Ci sono voluti tre anni d'attesa (colmati in parte dalla notevole raccolta "Intergalactic Sonic 7's, contenente singoli e succose b-sides) per ascoltare un nuovo disco degli Ash,band che,dai tempi del fantastico esordio "1977", ha raccolto in giro per il mondo un seguito non comparabile a quello di altre punk rock band americane più note (Offspring, Foo Fighters etc.) ma sicuramente fedele. Ed è la stessa fedeltà quella che mi ha portato a comprare il quarto album del gruppo nordirlandese dopo i fasti di "Free All Angels", forse il loro maggiore successo commerciale.
Ebbene, stavolta ho provato un senso di delusione all'ascolto delle nuove tracce: sarà perchè la vena compositiva di Tim Wheeler mi aveva abituato a ben altre aspettative (ascoltare pezzi come "Walking Barefoot", "Goldfinger" o "Shining Light"), sarà perché un po' tutti si aspettavano questo album come quello della definitiva maturità, ma la verità è che "Meltdown" è un disco che a malapena si guadagna quelle tre stellette che do per pura stima.
La virata verso un rock più duro e corposo si rivela uno specchio per le allodole, perché a parte qualche felice intuizione, come la potente "Clones" o la cupa "Vampire Love", molti pezzi sono ripetizioni dei cliché dei vecchi dischi degli Ash, privi però di quella freschezza melodica che portava qualità anche ai brani più "leggeri" del loro repertorio come "Candy" o "Girl From Mars".
La produzione scimmiotta molto bands come Queens Of The Stoned Age (a partire anche dalla parte grafica, bruttina, del cd) e proprio dal punto di vista compositivo Wheeler e soci iniziano a mostrare qualche crepa insospettabile: passino brani come "Evil Eye" (il migliore del disco) e il singolo "Orpheus", entrambi strettamente legati alle sonorità del loro passato, ma il resto è poco meglio dei loro lati B (e a volte nemmeno, come l'insipida ballata "Starcrossed" o l'inutile "On A Wave".
Il difetto maggiore sembra proprio la carenza di buone idee, e una ricerca meticolosa degli arrangiamenti che alla lunga stanca: in generale i fans hanno accolto bene "Meltdown", ma penso onestamente che sia il disco peggiore di una band che comunque ha dato tanto con i primi tre lavori, e mi dispiace dover dire che mi ascolterò solo quelli.
Può darsi che il tempo mi smentirà, ma la delusione è cocente, specialmente perché mi aspettavo tanto da loro.
"La title-track inaugura il disco con una bella mazzata di chitarre aggressive."
"Un disco che mantiene una qualità di scrittura medio-alta e rimane divertente ed incisivo."