Continua per la sua strada, Bob Mould, divenuto un possente cantautore rock, un cimelio per i più blasonati artisti in voga nei novanta, un artista di culto (ti chiamano così quando non sei più in chart). La ricetta di questo lavoro datato 1998 è ancora la solita: ingredienti casarecci, onestà intellettuale (Alec Empire la chiamerebbe "Intelligence And Sacrifice") ed un superiore (rispetto alla media) livello ispirativo, quella cosa cioè che dovrebbe elevare il destino d'un uomo da quello degli altri, e che lo fa, ma all'incontrario.
A dimostrazione che Bob abbia un talento compositivo altissimo basta la triade iniziale. Ditemi cosa sarebbe successo se l'iniziale "New #1" fosse stata dai Cranberries nel '98. E se fosse stata dei Green Day di oggi, quelli che cantano con i riccki del rock le canzoni vecchie di quarant'anni? A seguire "Moving Trucks", rock song delicata ma non banale nelle melodie, punk nel ritmo. Nulla è più godibile ed adolescenziale di ciò che è suonato da un adulto nostalgico della gioventù. +44, Ataris e compagnia bella: imparate tutta la vita. E che dire di "Taking Everything"? Un pezzo tutto in coro dalle strofe ripetitive che viaggiano su un riff che magari non è la fine del mondo, ma che dà il là ad un ritornello spettacolare?
Questo tris probabilmente vale non dico tutta la discografia, ma la vita di Ataris (ma perché ce li ho sempre sulla punta della lingua?) e company... La gioia di esser punk e di aver sfiorato la morte in più di una circostanza la ritroviamo quasi alla fine, nella penultima "Reflecting Pool", mentre nel brano finale Bob s'affida al ben conosciuto gioco viola-chitarre acustiche. Nel mezzo, un paio di punk sogns vecchia maniera, un mid tempo cadenzato carino giocato sui pieni e sui vuoti di un riff solo, un bel brano intitolato "Who Was Around", dalle strofe lente ed arpeggianti (la parte migliore) che si tolgono dai piedi per lasciar posto ad un ritornello elettrificato.
Quindi due ballads: "Skintrade", elettrica dall'inizio alla fine (e con un grande assolo di Bob), e "Vaporub" (il vicks per il naso?!), più tradizionale e semiacustica; entrambe dimostrano che Bob, anche negli episodi più paraculi, è pur sempre un signor compositore. Menzione a parte per la sghemba "Megamanic", spoken word quasi al limite del rap, tra loop chill out, campionamenti quasi industrial e quei "megamega, megamega" che arrivano da tutte le parti. Antesignana, forse, del Mould che attualmente è apprezzato rock dj, e del suo disco dance "Modulate" del 2002.
Se è l'ispirazione ciò che cercate nell'uomo, nella discografia di Mould ne trovate (e ne hanno trovata gli altri artisti) quanta ne volete. Se è l'ispirazione (e la capacità d'utilizzarla) ciò che pensate dovrebbe avere il potere di donare fortuna e fama (e pace) a chi ne dispone, credo sia megli ve ne facciate una ragione: è più probabile che sia l'esatto contrario.