Copertina di Arctic Monkeys I Bet You Look Good on the Dancefloor
scummyman

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Per appassionati di musica indie e garage rock, fan degli arctic monkeys e cultori della musica alternativa inglese
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LA RECENSIONE

''We're Arctic Monkeys. This is I Bet You Look Good On The Dancefloor. Don't believe the hype''. Così Alex Turner, frontman degli Arctic Monkeys, introduce la sua band e la canzone in questione all'inizio del video promozionale del singolo. Proprio loro, in un certo senso, figli del New Musical Express, la maggiore rivista musicale inglese, ci invitano a non credere nell'''hype'' che, inteso come verbo significa ''fare pubblicità'', ma inteso come sostantivo significa ''montatura'', nel senso di esaltazione di un qualcosa di non valido. Proprio loro, che dopo tre giorni dall'uscita di questo singolo sono finiti sulla copertina dell' NME, ottenendo così la popolarità nazionale. Capiamo, allora, che gli Arctic Monkeys decidono sin dall'inizio di scrollarsi di dosso ogni eventuale etichetta di band commerciale, senza particolare talento.

E la conferma di ciò la otteniamo nella canzone stessa. '' I Bet You Look Good On The Dancefloor'' è veramente un capolavoro. Si inizia con una schitarrata in puro stile garage rock seguita da breve assolo in crescendo, sull'onda di band esplose l'anno prima come Bloc Party o Franz Ferdinand; iniziato però il primo verso, si capisce che gli Arctic Monkeys, possiedono una marcia in più, come dimostrato da brillanti citazioni presenti nel testo: Duran Duran (your name isn't Rio/but I don't care for sand) o addirittura i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (there ain't no look no Montagues or Capulets). Alex Turner ci dimostra di saper descrivere in modo innovativo un tema serio come la tentazione per una donna che non puoi avere perchè sei già impegnato. Sul piano musicale, questi quattro giovani ci sanno, fare riuscendo a creare un'atmosfera in crescendo, limentata dalla batteria di Matt Helders, suonando per due minuti e mezzo senza neanche una sosta, arrivando poi alla conclusione del brano, dove la voce di Turner, ormai finita, si spegne nell'ultimo accordo. VOTO 10/10

Non bisogna dimenticare le due B-Sides, le tracccie in più incluse nella maggior parte dei singoli, le quali spesso non sono considerate. ''Bigger Boys And Stolen Sweethearts'' e una ballata più lenta e pop, rispetto all'A-Side. Anch'essa era presente come il singolo, nella raccolta di demo ''Beneath The Boardwal'', e narra di innamoramenti liceali e di cuori spezzati dall'amore. Un buon brano, non all'altezza della canzone che lo precede. Meglio è, invece, ''Chun Li's Spinning Bird Kick'' primo brano strumentale della band, caratterizzato da un continuo e coinvolgente riff di chitarra, in cui la protagonista è la batteria di Helders che detta ottimi cambi di ritmo, rendendo l'ascolto del brano simile alla letture di strasposizione letteraria di una storia d'azione in un film di Spike Lee.

In conclusione, dopo questo singolo per gli Arctic Monkeys non fu più lo stesso; i giovani ragazzi di Sheffield, conquistarono il Regno Unito, superando record su record con il loro album d'esordio.

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Riassunto del Bot

La recensione elogia il singolo 'I Bet You Look Good On The Dancefloor' come un capolavoro garage rock che ha elevato gli Arctic Monkeys al successo nazionale. Il testo è ricco di citazioni intelligenti, mentre la performance musicale, soprattutto della batteria, è intensa e coinvolgente. Anche le B-Sides sono apprezzate, con particolare menzione per il brano strumentale. Questo singolo ha segnato l'inizio della scalata al successo della band di Sheffield.

Tracce testi

01   I Bet You Look Good on the Dancefloor (02:54)

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02   Bigger Boys and Stolen Sweethearts (02:58)

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03   Chun Li's Spinning Bird Kick (04:40)

Arctic Monkeys

Gli Arctic Monkeys sono una band indie rock britannica di Sheffield, attiva dal 2002. Hanno raggiunto il successo nel 2006 con l'album d'esordio 'Whatever People Say I Am, That's What I'm Not'. La loro carriera li ha visti passare dal brit-rock adolescenziale a soluzioni più mature e sperimentali, imponendosi tra i maggiori fenomeni musicali britannici degli anni 2000 e 2010.
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