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Charlie Parker
Loverman: Hollywood 1946, l'ultimo volo dello sparviero

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Loverman - Hollywood 1946, l'ultimo volo dello sparviero

Charlie Parker è stato il più grande musicista della storia del jazz moderno. Nessuno, ancora oggi, ha il coraggio di mettere in discussione quest'affermazione. Ha fatto progredire questa musica da tutti i punti di vista: melodico, ritmico, armonico. Ha scatenato in tutti i musicisti venuti dopo di lui il bisogno di ridiscutere completamente la loro arte, perché l'arte funziona così, cresce e si evolve se qualcuno pone problemi. La musica di Charlie Parker pone problemi e le trascrizioni dei suoi assolo si studiano in tutte le scuole di jazz.

Per certi aspetti, la sua storia assomiglia a quella di Mozart, nel senso che entrambi hanno brillato di una luce così sfavillante che nessuno è mai riuscito a spiegarla compiutamente. Se poi teniamo in conto che Parker fu tossicodipendente eroinomane per la maggior parte della sua vita, la faccenda si complica ulteriormente. La parola "genio" è una toppa per risolvere ciò che sfugge ai tentativi di spiegazione di storici e studiosi.

Come per Mozart, non c'era nell'arte di Parker nessun confine tra ideazione ed esecuzione della musica. Inoltre, egli mostrava una infinita abilità di comunicare emotivamente con i suoi ascoltatori. Ogni musicista jazz, ancora oggi, sogna di avvicinarsi anche solo un poco a quel grado di empatia con il pubblico. Qui di seguito si vogliono raccontare i 3 minuti e 23 secondi peggiori della sua carriera, secondo una metà del mondo. Secondo l'altra metà, i migliori. Per farlo bisogna partire da dove tutto iniziò. Kansas City.

Charlie Parker nacque a Kansas City il 29 agosto 1920. Nel 1933 la madre gli regalò il primo sassofono e iniziò a studiare musica. Fu nel 1935 che Parker decise di dedicarsi professionalmente e definitivamente alla musica iscrivendosi al sindacato dei musicisti professionisti. Una notte di quell'anno, nell'ombra di uno di quei locali schifosi dove si faceva il jazz, pieni di gangsters e spacciatori, qualcuno gli offrì dell'eroina. Così iniziò lì a Kansas City nel 1935, a soli 15 anni, la sua carriera di musicista e tossicodipendente.

L'idea di individuare nella tossicomania la prevalente chiave di lettura della storia di Bird (questo, da sempre, il soprannome di Charlie Parker) mi ripugna, lo giuro. Però è innegabile che la sua vita fu drammaticamente e costantemente segnata dalla droga e dall'alcol. Come una sorta di malattia contratta da ragazzo, una malattia dalla quale si era rassegnato a non guarire più. Parliamoci chiaro, la vita di Bird, terminata nel 1953 a soli 33 anni, fu un vero inferno. L'inferno sceso sulla terra. Non mi vengono parole diverse.

Ma Bird non era il solo a bucarsi nel camerino prima del concerto. Quasi tutti i grandi artisti del jazz di quell'epoca, comprese le cantanti donne, avevano problemi di tossicodipendenza da eroina. Si facevano come dannati. Vite infernali che finivano presto e malamente. I ragazzi punk del 1977 sembravano monaci francescani in confronto. E più erano grandi artisticamente, più sopportavano vite da incubo. Un fenomeno sociologico che continuerà sino agli anni '70 lasciando sul campo parecchie vittime.

Ma perché? Come è possibile una "peste" di queste proporzioni? E perché proprio i jazzisti? Io un idea l'avrei. Alla sua base è posto un sogno infranto e una prospettiva di rassegnazione.

In quel 1945 i neri erano tornati dal fronte esattamente come i bianchi: avevano combattuto la seconda guerra mondiale e partecipato alla difesa della patria versando il loro contributo di sangue. Vedevano in questo sacrificio un buon motivo per pretendere e ottenere una volta per sempre la fine della discriminazione e l'acquisizione dei diritti umani e della parità. Per gli afroamericani, quindi, il momento era decisivo. Pure le arti, musica, letteratura, si sentirono chiamate a responsabilità sul problema.

Proprio in quel 1945 Bird si trovava al centro di un manipolo di musicisti, Dizzy Gillespie, Art Blakey, Charles Mingus, Bud Powell, Max Roach, Thelonious Monk, impegnati in una grande manovra artistica: stavano cercando di trasformare la musica jazz, strappandola da mero fenomeno connotante in modo "pittoresco" il popolo afroamericano, per elevarla a linguaggio con una sua piena dignità artistica. Questi musicisti avevano in mente un complesso, meditato e ardito sistema estetico, da mettere a punto mediante una serie di progressivi rinnovamenti e perfezionamenti. Il be-bop, cioè il jazz moderno, voleva competere con Ravel e Stravinsky.

