Ali76

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Per appassionati di jazz, amanti del pianoforte, neofiti del jazz, ascoltatori attenti e curiosi di musica strumentale
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LA RECENSIONE

Uno dei tanti meriti di Miles Davis è stato quello di aver dato importanza ai silenzi, le pause tra una nota e l' altra, almeno quanto quella data alla musica "suonata".

In Kind Of Blue, in particolare, le note respirano, si dilatano dando cosi all' ascoltatore il tempo per pensare, gustare e godere. In quel disco assoluto, fondamentale è l' apporto di Bill Evans, pianista dal gusto sopraffino e dal talento smisurato, soprattutto per le ballads. In quel lavoro è lui che tiene insieme la struttura armonica dei brani legando tra loro il lavoro dei solisti centellinando le note sul suo pianoforte.

Quarant'anni dopo arriva Brad Mehldau con quello che, a parere del sottoscritto, è il più bel disco Jazz degli anni '90. 

Ad un primo ascolto c'è molto di Evans nell'opera di Mehldau, pianista di estrazione classica che si è dato al Jazz. L'attitudine sullo strumento è simile, l'empatia che il nostro è in grado di raggiunge con il bassista e il batterista oserei dire che raggiunge i livelli di quella del trio di Evans in Sunday at the Village vanguard e Waltz for Debby...ma soprattutto il suono! Il suono di quel pianoforte che sembra costruito in paradiso e di cui Mehldau sfrutta tutte le potenzialità timbriche esprimendosi al massimo sia negli up-tempo, rari in questo disco, aggredendo la tastiera che nei down-tempo accarezzando i tasti d'avorio e cercando con essi un intimo dialogo che il nostro riesce puntualmente ad ottenere.

Avrete capito che non sono un amante del free jazz completamente improvvisato e nemmeno del bop puro con assoli da 100 note al secondo. Perciò, seguendo i miei personalissimi gusti, mi sento di consigliare questa registrazione a chiunque voglia avvicinarsi al jazz senza subire i traumi che afflissero il sottoscritto e derivati dall' ascolto di quel marasma sonoro che è "Free Jazz" di Ornette Coleman, caldamente consigliatomi da un caro amico che ha avuto il merito di instillare nella mia mente di neofita un odio incondizionato verso questa  musica, che grazie a dio ho imparato ad apprezzare solo parecchi anni dopo.

Sin dal sottotitolo "Songs" il trio di Mehldau cerca l' improvvisazione mantenendo però la struttura di "canzone" e rendendo accessibile Art of The Trio Vol 3 a chiunque di voi curiosoni voglia ascoltare Jazz, a chiunque ami la musica pianistica, ma soprattutto a chiunque abbia il tempo e la voglia di prestare attenzione. Si perchè a volte anche la musica richiede un minimo di attenzione per essere apprezzata. ln tal senso il jazz è come uno scrigno pieno di dischi che possono essere dei veri tesori... e Brad Mehldau potrebbe regalarvi la chiave per aprirlo.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'The Art of Trio Vol. 3' di Brad Mehldau come uno dei migliori dischi jazz degli anni '90, paragonandolo all'opera di Bill Evans. Mehldau è apprezzato per il suo suono sublime, l'empatia con il trio e la capacità di rendere il jazz accessibile anche ai neofiti. Il disco è consigliato a chi ama la musica pianistica e cerca un ascolto attento e riflessivo. L'autore evidenzia inoltre l'importanza delle pause e della struttura nelle composizioni di Mehldau.

Brad Mehldau

Pianista jazz americano nato nel 1970 in Florida, noto per il suo lavoro in trio e per le registrazioni soliste. Formazione classica, divenuto figura centrale del piano jazz contemporaneo per le sue riletture di brani pop (Radiohead, Nick Drake) e per album come Elegiac Cycle, Largo e Highway Rider. Collabora spesso con Larry Grenadier, Jorge Rossy e Joshua Redman.
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