Copertina di Canned Heat One More River to Cross
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Per appassionati di blues e rock classico, fan delle band storiche anni '60, chi ricerca musica autentica e storie di perseveranza artistica
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LA RECENSIONE

Ok, non ci sono più grandi dischi nella carriera di questi artisti. Ok, questa è gente che nella vita  sa fare solo musica e dischi, non importa quanto buona la prima e di quale valore artistico i secondi. Ok,  hanno deciso di vivere di questo, tra alti e bassi, nonostante la inevitabile parabola discendente, sebbene la forza di gravità riesca sempre a spingere verso il basso proprio tutto, anche l'ispirazione.

Se cercate e cercate, trovate che i Canned Heat esistono a tutt'oggi, che del nucleo storico magari c'è rimasto ben poco, ma che fanno ancora musica e forse pure dischi; trovate che ogni anno esce una o più raccolte, che ogni tre esce un disco di b-sides, che ogni quattro un bootleg di un vecchio concerto... Roba un po' da miserabili, per la serie "guarda un po' che fine del cavolo devono fare le grandi bands del ?68", ma poi pensi alla fine di tutto il movimento ed i suoi sopravvissuti, ed infondo realizzi: guardi gli déi dell'hard rock che suonano all'anfiteatro greco di Taormina, poi al palazzetto dello sport di Cropalati e quindi alla sagra dello squacquerone di Bertinoro, e d'altronde l'energia ci vuole prima di una lunghissima esibizione di Riccardo Antonelli... Guardi il giornalista del '68 che oggi ha famiglia, ed allora è decisamente più allineato e coperto, anzi è un vero lecchino del superpotente di turno, epperò mica ha smesso di fare il giornalista. L'intellettuale d'allora fa l'intellettuale anche adesso, e adesso come allora cerca la gloria, ma ieri la gloria era all'università negativa di Trento, in cui provava ad essere il professore di sociologia di gente come Renato Curcio e Mauro Rostagno, mentre oggi la gloria è situata nel conto corrente ed in qualche salotto bene forzaitaliota.

Insomma, non potendo, non volendo o non avendo avuto l'intelligenza di chiudere la carriera al suo apice, chi per vivere inventa e crea, compone e scrive, costruisce e progetta, sa che è arduo arrivare nuovamente in alto, figuriamoci poi raggiungere e superare se stessi! Potrà un calciatore a fine carriera essere incisivo come quando aveva ventotto anni, soprattutto se non ha cambiato ruolo in campo? Potrà un maratoneta plurimedagliato di quasi quarant'anni battere il proprio record personale, stabilito tre lustri orsono, nonché un esercito di giovani leve keniote? "A volte è accaduto", direte. "A volte", dico io.

La vita però, infondo, è questa: si continua a fare, anche se le forze sono minori, anche se la famiglia urge maggiori risorse, anche se, prima o poi, forse per tutti arriva il momento di calarsi le braghe, anche se l'ispirazione latita e la resistenza è calata. La vita è questa: non smettere mai di muoversi, anche se non si è più in grado di correre, figuriamoci di volare.

Ed allora cosa si può chiedere ancora al decimo disco (in sette anni) dei Canned Heat? Divertimento, rispondo io. Niente psichedelia, niente concept albums, niente sessantotti, niente vent'anni. Ed allora qui c'è un pezzo che è scritto dal figlio dell'Orso, al secolo Robert Hite jr., c'è la titletrack che sembra che i CCR si siano messi a fare blues; c'è del funky, del rhythm and blues, c'è un altro pezzo firmato Lieber & Stoller, che al blues mesce la salsa; ci sono uno spettacolare beach rock, un mix bellissimo tra un vecchio soul ed un altrettanto anziano blues di Chicago, quindi una splendida versione boogie del classico rock n'roll "Shake, Rattle And Roll" ed un riuscitissimo medley finale dei cavalli di battaglia di Fats Domino.

Il risultato? Si balla, si salta e nei momenti più soft si oscilla almeno un po'. Ovvero si mette sul piatto quello che era loro rimasto da mettere sul piatto. Il meno peggio di quanto, a quel tempo, riusciva loro di fare.

Ok.

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Riassunto del Bot

La recensione riflette sul percorso dei Canned Heat, una band storica che continua a produrre musica nonostante la diminuzione dell'ispirazione e del successo commerciale. "One More River to Cross" è un disco che punta al divertimento e a una celebrazione delle proprie radici musicali, mescolando blues, funky e soul. Pur non essendo il loro miglior lavoro, l'album mostra la resilienza e il desiderio di continuare a fare musica a qualsiasi costo. Un lavoro che, alla fine, si lascia apprezzare per la sua energia e il richiamo al rock classico.

Tracce

01   One More River to Cross (03:03)

02   L.A. Town (03:27)

03   I Need Someone (04:50)

04   Bagful of Boogie (03:34)

05   I'm a Hog for You, Baby (02:40)

06   You Am What You Am (04:30)

07   Shake, Rattle & Roll (02:32)

08   Bright Times Are Comin' (03:11)

09   Highway 401 (03:52)

10   We Remember Fats (05:07)

Canned Heat

Canned Heat sono un gruppo blues/boogie rock di Los Angeles fondato da Bob “The Bear” Hite e Alan “Blind Owl” Wilson. Hanno portato il blues al pubblico rock di fine anni ’60, firmando hit come On the Road Again e Going Up the Country, suonando a Woodstock (1969) e collaborando con John Lee Hooker (Hooker ’n Heat).
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