L'atto di offrire al mondo intero, anche quello dei bianchi, un nuovo linguaggio artistico moderno e in grado di lasciare il segno nella storia della musica del '900, un linguaggio individuato e messo a punto esclusivamente all'interno della cultura afroamericana, appariva come un gesto realmente rivoluzionario. Insomma, questa musica poteva essere uno strumento di rivoluzione nella lotta per i diritti civili. Forse persino il perno stesso della rivoluzione.

E' così che il jazz si caricò di una responsabilità che non era solo musicale, ma di lotta sociale. Bastarono pochissimi anni per verificare il fallimento sostanziale di questo sogno. La discriminazione razziale permase, anzi, peggiorò. Il jazz venne certamente riconosciuto come forma artistica, e questo fu il risultato della grandezza di personaggi come Bird, ma ci si rese conto che non era in grado di compiere rivoluzioni sociali. Al limite rivoluzioni artistiche, ma niente di più. Poi nacquero correnti interne, rivoli di dispersione, dal be-bop all'hard-bop, dall'hard-bop al cool, dal cool al free jazz, e poi il west coast jazz, la bossa nova, il soul jazz, il jazz rock, la fusion. E tra diverse correnti erano litigi, polemiche, insulti.

Quelli che avrebbero voluto essere gli alfieri della grande rivoluzione vennero appellati "I grandi solisti" della loro epoca. Solisti! Mancava una scuola compatta. Essi erano fenomeni isolati che si aggrappavano ciascuno al salvagente della propria ispirazione, del proprio genio. Mancò un disegno globale. Fatto sta che non si realizzarono rivoluzioni. Ci fu certamente una lotta per la parità tra bianchi e neri, ma della quale la vittoria non si intravedeva neanche lontanamente all'orizzonte. E nell'ambito di quella lotta, il jazz poteva fare molto poco.

Io credo che questo sia il quadro nel quale tentare di spiegare, su un piano collettivo, il fenomeno dell'eroina e della tossicodipendenza di questi artisti. L'eroina come unico modo possibile per comunicare al mondo il fallimento di un disegno entusiasmante. Eroina come stigmate di sconfitta e rassegnazione.

Poi naturalmente contavano anche le storie di ciascuno, la dimensione personale, i quartieri dove uno è cresciuto, quei vicoli del Bronx adombrati da scale antincendio aggrappate a vecchi palazzoni affollati e malsani, e poi Harlem, con i suoi locali lerci dove si suonava il jazz, le cattive amicizie, cose di questo genere. Ma non credo di sbagliarmi individuando in questa grande delusione sulle potenzialità della rivoluzione be-bop la cornice entro cui iscrivere il fenomeno del vizio mortale dell'eroina tra tutti questi musicisti. In ogni caso, la descrizione del quadro generale ci evita di cadere nell'errore di qualificare Bird come "genio maledetto", luogo comune insopportabile e fuorviante. Mai nessun musicista fu così drammaticamente calato nella sua epoca, nel suo tempo, quanto Bird, tanto calato da portarne le stigmate.

Ora che è chiara la sua grandezza e la sua croce, torniamo alla storia dei 3 minuti peggiori o migliori, a seconda dei punti di vista, della carriera di Bird.

Verso la fine del 1945 Bird viveva a New York ed era diventato, nel mondo del jazz, una leggenda vivente. Gli altri artisti lo consideravano una specie di semidio. In autunno, il suo amico e grandissimo trombettista Dizzy Gillespie ricevette un'offerta per andare a suonare in un locale di Los Angeles. Era un eccellente ingaggio e, malgrado tutto quel che sapeva di Charlie e dei suoi problemi con la droga, Gillespie scelse di avere Parker come solista, e gli propose di venire con lui in California. Fu così che iniziò uno dei periodi più tragici e tristi della vita di Charlie Parker.

Il fenomeno è ben noto tra i consumatori di stupefacenti. Fuori dalla propria città un tossicodipendente è perduto. I "giri" della nuova città non lo fanno entrare, perché in quell'ambiente la diffidenza prevale su qualsiasi altra ragione. Il forestiero fatica terribilmente a trovarsi le sue dosi. Se mai riesce a trovarle, è costretto a strapagarle, perché in quell'ambiente, oltre alla diffidenza impera l'egoismo. Si approfitta dello stato di bisogno.

Così Bird in California non tardò a trovarsi in difficoltà a procurarsi la sua droga quotidiana. L'unico spacciatore che aveva trovato, che diventerà lo spacciatore più famoso del mondo perchè Bird intitolerà col suo nome un suo pezzo famosissimo, tale Emry Byrd, detto "Moose the Mooche", non sempre era disponibile. Quando poi Moose the Mooche venne arrestato, la situazione di Bird precipitò tragicamente.

