Questo è il terzo LP di una delle più iconiche band punk italiane: uno dei pochi gruppi che a denti stretti ha sopportato la tormenta che spazzava via l'antagonismo e l'underground italiano, che ha saputo alzarsi quando tutto sembrava perduto. Una persona, Eugenio Borra, che nonostante le ferite e il peso sulle spalle ha saputo alzarsi sempre, al grido "Torino Oi!" che sempre ha battuto il suo cuore.

Cosa abbiamo con questo LP: è fatto noto a tutti i punk che andando avanti con la carriera Eugy abbia cercato massicciamente di ammorbidire il sound, portare lo street punk a una dimensione meno per fan sfegatati e tentare un po' di far affacciare a un pubblico più ampio. Personalmente credo che in questo stia una grande idea; non si è voluto piegare al fricchetonismo alternativo di chi veste felpe dei Sex Pistols ma non conosce i gruppi punk della sua città: ha cercato di portare avanti il suo suono e con esso la sua storia. Quello che però non riesco a non escludere è che dietro ci sia un distacco non del tutto limpido rispetto alla scena punk, un certo ammollimento nel suono nel senso peggiore del tempo, una scelta di affacciarsi alle masse a costo di sacrificare la brutalità, un approdo ad altri generi non sempre molto felice e, infine, mi dispiace, ma anche un po' di vecchiaia che ti porta il desiderio di qualche soldino in più. Questo disco infatti piacerà sicuramente ai ragazzi che ascoltano Offspring e Blink, ma anche ai fan dei Punkreas e di alcune frange indie.

Vuol dire che sia un brutto disco? No, non è che è un brutto disco. Però non è più Oi! bello incazzato come agli inizi. È questa una colpa di per sé? No, anzi la colpa sarebbe stata non cambiare mai, forse. Però, mi dispiace, ma come accennavo poco fa, questo non è affatto il miglior cambiamento che si potesse fare; anzi, al netto di ogni discorso o scelta di stile, è un peggioramento rispetto all'esordio. I brani sono senza mordente, mid-tempo con strofe batteria/voce come si potrebbero sentire su Radio Italia (okay, forse Radio Italia no...), riff di ispirazione rockeggiante, cori che non hanno più il tono di coro a cinque dritto per dritto bensì quello di coro cantato da dei ragazzini sulla spiaggia con la musica latino-americana, testi con un tono tranquillo nonostante le parole spesso ancora dure. Il disco è solo questo? Ovviamente no, ha tanti bei momenti, ma non basta. Si sente lo sguardo basso e maturo - maturo, ma anche invecchiato - di un quarantenne, non quello arrabbiato e con le lacrime agli occhi di un ventenne. Non aspettatevi che questo disco dia voce alle vostre grida feroci e disperate mente sotto la pioggia, nella vostra città sacra a ogni vostro posso che ha mangiato che vostre mille delusione, mentre camminate pensando alle vostre lotte e delusioni: questo disco non fa questo. Non lo fa quantomeno per chi ha amato visceralmente e alla follia (e soprattutto per quello che era) "Strade Smarrite"; quella gente avrà legato i suoi ricordi a quel souno brutale. Per il resto, parliamo tanto o di gente fanboy dei Bull Brigade, o di gente che quella cattiveria semplicemente non ce l'ha, oppure di gente che - diciamocelo - tanto street punk non lo è mica.

"Ultima città" è un buon inizio ma non fa gridare al miracolo. "Cuori stanchi" sembra caricare il sound e scorre bene, ma il bridge col coro e il battito di mani, passo grazie. "Quaranta" ha un testo che è manifesto di quello che spiegavo circa l'età: Eugenio affronta i demoni con grande onestà e coraggio. Il risultato però lascia a desiderare (vedere il coro a fine ritornello e confrontarlo con quello delle hit estive). La title-track invece è un pezzone da novanta che andrebbe dritto dritto in un greatest hits. Il ritornello, cupo, cantabile e che sa dove colpire, lascia il segno come si deve. E buona anche la successiva "Ansia". Veramente mediocre invece "Strenght for life" e niente di clamoroso anche la pur carina "Sommersi", con alcune rime azzeccate. Anche "Partirò per te" non enstusiasma, racconta la gloria ultras ma perde il confronto con l'iconica "Sulla collina", per chiudere con la simpatica ma non certo ottima "Anche se". I testi sono ancora curati ma non hanno più l'efferatezza viscerale di un tempo.

Il disco quindi racchiude sicuramente diversi momenti che sapranno dare sfogo alle vostre emozioni, ma anche tanti che invece, beh... Alcune parti sembrano pezzi hardcore prodotti da un produttore trap, altri sembrano canzoni trap rivisitate in chiave Oi!. Esiste una frangia Oi! meno spinta e su questo siamo d'accordo, ma l'evoluzione che hanno avuto va in un'altra direzione. Per me ci sono casi in cui si può fare una distinzione: i dischi che ti portavano in una certa atmosfera anche se non la conoscevi, non volevi, non c'eri e quelli che ti ci portano solo se già la conosci, la vivi e così via. "Strade smarrite" era tra i primi "Il fuoco non si è spento" tra i secondi. E la differenza sta qua, in sostanza; solo certe persone riusciranno a chiudere un occhio davanti a certe scelte discutibili

Ma in fondo, fa piacere vedere che il fuoco non si è spento: stiamo attenti però, deve rimanere alto oltre a non spegnersi.

"Vernice sul cemento, nebbia poi vento, il fuoco non si è spento: nostro tormento". Voto: 72/100.

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Altre recensioni

Di  Kiodo

 Quindici anni di carriera condotti a schiena dritta e petto in fuori.

 Niente sarà più come prima, c'è solo da augurarsi che la brigata del toro prosegua su questa nuova via a costo di farlo a 'Cuori Stanchi', ma mai doma.