Non è raro che le strade della musica e della letteratura si incrocino. Più raro è che un libro letto anni or sono, di cui ci si era persino dimenticati l'esitenza, torni a farsi vivo in una serata autunnale, tra le note di un disco appena uscito e che per la prima volta, con un misto di diffidenza e curiosità, ci si appresta ad ascoltare.
Eppure è quello che può accadere se l'album in questione è "Roots and Crowns" dei Califone ed il libro di cui si diceva è "Gli Angeli Ribelli" di Robert Davies. Entrambi, disco e libro, diranno poco ai più, ma sono due piccole gemme, forse solo un po' neglette nei rispettivi campi.
Il trait d'union che li lega è quell'espressione, "Roots and Crowns", che da il titolo al disco e che nel libro ritroviamo in un dialogo tra il protagonista Parlabane, vagabondo semi-alcolizzato, ex monaco ed ex brillante professore universitario, e Maria, giovane e bella ricercatrice di filosofia che convive conflittuosamente con le proprie origini gitane: "Stai cercando di strapparle via (...), ma il mio consiglio, cara, è che tu impari dagli alberi e lasci che le tue radici nutrano la tua chioma" (let your roots feed your crown). In quest'opera, intrisa di filosofia e humor nero, densa di indimenticabili personaggi che rappresentano la quintessenza della tragicomicità (come non citare il professore da decenni dedito esclusivamente allo studio delle feci), il ruolo dell'io narrante viene assegnato in ogni capitolo ad un personaggio diverso , finendo per creare nel lettore un piacevole effetto di straniamento.
Ed è forse quella stessa sensazione di dolce smarrimento che si prova all'ascolto di "Roots and Crowns", nuovo lavoro di Tim Rutili e dei suoi Califone, che hanno più volte citato il romanzo di Davies come la loro fonte di ispirazione per questo album. Le radici dei Califone stanno nella musica folk dell'America profonda, un passato ingombrante eppure indispensabile, che, seguendo i consigli di Parlabane alla bella Maria, i nostri hanno scelto di recuperare ed omaggiare, per poi subito superare. I suoni ancestrali della musica popolare americana sono la linfa che alimenta le chiome dello sperimentalismo, l'aspetto esteriore più evidente con cui i Califone si presentano all'ascolto.
Ciò che ne consegue è "Spider's House" sghemba ballata neo-folk, in cui ogni strumento, dalle chitarre strimpellanti al contrabbasso, dalle percussioni alla tromba fino al trombone sembra inseguire le propria personalissima ritmica incurante del resto. Sono le immagini inquietanti ed oniriche di "The Eyes in the Crusades", dialogo a distanza tra chitarre acustiche ed elettriche. Le influenze di Low e Wilco sono innegabili in pezzi come "A Chinese Actor" e "3 Legged Animals" e paradossalmente (per un album di estrema originalità come questo) il momento migliore è rappresentato da una cover, "The Orchids" degli Psychic T.V., in cui l'anima più tipicamente acustica e melodica trova il perfetto complemento nelle distorsioni e negli effetti sonori che tessono le loro trame, solo apparentemente in secondo piano.
"Roots & Crowns" è indubbiamente un album non univoco, che non può semplicemente piacere o non piacere, perchè sfugge a gran parte dei canoni estetici e ai metri di giudizio. Ci sono dischi che non mettereste mai nelle vostre liste dei "preferiti" e che vorrete condividere con meno persone possibili, perchè sono troppo intimi e si portano dentro un pezzo dei vostri ricordi. Ecco, per chi scrive "Roots & Crowns" dei Califone è uno di quei dischi.
Ma questa, in fondo, è una storia un po' personale. E forse non andava raccontata.