Bird non riusciva a trovare eroina e ricorreva a grandi quantità di alcol per sopportare i sintomi della crisi d'astinenza. Poi scomparve dalla circolazione. Il collega trombettista Howard McGhee lo ritrovò che abitava in un garage riadattato senza riscaldamento. Parker viveva nell'umidità e nella penombra come un ratto, faceva letteralmente spavento. McGhee se lo portò a casa dove Bird rimase con lui e sua moglie Dorothy.

Per trovare rapidamente denaro, Parker e McGhee convinsero il produttore Ross Russell, titolare dell'etichetta discografica Dial a organizzare una seduta di registrazione extra, e ad anticipare a Bird immediatamente i proventi dei diritti. Ovviamente avere il più grande sassofonista dell'epoca nel proprio studio di registrazione era un lusso da non perdere e Russell accettò di buon grado la proposta. Nacque così la più tragica seduta di registrazione di tutti i tempi, svoltasi negli studi della Dial in Hollywood, California, il 29 luglio 1946.

In studio, ad attendere Parker, oltre a Ross Russell, dietro il vetro c'erano Marvin Freeman, socio di Russell nella Dial Records, suo fratello Richard, psichiatra fortemente voluto da Russell, molto preoccupato per lo stato psicofisico di Parker, il giornalista e corrispondente di "Billboard" Elliott Grennard, che in seguito pubblicherà un celebre racconto sull'accaduto intitolato "Sparrow's Last Jump".

I musicisti, oltre a Parker, erano l'amico Howard McGhee alla tromba, Jimmy Bunn al pianoforte, Bob Kesterson al basso e Roy Porter alla batteria. Boppers di razza. Parker arrivò con pesante ritardo. Si presentò in uno stato che preoccupò immediatamente tutti i presenti. In seguito Parker dichiarerà: "dovetti bere un litro di whisky per portare in fondo la seduta".

Nel corso della seduta Bird era a malapena in condizioni di soffiare nel sassofono e premere le chiavi, ed era affetto da spasmi muscolari che causavano involontari movimenti mentre cercava di suonare. Il primo grave errore però lo fece lo psichiatra Richard Freeman, il quale somministrò a Parke ben sei compresse di fenobarbitolo, probabilmente per controllare gli spasmi, ma il farmaco si pasticciò con l'alcol peggiorando le cose.

Registrarono i primi 4 brani: due pezzi veloci e due lenti. Nei brani a tempo mosso Parker non riusciva a seguire i passaggi d'insieme. Al momento degli assolo riuscì a produrre interrotti surreali frammenti di melodia. L'effetto era spaventoso. Nei brani lenti Bird ottenne un pò più di continuità, pur essendo i risultati ugualmente inquietanti all'ascolto.

La seduta sembrava destinata al fallimento. Era materiale inascoltabile che umiliava la grandezza di Bird. Non tentarono neanche di ripetere ulteriori takes dei brani eseguiti: buona la prima, per così dire. I presenti erano tutti imbarazzati e Parker stesso si rendeva conto che il suo stato psicofisico era incompatibile con la produzione di musica. In studio regnò il silenzio per un paio di minuti, poi improvvisamente Bird chiese di eseguire "Loverman".

Loverman era una bellissima e malinconica canzone, composta nel 1941 da tre bravi songwriters, Davis, Sherman e Ramirez, poco prima della loro partenza per il fronte. La canzone era stata affidata a Billie Holiday, che ne aveva inciso una splendida versione nel 1945. Il disco ebbe grandissimo successo e "Loverman" era divenuto uno standard eseguito da moltissimi jazzisti. La proposta di Bird venne accolta da tutti, per quanto nessuno più credeva che quel triste pomeriggio avrebbe più prodotto frutti. La descrizione dettagliata dell'esecuzione venne fatta alla perfezione dal patrono della seduta Ross Russell nel suo libro "Bird Lives!"(oltre che, cinematograficamente, nel film "Bird" di Clint Eastwood). Vale la pena di riportare le parole di Russell.

« Ci fu una lunga introduzione pianistica ("lunga" , nel bebop dell'epoca, voleva dire 7 secondi!), che sembrò interminabile, da parte di Jimmy Bunn, che scandiva il tempo in attesa del sassofono. Charlie aveva mancato l'entrata. Con alcune battute di ritardo, finalmente entrò. La sonorità di Charlie si era rinfrancata. Era stridente, piena di angoscia. In essa c'era qualcosa che spezzava il cuore. Le frasi erano strozzate dall'amarezza e dalla frustrazione dei mesi passati in California. Le note che si susseguivano avevano una loro triste, solenne grandiosità. Sembrava che Charlie suonasse con automatismo, non era più un musicista pensante. Quelle erano le dolorose note di un incubo, che venivano da un profondo livello sotterraneo. Ci fu un'ultima strana frase, sospesa, incompiuta, e poi silenzio."

