Dei Bloodbath oggi, si sa poco o nulla. O meglio, si capisce bene che siano ancora in attività, ma forse, dei fasti dei tre album precedenti dovremo scordarcene visto che, al già defezionario Peter Tägtgren, ora si è aggiunto anche Dan Swanö che, a quanto ha scritto nel forum ufficiale della band, si è separato dai suoi compagni con più di qualche sassolino nella scarpa.
Se i Bloodbath sapranno ridiventare quello che sono sempre stati, e cioè una band senza troppe pretese ma con un'attitudine davvero genuina e onesta, viste le defezioni eccellenti che erano un pò il marchio di fabbrica del combo, allora, chi li ascolta e li segue non potrà felicitarsene, ma la vedo come un'impresa molto ardua.
Questo "Breeding Death" fu il primo album pubblicato dai Bloodbath, che all'inizio venivano visti "solo" come una specie di "Super band" e nient'altro, e le premesse, a dirla tutta, c'erano eccome ma, grazie a sole tre canzoni il giudizio che se ne può dare è certamente positivo e meritorio, tanto da far desiderare d'avere il disco non solo per rispetto e soggezione dei personaggi coinvolti, ma anche e soprattutto per i contenuti, che sembrano rifatti con la carta copiativa e trasmessi, in originale, dai Deicide, dai Morbid Angel, dagli Entombed, da tutto il Death americano fine '80 - inizio '90, e dal migliore "Swedish" d'annata, con tutta la carica di malvagità e ferale cattiveria che lo contraddistingueva.
Dunque, niente di nuovo sotto al cielo, ci mancherebbe ma, a riascoltarle, queste tre canzoni (che sono, nell'ordine: "Breeding Death", "Omnious Bloodvomit" e "Furnace Funeral"), dimostrano appieno quanta passione e quanta forza abbia animato i componenti della band per poter proporre un lavoro del genere, e quanta influenza poi, da questi, sia scaturita grazie al loro straordinario talento. E dunque, come per gli altri due successivi lavori: chitarre a "motosega", batteria su tempi e rullanti talmente aggressivi e feroci da far venire il mal di testa, growl ritmato, soffocato in alcuni passi, feroce e ben fatto (ma, d'altronde, da un gigante nel cantare come Mikael Åkerfeldt che cosa ci si poteva aspettare?), testi sanguinolenti ed in piena tradizione "gore" e "raw" che tanta fortuna hanno portato ad altre band seminali e di successo come Autopsy e Cannibal Corpse, e, per finire, tutto quanto ci si potrebbe aspettare da un lavoro di taglio stringentemente "Death" e nient'altro di nuovo.
Quindi, forse, questo cd lo dovrebbero possedere più i nostalgici del genere che si sono pasciuti alla scuola di pensiero di Frank Mullen (leader dei Suffocation per chi non lo sapesse) che soleva affermare che, l'unica cosa che contasse nella musica estrema, fosse la velocità e basta. Ma forse, potrei sbagliarmi, questo lavoro potrebbe piacere anche a chi ammirava maggiormente, per esempio, i growl di Mikael Åkerfeldt rispetto ai passaggi puliti, o chi si riempie le tasche di santini raffiguranti Dan Swanö come unico Dio dello "Swedish Metal", o magari di chi si innamorava delle atmosfere sulfuree degli "October Tide" di Jonas Renkse rispetto, invece, agli ultimi, seppur marziali ed eccellenti Katatonia.
A chi lo ha ascoltato ogni giudizio.