Banco del Mutuo Soccorso
Urgentissimo

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Voto:

Accadde in una non precisata notte dei tempi, che il Mutuo Soccorso lentamente svanì e con esso il saturo decennio che consegnò agli estimatori del progressive (non solo d’oltremanica), uno più aurei capitoli musicali dell’intero novecento. Rimase il Banco, che nel corso del 1979, in pochi mesi, diede modo di assistere ad una chiara virata verso sonorità più sciolte, osiamo pure dire cocciutamente commerciali, che i seguaci della vecchia guardia, vissero in prima persona con un sospetto tremendamente giustificabile. Vero è pure, che stare al passo con i tempi, era in quel periodo un motto di gran lunga ricorrente. Alché il già rarefatto e semplificato “Canto Di Primavera”, chiuse il fortunato ciclo, consegnando la stecca ad una compagine emotivamente restaurata, spacciatrice dell’energico live “Capolinea” (titolo molto probabilmente non scelto in maniera casuale), che in via definitiva blinda in cassaforte a tenuta stagna, quell’imperiale e granitico rock barocco ed orchestrale, gettandone irrevocabilmente la chiave e spalancando agli anni ottanta, dei lavori di più celere ed immediato piglio auricolare.

Fuorviando quello che ne può concernere un discorso puramente stilistico, reputo “Urgentissimo” un disco di eccellenti doti sonore. I fratelli Nocenzi, Maltese e la restante truppa, generano un long-plein che strutturalmente si regge su chitarre più incattivite, giri di basso di gran mestiere e tastiere con atmosferici ed intelligenti sprazzi di elettronica. Nulla di così plasticoso e meticcio quindi. Il disco è gradevole, non stanca, non delude, è un rock più diretto, astuto e funzionale, ma realmente molto, molto artigianale e con un’elevata personalità. Forse il loro prodotto più ispirato degli anni ottanta, insieme a “Banco” del 1983, che rimescola le carte e si contraddistingue per una più sobria eleganza, a discapito dei più deboli "Buone Notizie" datato 1981, tentativo meno riuscito d'emulazione di "Urgentissimo" e il più sfortunato "...E Via" pubblicato agli inizi del 1985, ultimo e snervante "atto di dolore", tristemente accompagnato dal quindicesimo posto di "Grande Joe" al trentacinquesimo Festival di Sanremo, prima di un timido e più dignitoso ritorno negli anni Novanta.

La soave ed incantevole ugola di Francesco “Ciccio” Di Giacomo completa il resto. Sa spalmarsi delicatamente a pennello e come sempre sa anche porsi nei momenti esatti con il giusto tono, sopra quelle nuove e stimolanti melodie d’inizio decennio. Storie di sempre, storie di anime al margine, di Paolo l’omosessuale maledetto, Felice il sognatore e Anna la suicida in una notte di Luna piena. Poi altri pensieri e concetti sul vivere e sul mal di vivere quotidiani, di Dei non pervenuti e di cieli dubbiosi, di riequilibri interiori, di qualcosa che agonizza dentro, che logora e che al contempo fa riflettere.

Un disco a mio parere eccessivamente snobbato e da rivalutare coraggiosamente, che ha per unica colpa, quella di adeguarsi in qualche modo ai tempi in fase di cambiamento. Un disco che tutto sommato, a quei tempi vi si adegua però con lungimiranza, offrendo una qualità nettamente alta e che non andrebbe forzatamente raffrontato con quello che il complesso ha prodotto fino all’anno precedente, perché la sterzata di stile è determinante e rischierebbe di lasciar cadere nel retorico e nel grottesco ogni qualsiasi serena valutazione. Voto: 8-/10

Chiudo con il mio personalissimo e semplice pensiero, dedicando il mio ricordo a Francesco e quella che rimane una tra le più allegre, esaltanti e pulite voci del panorama italiano e con il rammarico di non aver avuto il tempo di ascoltarla dal vivo, nonostante attendessi un nuovo giro di concerti, ai quali mi ero finalmente promesso di presenziarvi. Anche se vive e gioiose, quella voce e quell’amabile mole che la partoriva, lo saranno in eterno.

