Sesto lavoro in studio per il musicista di Detroit, poco conosciuto dalle masse del vecchio continente ma annoverato oltreoceano tra le fila dei “working class heroes”.
I primi passi della sua carriera musicale danno risultati altalenanti: abbraccia la filosofia hippie e fioccano le prime pubblicazioni, piuttosto valide ma tiepidamente accolte in classifica (fra queste la nota “Ramblin Gamblin Man” sotto l’egida della Capitol). In seguito scioglie la sua band denominata “Bob Seger System” e inizia la carriera solista con “Brand New Morning”, album ancora una volta deludente dal punto di vista commerciale. Presta quindi la sua persona per tournee di terzi e passa alla Palladium.
Siamo nel 1973 e già da qualche anno ha abbandonato il rock psichedelico per un rock più duro ma al contempo convenzionale, maturo e di maggiore presa. In “Back in 72” le canzoni girano attorno alla tematica della vita on the road e della libertà individuale con qualche rude affresco sulla gente comune, i pregiudizi incassati e i giudizi dati all’americano medio, suggestioni e tormenti personali che talvolta scadono nell’inevitabile tematica amorosa (“Turn the Page”).
Esegue “Midnight River” della Allman Brothers Band, gioca la carta strappalacrime in “So I Wrote You a Song”, produce un discreto hard rock nella trasgressività di “Stealer” e nel trascorso libertino di “Back in 72”, canta l’irresistibile richiamo degli spazi aperti in “Neon Sky”, musica egregiamente la desolante routine quotidiana in “I’ve Been Working” e chiude in dolcezza con una “I’ve got Time” a metà tra dramma esistenziale e dichiarazione d’amore nei confronti di una ragazza.
“Turn the Page”, “I’ve Been Working” e un altro pezzo, “Rosalie”, diverranno autentici cavalli di battaglia.
Sotto il beneplacito di JJ Cale e Aretha Franklin in studio di registrazione, si annoverano a titolo di curiosità incomprensioni tra Seger e i validissimi musicisti di supporto (tra i quali spicca il sax di Alto Reed, futuro Silver Bullet Band, che condisce egregiamente il suono del disco) circa gli emolumenti spettanti.
In definitiva nulla di innovativo ma un prodotto in perfetta linea con un certo rock dell’epoca; Seger sarà in grado di migliorare la formula e piazzare lavori di pregevole fattura e calorosa accoglienza (il concerto “Live Bullett”, gli album “Beautiful Loser”, “Stranger in Town”, “Night Moves” e “Against the Wind”).