Durante l'assolo di Parker, che durò pochi secondi, il trombettista McGhee ascoltò a testa china, perfettamente consapevole dello sfacelo umano e del dolore che urlavano quelle note di sassofono. Quando il pezzo terminò ci fu un attimo di silenzio, quelli nella cabina di controllo erano imbarazzati, disturbati, profondamente commossi. Russell disse all'interfono qualcosa del tipo "Ok Charlie, molto bene". Parker, per tutta risposta sganciò il sassofono e lo lanciò contro la vetrata. Bird venne poi riaccompagnato in albergo. Ma il delirio non era ancora finito, la serata era ancora lunga.

Quella notte c'era parecchia gente nella hall dell'hotel. Era appena terminata la riunione di non so che consiglio d'amministrazione. Musichetta del piano bar, gente che parlotta sorseggiando brandy, luci tenui. Improvvisamente si zittirono tutti, in tre secondi calò il silenzio: Charlie Parker aveva tranquillamente attraversato la hall diretto al bancone del bar per ordinare del wisky. Tranquillamente, però anche completamente nudo. Poi l'allarme antincendio interruppe il silenzio.

Quando McGhee arrivò all'hotel, la polizia era già arrivata e aveva portato Parker al Camarillo Hospital. Lì raggiunto dal trombettista, Parker si fece trovare relativamente lucido: "sto bene amico. Fammi dare i miei vestiti, sono pronto ad uscire". McGhee dovette spiegargli che era in arresto e che le cose non erano così semplici. Oltretutto Parker, prima di scendere nella hall con l'uccello di fuori, aveva dato fuoco a un materasso (forse involontariamente con una sigaretta, và a sapere) scatenando un incendio. McGhee però, dalle occhiate maliziose e da un paio di risatine dei poliziotti, ebbe la sensazione che Bird fosse stato arrestato per esibizionismo.

Infatti, di fronte al giudice, Parker fu accusato di atti contrari alla decenza, resistenza all'arresto e incendio doloso. Ebbe la fortuna di trovare un giudice appassionato di jazz, allibito dal trovarsi di fronte come imputato nientemeno che Charlie Parker, la leggenda vivente. Bird beccò sei mesi da trascorrere al Camarillo Hospital, la pena più leggera possibile tra quelle previste dal codice per quei reati. Alla fine dell'udienza, il giudice, con un certo imbarazzo e senza dare troppo nell'occhio, aveva ottenuto da Parker anche un autografo su una fotografia.

In ospedale Bird si rimise fisicamente grazie ai pasti regolari, attività fisica e nessuna possibilità di usare droga. Ross Russell e i colleghi musicisti di Los Angeles andavano a fargli visita. Fu un periodo buono per Charlie Parker, ma formidabile per l'ospedale Camarillo e per i suoi degenti, che ebbero la fortuna di sentire frequentemente piccoli concerti improvvisati in sala mensa. Piccoli concerti, ma con Charlie "Bird" Parker, la leggenda del jazz, al sassofono. Non capita tutti i giorni una fortuna simile.

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Commenti (VentUno)

Pinhead
Pinhead
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Beh, complimenti.


luludia
luludia
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oh si, complimenti...mi auguro di leggere una tua rece su thelonius...


Hank Monk
Hank Monk
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lector
lector
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E' sempre meritorio ricordare Charlie Parker, così come è sempre cosa buona e giusta portare il Jazz sul DeB.
Ed è rischioso.
Perché ha i ragione tu: le vite di molti jazzisti fanno sembrare i punk dei ragazzini dell'oratorio. Ma, spesso, il peso di quelle biografie devia lo sguardo critico dalla musica al "contorno". Il Jazz è una musica difficile e poco ascoltata, spesso se ne parla più di quanto si ascolta.
Quando Bird si spense sul divano di Mrs. Pannonia De Koenigswarter aveva bruciato i suoi 34 anni scarsi come se avesse vissuto più vite, era già un mito, la sua morte lo lanciò definitivamente nel Pantheon degli eroi bruciati dal fuoco dell'Arte. La sua vita era piena di aneddoti e di sfiga, come quando suonò un fantastico concerto al Massey Hall ma solo davanti a quattro gatti perché quella stessa sera Rocky Marciano e J.J. Walcott si disputavano il titolo dei Pesi Massimi ( e lui dovette suonare sotto lo pseudonimo Charlie Chan per motivi contrattuali). La storia dell'incisione di "Lover Man" è straziante, ed è stata ricordata in libri e film (va ricordato - oltre a quelli da te citati - almeno anche "Il Persecutore" di Cortazar). Ma è in quella sofferenza la causa della sua grandezza. Se dovessi far conoscere Bird a qualcuno che non sa chi sia gli consiglieresti di ascoltare "Lover Man" o "Ko Ko", o "Chasin The Bird", "Ornithology", "Donna Lee" o "Cheryl" (la mia preferita)? Tracce in cui il suo genio si esprime con lucida chiarezza? Charlie Parker era un uomo intelligente e preparato, amava e conosceva la musica di Bartok e Ravel, da ragazzo arrivava ad esercitarsi fino a 15 ore al giorno; il jazz non è musica istintiva è musica complessa ed articolata, frutto di studio e disciplina. Non si faccia mai l'errore di ridurre tutto ad istinto, sofferenza e "negritudine".
Scusa lo sfogo, non dico a te, tu hai detto anche questo nelle tua recensione che è una gran bella pagina. Io ho voluto ribadirlo.


