POSSIBILI SCENARI 8,5/10
Scrivono quelli di rockol.it (li conoscete, vero?): “Denso, complesso, diverso. Ma allo stesso tempo diretto. Dovessimo usare pochi aggettivi sarebbero questi […] I “Possibili Scenari” di Cesare Cremonini si aprono su un panorama che richiede tempo per essere apprezzato nei dettagli, ma che colpisce subito. E' pop? E' rock? E' mainstream? Cita l'indie-rock? Canta canzoni d'amore? Ma parla anche di immigrazione e dei meccanismi della società odierna? Davvero ci sono riferimenti tanto a Pharell Williams, ai Tame Impala, ai Depeche Mode ed ai Frankie Goes To Hollywood? La risposta a tutte queste domande è sì. E' tutto questo ed altro ancora, e ciò dà l'idea di come queste canzoni siano un viaggio vario, con curve che non ti aspetti”.
Fiat Lux. Dopo anni di buoni dischi (chi più, “Maggese”, 2005, chi meno, “Il primo bacio sulla luna”, 2008) Cremonini approda finalmente al grande album, quello ad oggi migliore (i due successivi non mi sembrano all'altezza, zavorrati da troppe ambizioni). Qui le ambizioni ci sono, e sono molte, ma incredibilmente riescono a non strabordare e a non opprimere l'estro creativo dell'autore. “Possibili Scenari”, uscito nel novembre 2017, ebbe una gestazione lunga e travagliata: Cremonini cominciò a registrarlo nel gennaio 2016 e terminò il lavoro solo nell'agosto dell'anno successivo, indeciso su quale veste dare al progetto e su quanto dovesse durare (49', uno dei suoi più succinti). C'è da dire che, come sempre gli accade, il singolo scelto per “martellare” le radio, in questo caso “Poetica”, non è la cosa migliore dell'album. Ma, e questo va detto con forza, trattasi di singolo totalmente anti-radiofonico: molto lungo (5'), molto sinfonico e con coda strumentale lunga quasi 2 minuti, tutto il contrario di ciò che oggi pretendono le radio, velocità ed immediatezza. Andò fortissimo e fece da apripista ad un lavoro tanto sorprendente quanto confortante: Zesare è uno dei migliori “scrittori di musica” che vi siano, al momento, in Italia.
Registrato tra Bologna, Londra e New York “Possibili Scenari” si snoda attraverso 10 brani, di cui almeno 5 inattacabili. L'album, purtroppo, tende un po' a sfilacciarsi nel finale, ma sarebbe stato chiedere troppo. L'inizio è folgorante: la title-track è puro pop moderno, come si sente nelle charts americane, ed in questo Cremoni è davvero unico: il suo punto di riferimento è certamente l'Italia, Bologna, Lucio Dalla, ma lo sguardo volge, quasi sempre, verso Ovest, verso quegli USA (e prim'ancora l'Inghilterra) che sono stati, e sono ancora oggi, patria di un pop radiofonico e commerciale che, se fatto bene, appare ancora oggi coinvolgente come pochi. Oltretutto il testo è divertente: “...La via della saggezza per gli indiani è fatta di molteplici visioni di coyotes/il mio spirito guida non ha molto da insegnare/si affida più alle stelle che al peyote”. E, oltre alla scrittura musicale di cui sopra già detto, sorprende anche la scrittura dei testi, qui a tratti molto, molto convincenti. Su tutte spicca la cantautorale “Nessuno vuole essere Robin”, questa sì molto italiana, con un verso splendido ad incorniciare il ritornello: “...Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?/Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori/Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi.../...nessuno vuole essere Robin...”. Oltre al passaggio sui giorni che passano come treni ed il dormire coi cani, o gli scemi su Facebook.
La “fobia” tutta occidentale del mondo islamico è irrisa, con disinvoltura, nella funkeggiante “Kashmir-Kashmir”: un musulmano, invero poco credente, che si veste bene, che ha studiato nelle migliori scuole occidentali, che ama il cosiddetto “mondo libero” ma che è costretto ad incrociare gli sguardi torvi della gente in metropolitana (naturalmente lui, giustamente, ne ride). Ed anche la varietà degli stili è sorprendente: il pop, il cantautorato, il funky, persino i ritmi latini de “La Isla”. Più citazioni varie, nientemeno che dai New Order nella ragguardevole “Un uomo nuovo” o l'affastellamento di parole nell'irresistibile “Al tuo matrimonio” (uno dei suoi pezzi in assoluto più divertenti). Con due o tre pecche: “Silent Hill”, nonostante un uso magistrale dei cori, lascia pochissime tracce; “Il cielo era sereno” pare più un brano scartato e poi “rivitalizzato” (con poca ispirazione) e la chiusura affidata a “La macchina del tempo” (più di 7') è debole e, stringi stringi, evanescente. Ciò detto, Zesare 2017 era veramente in una forma (semi)prodigiosa. Chapeau.