Settembre 2007. Peter Doherty ci riprova.
Se ne sentiva veramente il bisogno dopo tutto il gran vociare su crack, eroina e Kate Moss? Alcuni di voi avranno risposto "no" e lo comprendo, del resto Doherty si è visto anche su un programma come Lucignolo, un programma dove tutto al più ci guardi qualche valletta scosciata.
Io invece preferisco andare oltre, anzi, preferisco fare un passo indietro e pensare a Pete come al cantante e compositore di quel magnifico disco registrato in presa diretta che è "Up the Bracket".
Ok, questa è la recensione di "Shotter's Nation", nuovo album dei Babyshambles, non dell'esordio dei Libertines. Per capire però alle volte si è obbligati a fare il passo indietro che ho annunciato prima. Peter Doherty rimane un grande cantastorie, un talento genuino, un poeta.
"Carry on up the mornin", la canzone che apre il disco, fuga ogni dubbio. I Babyshambles targati 2007 sono un'ottima band capitanata da un leader carismatico. Una band che centrifuga i gruppi del secondo Nuggets con Jam, Clash, Madness e da vita a canzoni che rileggono una certa psichedelia con piglio bluesy ("Crumb begging", "Unstookietitled"), mostrano attitudine punk ("Side of the road"), virano la patchanka in chiave folk ("There she goes again") e regalano momenti densi di emozioni ("French dog blues", "Baddies boogie" e la conclusiva, crepuscolare "The lost art of Murder").
Dimenticate per un attimo il gran vociare su crak, eroina e Kate Moss. "They sold my name after they stole my shame" canta quel gran poeta che è Pete Doherty in "Unstookietitled" e almeno per stavolta mi sento di credergli.
Provateci voi ad ingabbiare Pete Doherty.
Il nuovo 'Shotter's Nation' si rivela un buon album, in un paio di episodi persino sorprendente.