lector: *manca un punto interrogativo: ma è in quella sofferenza la causa della sua grandezza?
sergio60: di Parker va presa ogni cosa....dove cominci non importa,basta che lo fai.
odradek: Giusto, "Il persecutore". Lo prestai. Mai più rivisto, mannaggia la miseria
IlConte
IlConte
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La pagina e' molto bella anche se non penso che il "motivo" di droga, alcol e distruzioni personali sia correlato al fallimento del jazz come "mancata rivoluzione". Sono situazioni, caratteri (e per caratteri intendo chi e' portato ad un certo tipo di suono), ambienti, menti troppo "evolute" per starci dentro e sopportare la merda intorno, pure molto narcisismo e presunzione che sfocia in una "adorabile" quanto devastante misantropia. @[Pinhead] (5) anche se non la penso come te la pagina e' eccellente.


blues4theredsun
blues4theredsun
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E via, in fatto di Jazz e affini sono discretamente ignorante, ma questa pagina ci sta alla grandissima.


sergio60: bhe...allora potresti iniziare a interessarti,hai un buon punto da cui partire....e posso assicurarti che non resteresti deluso da quello che potresti trovare
blues4theredsun: Già, è una cosa che dovrò approfondire per forza.
sergio60: E vai allora. ..più tempo passa e meno tempo avrai
hjhhjij
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Pagina stupenda.


musicanidi
musicanidi
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Si facevano perché si facevano tutti in quell'ambiente. Andava di moda e, soprattutto, suonare da fatti accresceva il feeling con lo strumento. Pagina bellissima...


Hank Monk: mi sembra, se scritto serio, un'affermazione un po' (perdonami la parola super antipatica) qualunquista. Mi interessa più il discorso che porta avanti la rece...perché tutti quei geni si facevano così tanto? Moda? Non penso, non stiamo parlando di una manica di imbecilli e sicuramente l'ero non è la droga da party...e anche se fosse moda da cosa è nata questa moda?
Che migliora il feeling con lo strumento non saprei, tant è che quando erano strafatti suonavano di merda (e questo più o meno lo può confermare quasi qualsiasi musicista).
Sono d'accordo con lector più sopra, non è feeling e attitudine. Il Jazz, soprattutto a quei livelli è preparazione e allenamento.
Non erano dei negri che hanno il ritmo nel sangue, erano degli studiosi della musica e gente con delle idee e della preparazione non per nulla indifferente. Poi si drogavano anche come delle scimmie: e qui è interessante capire perchè
nix: Mi ero ripromesso di non intervenire nei giudizi, ma quest'affermazione (di musicanidi) impone realmente una replica.
L'eroina ha distrutto l'ispirazione e le vite di decine di musicisti. Tra l'altro sono state purtroppo pubblicate registrazioni di Parker malconcio (ivi compresa la seduta oggetto del racconto, pubblicata dalla Dial qualche anno dopo la morte di Bird) in cui lui, vero genio del sax, suona malissimo. Gli anni settanta sono passati, fortunatamente, e oggi, anno domini 2017, simili affermazioni sul feeling innescato dagli oppiacei non mi paiono più proponibili. S'è voltato pagina per fortuna. Chi si droga suona male e, presto o tardi, finisce fuori strada. 50 anni di rock e 100 di jazz stanno a dimostrarlo. Concordo invece sul fatto (storico) che dal 1945 in poi l'eroina divenne una moda negli ambienti jazz, almeno sino alla fine degli anni '70. Gli storici della musica fanno risalire tale mortifera moda proprio a Charlie Parker (unitamente forse a Sonny Rollins Chet Baker e Miles Davis).
nix: Il motivo per cui in quell'ambiente l'eroina si sia diffusa sino a diventare uno status simbol connotante il "boppers", cioè il jazzista del "nuovo jazz" dell'epoca (il bebop per l'appunto), è invece faccenda complessa da capire. Sul tema sono stati scritti libri interi. Io ho proposto una tesi di stampo "sociologico", tesi però, ci terrei a sottolinearlo, decisamente opinabile, come tutte le tesi che generalizzano il problema. Ben vengano quindi le critiche, che leggo con interesse.
nix: E già che ormai ho violato il mio proposito di silenzio, vorrei offrire a chi interessa il mondo del jazz un consiglio bibliografico. L'anno scorso la casa editrice EDT ha pubblicato in lingua italiana una storia del jazz bellissima:
Ted Gioia: "Storia del Jazz", EDT, pagine 575.
Costa 35 euro, ma li vale tutti. E' scritta con chiarezza e ricchissima di contenuti originali.
musicanidi: La mia affermazione, serissima e qualunquista, partiva dal semplice presupposto che la rivoluzione si fa con la spada in mano e non nel braccio. Certo la mia è una super "semplificazione" dell'argomento ma son convinto che, se nell'ambiente fosse girata altra droga, molto probabilmente la maggior del "gruppo" si sarebbe fatto d'altro. La mia mentalità pratica e scientifica mi spinge a pensare in modo semplice (e quindi qui posso ricadere nel qualunquismo).

