Copertina di At The Gates Gardens Of Grief
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Per appassionati di metal estremo, collezionisti di musica, fan del death metal e della scena scandinava anni '90
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LA RECENSIONE

Ascoltare questo EP e l'episodio conclusivo della loro carriera, vuol dire ascoltare due dischi distanti anni luce l'uno dall'altro. E sebbene questa cosa possa essere più che legittima quando dall'inizio alla fine di una carriera passano parecchi anni, tanto logica non appare sapendo che il loro apporto alla scena metal è durato appena 4 anni.

Chi conosce solo i capitoli più famosi della loro discografia, non ritroverà in questo EP quello che ha caratterizzato il loro successo, ma tutt'altro. Credo che vi ritroverete totalmente spiazzati come è successo a me, che li ho conosciuti iniziando ad ascoltare (guarda caso) il loro ultimo album, e poi sono andato a ritroso cercando negli anni, trovando questo "Gardens Of Grief", storico esordio della band.

Un disco inquietante a cominciare dalla copertina in cui si intravede già l'atmosfera che pervade le songs (guardatela bene, non ispira certo solarità), infatti i solchi musicali si susseguono lenti e pesanti, senza le sfuriate veloci che saranno poi il marchio di fabbrica negli anni successivi. Le tipiche caratteristiche dell'oscuro death scadinavo sono più che evidenti, formando un intreccio sonoro ricco e meno spartano di quello dei cugini d'oltre oceano, che negli stessi anni stavano concependo ben altro.
Oggi è facile dire queste cose, ma chissà allora quali impressioni suscitò la "freschezza" contentuta in queste composizioni, e quale fascia di pubblico (seppur ristretto, perchè da veri metallers ne siamo coscienti) andò a colpire. Insomma, sonorità poco tranquillizzanti, in cui ritroviamo un vocione profondo, che a tratti si tramuta in uno screaming folle e malato.

Questo disco rappresenta un esordio importante nella scena metal, in quanto gli At The Gates sono stati tra i primissimi pionieri del genere "made in sweden" a cui hanno dato (successivamente) l'apporto della melodia e un certo gusto per gli arrangiamenti, che come avrete capito qui manca (quasi) totalmente.

C'è poco altro da aggiungere su questo lavoro che si fonda su 4 canzoni, che però non scorrono per niente in modo facile: le sonorità sono di quanto più plumbeo mi sia mai capitato di sentire in musica e (sforzandosi parecchio) si intravede appena uno spiraglio melodico, "Slaughter Of The Soul" è ancora molto, ma molto lontano. Dedicato solo ai collezionisti e a chi ama le sonorità più oscure dell'inizio dei'90, che hanno poi dato vita a tutto quello che oggi universalmente conosciamo come death metal svedese.

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Riassunto del Bot

Gardens Of Grief è l'esordio degli At The Gates e rappresenta un episodio cruciale nella scena death metal scandinava. L'EP è caratterizzato da sonorità oscure, lente e plumbee, molto diverse dal successo successivo della band. Consigliato a collezionisti e appassionati delle radici più cupe del metal anni '90. Un lavoro importante che ha gettato le basi del death metal melodico svedese.

Tracce testi

01   Souls of the Evil Departed (03:33)

04   City of Screaming Statues (04:46)

Leggi il testo

At the Gates

Gruppo svedese di Göteborg formato nel 1990, tra i pionieri del death melodico. Dopo una prima fase culminata con Slaughter of the Soul (1995) e lo scioglimento nel 1996, sono tornati dal 2007 pubblicando nuovi album nel 2014, 2018 e 2021.
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