The Importance Of being Alexander Bard, parte 2: "It's my dedication to rule aviation, I'm certified with the highest degree, I strive for perfection you had the connection, now I've got God shine its light down on me, it ain't necessary to call virgin Mary when you have the gift to set my spirit free".
A sto giro Alexander non aveva poi tanta voglia di sbattersi e dopotutto c'è pure da capirlo, dopo gli Army Of Lovers e i Vacuum un abbassamento delle pretese ci può stare benissimo, anzi, a dire il vero è stata una mossa intelligente per evitare di ripetere cliches ed esasperazioni estetiche che, per quanto sfavillanti e deliziose, alla lunga perdono inevitabilmente mordente ed efficacia. Fatto sta che i BWO, terza incarnazione del barbuto/baffuto guru svedese, rinunciano alla pompa magna e all'elaborato immaginario visivo delle esperienze precedenti a favore di un più convenzionale poppettino gaio da Eurovision; delusione? Assolutamente no, i BWO sono pur sempre una creatura di Alexander Bard, vale a dire dell'indiscusso numero uno del genere, e poi non c'è niente di meglio di un po' di canzonette frizzanti e senza pretese per passare qualche momento di allegria e sano svacco, almeno se avete un'attrazione malsana più o meno dichiarata per la tanto bistrattata eurodance come il sottoscritto
I Bodies Without Organs hanno pubblicato quattro album tra il 2005 e il 2009, tutti molto carini e sostanzialmente identici l'uno all'altro, quindi per una prospettiva più globale è meglio prendere in esame questo greatest hits, una raccolta completa e ben rappresentativa, più che sufficiente per dare un'idea della materia con cui si ha a che fare. Melodie facili facili, ritornelli sing-a-long, ritmi briosi, un cantante sicuramente non eccelso ma nel complesso direi gradevole ed adeguato allo scopo e citazioni in ogni dove, un marchio di fabbrica di Bard utilizzato in una maniera sicuramente molto meno sottile ed elaborata rispetto agli Army Of Lovers. Titoli come "Lay Your Love On Me", "Barcelona", "We Should Be Dancing" o "We Could Be Heroes" la dicono lunga, e se ogni tanto avete l'impressione che questa o quella canzone "ricordi" vagamente qualcosa di famoso e già sentito niente panico e nessun problema, anche questo fa parte del gioco. Sofismi a parte, i BWO sono divertentissimi, perfetti per quello che si propongono di essere e tra frizzi e lazzi ogni tanto ci scappa anche qualche testo arguto ed intelligente, qualche episodio un po' meno frivolo, un po' di belle pop songs in perfetto sile Bard come la trascinante "Chariots Of Fire" con il suo caratteristico intermezzo recitato dalla tastierista Marina Schiptjenko, già al fianco di AB nei Vacuum, oppure le melodie perfette e lievemente agrodolci, quasi synthpoppeggianti di "Sunshine In The Rain" e "Let It Rain". Gli episodi più discotecari hanno veramente un bel tiro e la giusta dose di sana ignoranza italo-disco, soprattutto "Lay Your Love On Me", "We Should Be Dancing", "Sixteen Tons Of Hardware", "Voodoo Magic" e "Conquering America" (gustosa rivisitazione di "Because The Night"); anche le occasionali ballate si difendono senza problemi, zuccherose ma con equilibrio e brillantezza, soprattutto una "Open Door" veramente deliziosa. Fosse per me avrei concesso più spazio a Marina Schiptjenko, ottima vocalist/teatrante, ma capisco come Alex volesse evitare di creare qualcosa che suonasse come una versione light degli AOL, ed il risultato finale gli dà ragione
Nel listino delle creature di Alexander Bard, che comprende anche gli Army Of Lovers, i Vacuum e gli ultimi nati Gravitonas i BWO rappresentano sicuramente l'entry level, sono una stilosa citycar di un marchio di prestigio, piccola, maneggevole, con un motore brioso, design sbarazzino ed interni colorati e piacevoli alla vista, spero di aver reso bene l'idea. La formula dei BWO dopotutto è la stessa dell'hair metal, degli AC/DC, di tanti altri (con la differenza che Alex Bard è abbastanza creativo da potersi permettere di far durare il tutto per il tempo necessario e nulla più): totale disimpegno, semplicità, ripetizione di cliches; per quale motivo dovrebbero essere considerati inferiori? Perchè non ci sono chitarre? Ma per piacere! La proposta è onesta e garantita da un artista vero e geniale a modo suo, niente moine ed intellettualismi, solo tanto sano divertimento e canzonette semplici e gustose, e per quanto mi riguarda va benissimo così.