Certamente alla lunga l'eroina spacca ma all'inizio penso faccia "volare"...
musicanidi: Nix...intervenire è bel, il silenzio è bru
Hank Monk: mah sull'uso delle droghe\ispirazione se ne può parlare fin che vuoi. Secondo me la droga usata è la conseguenza non la causa il più delle volte.
Nel senso c è un'ideologia\malessere di un certo tipo che spinghe all uso di certe droghe.
Tutti associamo la psichedelia agli acidi, certa musica da discoteca all ecstasy, questa gente qui all'ero.
Capisco che il gruppo segue, ma la domanda interessante è perché chi ha aperto la strada si sia disfatta di eroina e non di altro (vabè sappiamo che ad esempio Miles poi si era convertito alla coca)
Secondo me c è dietro qualcosa di più serio che una semplice moda; tra l'altro l'ero è una droga oppiacea che anestetizza e ti rende inattivo a manetta...cosa che stona un bel po' con i ritmi frenetici e sincopati del bop (capire se fossero stati dei cocainomani all ultimo stadio).
Poi oh, la questione dell'emarginazione (e dell'autoemarginazione) dei neri in america è una qestione tutt'ora importante e per me abbastanza ostica da capire. In certe aziende i neri li trovi solo in cucina nonostane sia pieno di indiani\iraqeni ecc ecc in un sacco di posizioni più meno di rilievo....e questo è un qualcosa d'altro che fa riflettere.
luludia: Sulle droghe non c' e' ovviamente una risposta univoca. Ma credo che arte e droga abbiano in comune la mancanza e il senso di perdita. E comunque, caro nix, una penna come la tua e' meglio che risponda, visto le tante cose interessanti che hai da dire, ciao...
lector: «Siamo seri innanzitutto. Non ti faresti di eroina se facesse cagare». (Jim Carroll).
Io non so perché Parker abbia cominciato a farsi ma (credo) di sapere perché non riuscisse a smettere. Si possono fare molti discorsi, più o meno storicamente e sociologicamente attendibili o più o meno fantasiosi, sul perché e sul come la droga sia penetrata in certi ambienti. E sarebbe tutto molto interessante. Così come si potrebbe indagare sulla fragilità di un'anima, come quella di Bird, così nuda e profonda come un buco nero e di come la droga si sia insinuata, amante infedele e crudele, nella sua vita.
Tutto interessante.
Ma, per favore, ricordiamoci sempre che tutto questo non c'entra niente con la sua musica.
sergio60: sulla droga come moda ho forti dubbi..specie dopo aver visto un documentario intitolato "Blue batterfly" su rai storia (ed è già questo un mezzo miracolo!) in cui si racconta come l'eroina fosse un "metodo" usato da un braccio deviato della CIA per "controllare" le frange anticonformiste del "sistema". non so se quello che ho visto sia tutto vero,però ...qualche domanda te fa fare ma quello che inquieta sono le "risposte"!se vi capita vedetelo,oppure cercate nell'archivio rai a disposizione sul web
sergio60: è vero ..non c'entra con la musica,però ne è stata una compagna "fedele"per troppo tempo tanto da far confondere e fondere le due cose per quasi trent'anni.
luludia: Sapendo molto bene come l'eroina abbia distrutto un paio di generazioni, anche in italia, la tesi del controllo sociale non e' cosi' campata in aria...
sergio60: guarda..nei 70 era una diceria,negli 80 non se parlava più ,poi ho visto quel documentario in cui documenti top secret sono stati aperti e tempi. modi e congiunture varie mi hanno dato da riflettere ...prova a cercarlo ne vedrai delle belle!
Cialtronius
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macaco
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Non so negli anni trenta e quaranta, ma sicuramente dopo i forti movimenti di contestazione dei sessanta/settanta, furono introdotti notevoli volumi di droghe per piegare i ginocchi alle classi meno agiate (anche in Italia é successo). Basta sapere che la pena di chi venisse preso con un grammo di crack agli inizi ´80 era uguale a chi venisse preso con un kg di cocaina.


sergio60: verissimo....se potete andate a cercare sulla pagina web della rai ,e precisamente Rai Storia ,the blu butterfly.....ne riparleremo...
macaco
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macaco
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Scusa, non mi prende le cinque stellette, non so perché ma il mio voto é questo.


