Provenienti da una terra sconfinata e affascinante come la Norvegia, i Bel Canto esordirono nel 1988 con questo disco meraviglioso, degno di stare accanto ai lavori più riusciti dei Dead Can Dance e dei Cocteau Twins. Avrete già capito che la loro musica richiama visioni ancestrali, sogni soprannaturali di mondi lontanissimi, ricamati da sintetizzatori e strumenti acustici, magicamente in simbiosi tra loro. L'atmosfera è di grande suggestione, impreziosita dalla voce di Anneli Marian Drecker, limpida e cristallina come l'acqua di sorgente. I suoi gorgheggi eterei richiamano alla mente le visioni etniche di Enya e le litanie di Dolores O'Riordan, perfettamente integrate con gli arrangiamenti, eleganti e sofisticati.
Il suono risulta assai coinvolgente, curato ma mai eccessivamente complesso. L'idea che il gruppo vuole rendere è quella della purezza, della limpidezza, e ci riesce splendidamente, grazie ad intarsi folk-elettronici di rara espressività.
I due singoli che aprono l'album, "Blank Sheets" e "Dreaming Girl", mostrano subito tutto il loro migliore repertorio, tra vibrazioni sintetiche, ritmi sincopati e fisarmoniche d'altri tempi, echi di civiltà remote.
La title-track porta le stimmate di lugubri visioni, tra accordi minori di chitarre e tembureggianti contrappunti melodici, che creano un solenne madrigale, trascinante come pochi episodi del genere.
Non mancano momenti più rilassati, come la fitta nebulosa ambient scandita da rintocchi ipnotici della lunga "Upland" o il salmo funereo della cupa "Baltic-Ice Braker".
Evocativo, folkloristico, a tratti onirico e inquietante, cielo sereno e nuvola minacciosa, " White-Out Conditions " è tutto questo, oltre che un disco da avere.
Smarrimento, inquietudine e la sensazione di navigare a vista, immerso in una fitta nebbia.
In quanto ad espressività vocale, carisma e camaleontismo Anneli Drecker non ha nulla da invidiare a Joni Mitchell.