I Bull Brigade sono una delle più influenti band Oi! italiane dagli anni duemila; e quando dico "più influenti" intendo dire che non mi viene un mente un gruppo punk di quel filone nato negli ultimi dieci anni in cui non si sente un po' l'influsso di Eugenio e soci. Inoltre è un gruppo che mi sa molto a cuore, perché sono i dei gruppi che - dopo un approccio difficile - mi hanno letteralmente accompagnato per un buon pezzo di, per così dire, gioventù.

La verità è però che di dischi veramente belli, ma belli belli sul serio, il gruppo ne ha fatto solo uno, ovvero il primo: passano anni e anni e esce questo breve dischetto di circa otto minuti. In mezzo c'è stato "Vita libertà", un album buono che sicuramente sarebbe stato un traguardo stratosferico per tante altre band, ma che non replicava la profondità compositiva del primo disco. Infatti nel primo trovavamo un vero e proprio mosaico di amore per la città ("Costruito a Torino"), per il calcio ("Sulla collina"), storie di dolori sfogati nel bere ("Dannato pub"), ricordi di giovinezza ("A Way of Life"), vecchie glorie ("Birra") e racconti di stati d'animo che sono scolpiti nel cuore di chiunque, a diciott'anni, si sia trovato da solo sotto la pioggia senza sapere un perché; nel primo disco c'era solo un brano, "Vendetta", che abbassava leggermente il tiro (o tutt'al più possiamo ammettere che "A Way of Life" non avesse la grinta di "Keep the Faith"). Ecco, quindi credo che sia necessario considerare il peso che gravava sulle spalle di Eugenio Borra, mastermind della band. Aveva scritto un capolavoro come la scena internazionale, pochi cazzi, ne aveva visti pochi; e il fatto era che gli anni scorrevano. Andavano avanti e dove prima c'era un ragazzo, adesso c'era un adulto. È così quindi che se vogliamo parlare dei Bull Brigade non stiamo a farci menate artistiche da salotto letterario: stiamo a parlare degli scherzi che la vita ha fatto a un uomo, per davvero.

Quando si arriva dunque alla pubblicazione di questo breve album Eugenio Borra ha alle spalle tanti anni e bisogna considerare tutto quello che è successo in quegli anni. L'estetica punk è esplosa una nuova volta, miscelandosi anche sui social e soprattutto grazie alle vicende socio-politiche a goth, alternative, indie e chi più ne ha più ne metta. È ormai socialmente accettato definire punk i Green Day anche se nessuno si chiede perché il bassista si tenga le basette così... È inutile girarci intorno: da qualche parte bisognava ricominciare, perché il vecchio Oi!, che si ergeva dalle macerie di ciò che era stato il punk anni '80, si era ridotto a poema epico del passato.

Questo lunghissimo preambolo serve a intendere come inquadrare questo disco e i successivi dei Bull Brigade, l'ulitmo dei quali uscirà tra qualche giorno e per il quale l'attesa è spasmodica. Come è noto a chi segue la scena street punk la band ha fatto virare il sound verso un pop punk/hardcore melodico che per come la vedo ha un grande pregio e due grandi difetti. Il grande pregio è che Eugenio Borra ha saputo guardare avanti, smettere di forzarsi all'interno degli schemi che il punk imponeva ai tempi dei Banda del Rione; i grandi difetti sono che non sempre gli riesce (né in termini di qualità né di credibilità) e che per fare ciò a un po' voltato le spalle alle vecchie glorie. Però in questo disco bisogna dire che l'esperimento non esce affatto malaccio. L'estetica in copertina è standard e passabile. La scelta dell'inglese rasenta francamente l'improponibile, non si capisce cosa stia biascicando la voce e i peggiori Sabaton al confronto sembrano usciti da Oxford. L'intento di potersi proporre al mercato estero naufraga. La title-track però ha un gran tiro: la melodia mi ricorda vagamente "Mai confonderla" e, nonostante si senta la vena melodica di cui non sono fan, c'è da riconoscere che non avrebbe poi sfigurato in "Vita libertà" anzi sarebbe stato un buon pezzo. Non avrebbe raggiunto il podio di "Strade smarrite", okay, ma non avrebbe fatto gridare allo scandalo: e soprattutto, ha senso fare questo paragone? Alla luce di quanto detto prima forse no. Il secondo brano si imposta su coordinate simili e più orecchiabili; non raggiunge lo stesso livello ma si lascia ascoltare più che volentieri. I testi non si smuovono troppo ma in effetti è da riconoscere come non riciclino sempre le stesse immagini, cercando nel bene e nel male di non essere troppo "torinesi". Torino, in effetti, non si sente così tanto.

Il disco quindi è un campionario del meglio che i Bull Brigade potevano dare nel 2020, secondo me. È ormai evidente che il sound del passato non tornerà e forse è meglio così. Questo è un buon disco di punk che non farà certo storcere il naso a chi è cresciuto a pane e pop punk, ma che piacerà anche a chi ama il vecchio Oi!. La svolta melodica di Borra e soci si rivelerà vincente? Ai posteri l'ardua sentenza. Voto: 74/100.

Elenco e tracce

01   Stronger Than Ever (00:00)

02   Circle In A Square (00:00)

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