TheJargonKing
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Assai lunga, ma me la sono goduta per intero, bravo!


Lauretta
Lauretta
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Lunga ma bella. Parker lo conosco più per il mito che per la sua musica.


sergio60
sergio60
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bellissima!conoscevo la storia di "Bird" e conosco la sua musica,ma è sempre un vero piacere leggere cose così ben fatte,si "sente" l'amore per l'uomo e per la sua musica,per l'uomo perchè una vita così infame stà li come monito a tutti a ricordarci che di vita ne abbiamo una sola e che dovremmo approfittare delle occasioni che ti dà,per la musica che a distanza di decenni è ancora proiettata verso il futuro tanto era avanti.una recensione così è commovente,per la passione di cui è intrisa,grazie.....


odradek
odradek
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Perbacco, su DeB da oltre 4 anni e ti palesi solo ora? Dev'essere la proverbiale ritrosia subalpina... Vedo che non sei di primo pelo e che, nonostante le tue 2 pagine scorrano su impolverate strade del passato, a 15 anni frequentavi il Tuxedo. Possiamo quindi aspettarci anche qualche incursione in altre lande musicali, Mr. nix?


nix: Se l'Amata Direttrice di quest'ospizio mi lascia stare alzato di fronte al monitor una mezz'ora in più, volentieri. Devo chiederglielo. Aiutami anche tu, odradek. Mettici una buona parola. Non è cattiva. La sua è una giusta severità. Vogliamo tutti bene alla nostra Direttrice!
nix: ...vecchia troia...
odradek: Mi spiace non poterti esser d'aiuto. Qui a Villa Arzilla le cose non vanno certo meglio. Da noi, però, anni fa, almeno riuscimmo a organizzare una festa danzante... Peng Peng - Voom Voom - Recensione di odradek
nix
nix
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ah, perbacco. Scribacchi anche tu, a quanto vedo. E scommetto anche che la tua Villa Arzilla ha sede in Torino come il mio ospizio.


odradek
odradek
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Eh, scribacchiai... Il Tuxedo é un indizio inequivocabile, ti piace vincere facile :)


odradek: Però sei entrato presto in ospizio, sei d'oltre un lustro più giovine di me.
nix: infatti sto pensando di scappare da questo posto. Un lavabo contro la vetrata, come il Grande Capo Bromden nel Nido del Cuculo, e via.
nix: Non prima di essere passato nella camera della Direttrice a regolare un paio di conticini in sospeso.
Mi serve solo un compare che mi aspetti fuori.
Di' un pò, odradek, tu non è che hai la macchina?
odradek: Si, ho la macchina, ma non useremo la mia, ovviamente. Però ti vedo un po' alterato: mandami un DeMessaggio e forniscimi i dati, alla direttrice ci pensiamo noi, deve essere un lavoro pulito. Tienti pronto.
nix: poi ho grandi progetti.
Riapriremo il Tuxedo! Piazzeremo un'altra vecchia all'entrata (quella originale è deceduta da tempo, mi hanno detto).
Rifonderemo i Simple Minds (quelli di Sparkle in the Rain)
Una nuova adolescenza, precisa come allora.
Bellissime ragazze vestite di nero che ballano i Cure di Seventeen Seconds e i Clash di Rock the Casbah
E poi la malinconia di fine serata con i Culture Club di "Do you really want to hurt me", che avvertiva che un'altra notte era andata.
Si può fare. E' un progetto costoso e inutile, ma si può fare. Sono sicuro che troveremmo una schiera infinita di pluricinquantenni disposti ad aderire a questa follia.
La vita stessa, infondo, è costosa e inutile. E allora tanto vale...
nix: perchè l'adolescenza è l'unico momento sensato della vita. Ma quando te ne accorgi e pensi di aver raccolto le coordinate per organizzarla e goderla al meglio...essa è già volata via.
odradek: Minkia (perdona il francesismo), hai già pianificato nei dettagli l'esistenza post evasione. Ma procediamo con ordine: la macchina è già stata "reperita" ed è parcheggiata al sicuro, devo girare ai ragazzi le info sulla direttrice che ancora attendo: una volta sistemata la signora nella struttura scoppierà un tafferuglio e il personale verrà distratto per il tempo necessario per darti modo di uscire (non chiedere altro) Fuori ci sarà la vettura, un autista, cambi d'abito, un fascio di banconote. Per ogni ulteriore sviluppo della vicenda non posso garantire alcuna partecipazione, ho altre opinioni riguardo l'adolescenza, ma rispetto i tuoi intenti.
Piccolo consiglio: evita di immaginare troppo, tienti pronto.
nix: Ahi, odradek. Quando qualcuno solletica la mia fantasia...è difficile fermarmi! Che guaio!
nix
nix
Opera:
Recensione:
Attraverseremo le montagne di notte, il sentiero illuminato dalla luna. Quando saremo sul passo, da una parte la verde Svizzera e dall'altra l'Italia occupata dallo straniero sentiremo le sirene dell'allarme giù a valle, poi spari e urla di rabbia dei cani invasori per averci lasciato scappare. Ma sarà troppo tardi. Faremo loro il gesto dell'ombrello, tiè, e poi cominceremo a scendere verso la transalpina libertà.
Ma sarà solo per riorganizzare una nuova resistenza.
Te la senti a 50 anni suonati ormai da tempo?
Io si. Saluta i tuoi cari che andiamo. Ma torneremo