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Commenti (Quattordici)

hjhhjij
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Bella. Ci sta anche un omaggio a Di Giacomo poi da parte tua me l'aspettavo, bravo a metterlo poi solo nel finale la recensione parla quasi sempre del disco. L'unica cosa è che per quanto mi riguarda dopo L'Ultima cena il Banco non è che mi interessi più di tanto. Ho riascoltato i primi tre invece, il primo e "Io sono nato libero" sono bellissimi, due capolavori del prog italiano. "Darwin!" anche è bello però non so, mi è un pochino calato comunque gran disco.
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Cunnuemammadua
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Che band, eccellenti anche quando hanno giochicchiato con il pop, brani come "Grande Joe" cagano tranquillamente in testa alla maggior parte delle canzoni sanremesi degli ultimi 30 anni. Non concordo sul giudizio del "Banco" targato 1983, forse il punto più basso della carriera, anche se "Moby Dick" resta un classico pop.
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dosankos: Su "Grande Joe" concordo, onesto pezzo pop, che defeca addosso a molti. E' il disco in questione del 1985 ad essere fiacco e scontato ed è proprio quello secondo me il punto più basso della loro carriera. Le sonorità di "Banco" invece le trovo davvero molto raffinate. Un album che riesce ancora a coinvolgermi.
dosankos: Ma la cosa anomala, è che "Grande Joe", non venne neppure inserita nel disco "...E via"
Cunnuemammadua: Mah, questioni contrattuali? scelte "artistiche"? forse non lo sapremo mai ;)
Cunnuemammadua: Ho controllato, su cd c'è una raccolta che contiene Allons Enfants (b-side di Grande Joe) e altra roba anni Ottanta, ma di Grande Joe non c'è traccia. L'unico modo è recuperare il singolo oppure il disco ufficiale di sanremo 1985.
SydBarrett96
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Io invece Di Giacomo con il Banco l'ho visto, due anni fa al Palapartenope insieme alle Orme. Voce grandiosa. Del Banco io conosco solo i primi (immensi) tre, e qualche pezzo da "Canto di Primavera".
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dosankos: Ed io è un periodo che in macchina, il CD "Canto Di Primavera" lo sto letteralmente consumando :D
SydBarrett96: Sai Dos che sono andato a vedere Venditti anni 70'? Gran concerto, tutti i pezzoni "storici" eseguiti alla grande.
hjhhjij: Si, per tre ore e mezza. Ora so come suicidarmi eventualmente :P
Cunnuemammadua: brrr, pezzi come "buona domenica" (titletrack) o, ancora peggio, "notte prima degli esami", sono roba da combustione spontanea
dosankos: Povero Nello, come siete cinici ;)
hjhhjij: Nato sotto il segno, nato sootto il seegno dei caaaazziiiiiiiii...
Cunnuemammadua: Sono andato a (ri)vedere il commento de Il_Paolo nella rece di Buona Domenica. Colpo di genio assurdo, ho riso per 10 minuti buoni.
dosankos: Beh... io onestamente quando ascolto "Modena" ho i brividi. Degustibus ;)
hjhhjij: Si ma tre ore e mezza... tre ore e mezza di Vendemmietti. Syd96 era sotto acidi non trovo altra spiegazione :D
dosankos: Se penso che il primo marzo mi è saltato il concerto della PFM, ho ancora i vortici di bestemmie che mi scorrono in corpo >:(((
hjhhjij: D'OH!
SydBarrett96: Vabbè dai, a me Venditti 70' piace, ed ha fatto un bel concerto. :)
hjhhjij: Si ma... Tre or... No scusa sono rimasto sconvolto. Anzi sono rimasto offeso... ma di brutto brutto nè.
SydBarrett96: Siamo nel Canton Ticino, dove vive il noto stilista Fausto Gervasoni... XD
pastore del rock
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cari fratelli concordo su tutto , il loro punto piuù basso è stato E via ! dove tentarono una svolta moderna e internazionale con un bassista straniero , brani cantati in inglese e la copertina veramente brutta ( che tristezza) , "Banco" è un bel disco come pure "Buone Notizie" con un sound molto bello. pace e bene !
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pi-airot
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Motivi personali (gli sotto x un certo nome citato in un certo brano - ma qui ne va del mio anonimato) mi hanno sempre reso antipatico questo disco, al quale invece preferisco "Buone Notizie". Oggi le mie dita a salsicciotto hanno pasticciato con i pallini. Per chiarezza, alla reception ne ho dati 4
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dosankos: Paolo....?
