Copertina di Cannibal Corpse A Skeletal Domain
FrankZappa22

• Voto:

Per appassionati di death metal, fan dei cannibal corpse e ascoltatori di musica metal estrema.
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LA RECENSIONE

Che cosa si ci dovrebbe aspettare dal tredicesimo album in studio dei cinque macellai di Buffalo?

Violenza e massacro sonoro, rispondereste voi, il tutto condito con i feroci screams di Fisher e qualche spruzzatina di melodie malate e ossessive.
Il talentuoso cadavere/bassista che risponde al nome di Alex Webster prima della pubblicazione del disco ha dichiarato:”More blast beats, some truly dark guitar melodies”.

D'accordo allora! Premiamo il pulsante Play e tuffiamoci in questo nuovo lavoro targato Webster&Co.

L'opener “High Velocity Impact Splatter”, manco a farlo apposta, presenta velocità troppo elevate per essere assimilite correttamente da un essere umano sano e senziente.
Ma ormai lo si sa, i Cannibal non sono un gruppo per persone comuni, che trovano in un semplice ritornello d'effetto un appagamento senza eguali.
Il nuovo aborto discografico dei Nostri presenta sostanzialmente dei minimi ma efficaci (e efficenti) cambiamenti a livello di sound, che fanno aumentare esponenzialmente le potenzialità che la storica band offre in studio.
Il growl di George si fa più cavernoso e profondo, così come i suo screams, molto pochi rispetto ad album come The Wretched Spawn (2004) ma molto più esasperati e laceranti.
Pezzi come “Sadistic Embodiment” (solo a me il cantato ricorda molto quello di Make Them Suffer?!), “Funeral Cremation”, “Haedlong Into Carnage” e la title-track non fanno che presentare all'ascoltatore una band in forma smagliante, che finalmente è riuscita a scrollarsi di dosso buona parte della monotonia di cui erano stati in parte accusati in passato, specialmente in dischi come Bloodthirst e Evisceration Plague.
In un men che non si dica si ci ritrova nella propria stanza a fare hedbanging sfrenato, ed proprio in quel momento che si capisce che nella vita ci sono solo due certezze: la morte e i Cannibal Corpse, anche se talvolta questi due concetti si assomigliano più di quanto si possa credere.

Ormai è scontato ripeterlo: il cadavere cannibale capitanato da Webster, insieme a nomi di spicco nella scena Death come Dying Fetus, Suffocation, Decapitated, Autopsy e Cattle Decapitation rimane una delle realtà Brutal più significative ed importanti per un genere che continua tutt'oggi a catturare milioni di appassionati di musica pesante di tutto il mondo (il sottoscritto ne è un esempio).
Che dire dunque a questo punto?
Disco assolutamente consigliato ad ogni amante del genere, da comprare a scatola chiusa, inserire nel lettore e sviscerare come se fosse un cadavere in putrefazione.
Nulla di più, ora tocca alla musica parlare per se...
… e agli appassionati supportarla da sempre come si deve!
Brutal hammer smashing you fucking face!

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Riassunto del Bot

Il tredicesimo album in studio dei Cannibal Corpse, 'A Skeletal Domain', conferma la potenza e brutalità della band di Buffalo. L'album mostra un suono più vario e intenso, con growl più profondi e blast beats energici. Non mancano sonorità ossessive e melodie cupe, creando un lavoro fresco che supera la monotonia di precedenti dischi. Consigliato a tutti gli amanti del death metal estremo.

Tracce

01   High Velocity Impact Spatter (04:06)

02   Funeral Cremation (03:41)

03   Icepick Lobotomy (03:16)

04   Bloodstained Cement (03:41)

05   Asphyxiate to Resuscitate (03:47)

06   The Murderer's Pact (05:05)

07   Vector of Cruelty (03:25)

08   Headlong Into Carnage (03:01)

09   Hollowed Bodies (03:05)

10   A Skeleton Domain (03:38)

11   Sadistic Embodiment (03:17)

12   Kill or Become (03:50)

Cannibal Corpse

Cannibal Corpse è una band death metal formata a Buffalo (NY) nel 1988, pioniera del brutal death e nota per i testi e copertine iper-violenti spesso censurati. Guidata storicamente dal bassista Alex Webster, ha visto alternarsi alla voce Chris Barnes e George 'Corpsegrinder' Fisher. Sono un’istituzione del metal estremo, ancora attiva con un seguito mondiale.
31 Recensioni

Altre recensioni

Di  ChaosA.D.

 Ferocia e padronanza degli strumenti si sposano benissimo creando un sound monolitico e diretto.

 Il povero Paul Mazurkiewicz è per me un signor batterista, con un suono riconoscibilissimo, felicemente old school e dal feeling umano.