nix
nix
Opera:
Recensione:
troveranno la Direttrice appollaiata su una sedia accanto al suo letto, le braccia a penzoloni e le nocche che sfiorano il parquet. Uno strano sorrisetto perfido sulla bocca, la sua consueta espressione, ma un piccolissimo rivolo rosso dietro l'orecchio sinistro avvertirà che il tempo della sua vita di carogna e scaduto da perlomeno tre ore. Il lavoro pulito promesso da odradek. Li hai ben organizzati i ragazzi, ben fatto odradek! Noi saremo già in qualche baita sperduta nei boschi svizzeri, seduti intorno a una cartina geografica, a discutere animatamente con altri Scappati. Discutere di futuri sabotaggi. Lavori puliti.


123asterisco
123asterisco
Opera:
Recensione:
Ma perché non scrivi più spesso?
Guarda che @[sfascia carrozze] ha iniziato a distribuire stipendi ai contributori.


sfascia carrozze: Eja!
Datemi il Vostro IBAN!
nix: grazie ragazzi, 123asterisco e sfascia carrozze, il vostro commento "postumo" mi fa stare bene, una piccola boccata d'ossigeno, in un momentaccio di sfortuna.
Sono a casa in attesa di essere operato per una brutta frattura al polso. Ho pochissimi soldi, e per giunta ho saputo che il medico che mi deve operare, la settimana prossima, è soprannominato da tutti i suoi colleghi con un nomignolo che mi sta togliendo il sonno da un paio di giorni.
Perchè un medico è chiamato da tutti "Caronte"? Una collega oss mi dice che è per via della barba. Ma se non ha la barba, dico io! Perchè Caronte? Il collega oss non mi risponde, mi dice "scusa, mi chiamano, ci sentiamo dopo".
Se ne esco vivo, da questo sporco agosto, giuro che scriverò qualche recensione per il vecchio Debaser, luogo di gradevole distrazione per tanti anni, e di liti violentissime su questioni vitali come il disco perduto dei Beach Boys (Smile) o il valore della discografia degli Emerson Lake and Palmer.
Ma questo se Caronte me lo consente.
Ma perchè Caronte? Non ha la barba. Perchè Caronte? Non riesco a capacitarmi.
Mi ha detto "venga da noi digiuno", La mettiamo a posto in mattinata, e mi è sembrato anche che avesse un tic nervoso, una specie di scatto strano alla parte sinistra del volto. Diomio, Caronte!!!.
Un vecchietto, seduto sul letto, ha sommessamente sussurrato "quello pippa", come un pensiero ad alta voce.
Ma che vuol dire "pippa". Cosa c'entra Pippa? E poi non era Pippo, l'amico di Topolino? Perchè è diventato una donna, Pippa? Ha cambiato sesso?
Un abbraccio a tutti da nix. Ho paura. Statemi vicino.
123asterisco: Credo sia impossibile non sopravvivere ad una frattura al polso, sinceramente.
Forse, azzardo, aveva la barba fino a poco tempo fa. Poi, l'ha dovuta tagliare per la scomodità di indossare la mascherina. Io, almeno, ho fatto così.
Un caro saluto!
*
sfascia carrozze: Tranquillo Nix!
I Caronti pippano tutti, si sà.
Ma hanno le mani d'oro.
#forse
Farnaby: Ciao @[nix] come Asteriscone penso anch'io che non sarà un intervento al polso causa di prematura dipartita (lo vedo che ti stai toccando). Comunque, sappi che uno dei maggiori servizi di traghettamento dalla Calabria alla Sicilia e viceversa si chiama "Caronte & Tourist". Puoi immaginare lo stato d'animo di chi attraversa lo stretto sulle loro imbarcazioni...
sfascia carrozze: Si ma qvale delle due sponde è qvella infernale?
Siate più specifico.
123asterisco: Quella calabrese. Per via del peperoncino.
@[Farnaby]: asteriscone? addirittura?
Farnaby: Non solo per il peperoncino...anche per la coda...infernale.
Asteriscone...ogg i mi sono svegliato così...

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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