pi-airot: ;-)
extro91
extro91 Divèrs
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Io del Banco conosco solo le prime tre opere che mi piacquero molto quando le conobbi, ormai un bel po' di anni fa. Non conosco quindi l'album in questione. Mi è piaciuta però la recensione e per certi versi trovo significativo il titolo dell'opera da te presa in esame. "Urgentissimo", come se fosse un'urgenza questo pensiero da parte tua nei confronti di un grandissimo di cui avevi e hai sicuramente una certa stima. Brao dos ;-)
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federock
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dopo aver scoperto e apprezzato moltissimo Canto Di Primavera, potrei dar fiducia anche a questo. Bella rece, bella proposta. Grande gruppo, voce indimenticabile...
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hellraiser
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Adoro i primi tre album del Banco, da lì in poi buio pesto. Sembra interessante, bella rece
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aries
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Amo anch'io i primi tre album del Banco, il resto lo conosco poco. Però questo disco almeno 3 pallini li merita: alcune canzoni sono molto godibili, Di Giacomo (doveroso l'omaggio) è grande, e la band anche.
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Lao Tze
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ce l'ho su cassettina, lo associo al ricordo d'una Festa dell'Unità alla cui epoca ero davvero "piccino", ma ricordo proprio la mole di Francescone seduto a cena di fianco a me, alla fine del concerto. Va da sé che è stato anche il primo del Banco che ho ascoltato, e "Paolo Pa" - manco a dirlo - la prima canzone che m'è rimasta. Anche se adesso la cassettina è talmente usurata che non si sente più. Voto, direi 4.
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silvietto
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Album che appartiene alla decadenza (ormai avanzata) di uno dei gruppi della santissima trinità del prog. nostrano. Di progressivo c'è ormai veramente poco, anche se il tentativo di modernizzazione è apprezzabile, purtroppo inseguire non è sempre facile ed infatti la decadenza non s'arresterà con Urgentissimo, ma proseguirà più ripida con le opere successive. Voto 3 per la buona volontà e musicalità da ricercare fra i frasetti di un Francesco di Giacomo a disagio fra le canzonette, fra cui molto gobile Paolo Pa.
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Turbitt
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Sottoscrivo tutto Silvietto. Classico album dell'"era di mezzo" come in molti altri casi della maggior parte dei gruppi prog storici (vedi Duke dei Genesis o "Civilian" dei gentle Giant). Quella specie di limbo musicale che (a mio parere) va dal 1979 al 1981. Sonorità che non riescono a lavarsi via gli ultimi stilemi progressive ma tentano allo stesso tempo di afferrare la modernità dei suoni che stava facendosi strada all'inizio decennio. Il risultato finale è un album senza un'anima precisa. E a mio avviso un lavoro trascurabile. Con tutti i suoi difetti trovo migliore l'omonimo del 1983 anche perchè almeno là ci sono due hit storici come "Lontano da" e sopratutto "Moby dick"
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silvietto: Bravo, hai tenuto fuori dal "limbo" del Banco (non so quanto consapevolmente) proprio quel "....di terra" che molti identificano, sbagliando, come l'inizio della "crisi" del gruppo romano! E che viceversa ne rappresenta un apice.
Turbitt
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" Di terra" l'ho tenuto fuori più che altro per ragioni stilistiche, nel senso che la forma canzone "ibrida" del mio limbo comincia un pochino con il successivo Lp ma si concretizza pienamente da "Urgentissimo" in poi, ma personalmente (ripeto personalmente) non è il tipo di approccio musicale che mi fa impazzire. Questo misto tra orchestrale-sinfonico e jazz mi lascia tiepido. Nel suo genere è comunque un lavoro ben suonato e contiene momenti di atmosfera veramente riusciti. Sicuramente lo metto tra quelli riusciti del gruppo romano.
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proggen_ait94
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la prima non è male, mi piace. Poi il resto non mi fa impazzire...
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