati da una formazione insolitamente scarna ed essenziale… basso, batteria e seconda chitarra/tastiere. Niente sezione archi, niente fiati, ma d'altronde l’ultimo “The Last Romance” ci aveva detto di una svolta più rock del duo di Glasgow. Attacco vigoroso con “Stink” e spettacolo che si snoda fra le tracce dell’ultimo suddetto album (“Speed Date” e “Dream Sequence” sono magnifiche) ed incursioni fra le perle dei vecchi lavori… in alcuni momenti di pausa del cantato, se chiudo gli occhi mi sembra addirittura di essere davanti ad i Mogwai, tanto è violento l’impatto musicale sprigionato e potente l’effetto sedativo della birra.
La voce fredda e distaccata di Aidan e le chitarre sempre finemente ricamate di Malcolm riescono immancabilmente ad uscire dal muro sonico prodotto dalla band di supporto e sublimano, nella parte centrale dello show, in un paio di perle acustiche tratte dal (a mio avviso) loro capolavoro “Philophobia by Arab Strap” che sono “Packs Of Three” e “Here We Go” regalandomi una decina di minuti di quel folk ibrido e gelido che mi hanno fatto innamorare di loro. Poi il ghiaccio torna a solidificarsi per la parte finale del concerto (un po’ corto a dir la verità e con solo un ultimo bis) con una versione noise di “New Birds” davvero sconvolgente. Neanche mezzanotte e mi ritrovo già in macchina per il ritorno a casa, consapevole di aver assistito all’esibizione della miglior band europea di folk moderno in circolazione. E qualcuno ha parlato di loro, come di minimo sindacale... Non capisco e non capirò mai.

Buona notte.

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Riassunto del Bot

La recensione descrive l'esibizione degli Arab Strap al Rainbow Club di Milano, evidenziando la loro svolta più rock e l'intensità emotiva della performance. Pur criticando negativamente la band spalla, l'autore apprezza profondamente la capacità del duo di emergere con brani sia nuovi che acustici, definendoli la miglior band europea di folk moderno. Il live, seppur breve, lascia un'impressione forte e suggestiva.

Arab Strap


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