Copertina di Architecture in Helsinki In Case We Die
feelingsinister

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Per amanti dell'indiepop, fan della musica alternativa, ascoltatori di band emergenti australiane, giovani appassionati di musica fresca e originale
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LA RECENSIONE

Avete ascoltato il secondo disco del mio ottetto indiepop melbournese preferito? Nooo? Eccomi qui pronto a dirvi quant'è bello...

In effetti si tratta, già dai primi ascolti, di una conferma. I nostri non si risparmiano in piccole canzoncelle (che tali non sono visto che la maggior parte delle tracce non hanno la ripetizione ritornello/strofa) piene di coretti, handclappings e di suoni giocosi ed inattesi che tanto(ci?) erano piaciuti nell'esordio Fingers Crossed.
L'iniziale Nevereverdid sembra essere una colonna sonora per un film di Ed Wood ma a metà brano la band sembra accorgersi essere minacciata da un nugolo di api... anzi due; It'5 è il secondo singolo del disco piacevole e piaciona ballata sgangherata in tipico stile AiH con coretti e contro coretti a farla da padrone accompagnati da una chitarrina flangerata che sembra uscire da una confezione di marmellata di arance; Wishbone è pensabile come l'eventuale brano portante di un musical à la Grease ma ambientato in un bosco fatato.
Tutta cuore e speranza è la love song Maybe You Owe Me; The Cemetary sembra un brano di Yann Tiersen suonato da Pascal Comelade inseguito (anche lui!) dalle api e rappato dai protagonisti di Scooby Doo; Frenchy I'm faking è l'ultima possibilità che il gruppo ci concede di ballare e cantare con loro (ma solo alle loro sbilenche regole!).
Insomma un disco non epocale ma che sicuramente disegnerà un distensivo sorriso di piacere sul volto... e di questi tempi, signori miei, non è poco...
Ah, nel 2005, dovrebbero venire in Europa, vogliamo perderceli???

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Riassunto del Bot

Il secondo album degli australiani Architecture in Helsinki conferma le aspettative con un indiepop fresco e originale. Le tracce si distinguono per coretti, handclapping e arrangiamenti giocosi, capaci di incuriosire e divertire. Pur senza essere rivoluzionario, il disco regala un ascolto piacevole che lascia il sorriso. Un disco consigliato, soprattutto in vista di un possibile tour europeo nel 2005.

Tracce testi video

01   Neverevereverdid (04:50)

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02   It'5! (02:07)

05   Maybe You Can Owe Me (04:02)

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06   Do the Whirlwind (04:39)

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07   In Case We Die, Parts 1-4 (03:33)

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09   Frenchy, I'm Faking (02:52)

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11   Rendezvous: Potrero Hill (01:53)

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12   What's in Store? (04:36)

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13   Bats and Rats and Murderers (01:25)

Architecture in Helsinki

Architecture in Helsinki è un gruppo indie pop australiano nato a Melbourne nei primi anni 2000. In origine un ottetto, si è distinto per brani corali, arrangiamenti giocosi e una vena ‘childish’. Tra i dischi più noti: Fingers Crossed (2003), In Case We Die (2005), Places Like This (2007), Moment Bends (2011) e Now + 4EVA (2014).
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