Chickenfoot
Chickenfoot

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L'album d'esordio dei Chickenfoot è puro rock & roll. E' uno di quegli album che è bello ascoltare d'estate, quando c'è un caldo tignoso e ti squagli di sudore in pomeriggi che non finiscono mai: riesci a sopravvivere giusto perché hai una birretta ghiacciata in mano, e sai benissimo che le finestre aperte non fanno certo passare un po' di fresco, servono solo a spaccare le palle a tutti i vicini con quel volume esagerato. Altro che cuffie, iPod e cazzate varie...

E' il caso però di fare un passo indietro dato che parlare di "esordio" non è proprio corretto, visto che i componenti dei Chickenfoot sono Joe Satriani, Sammy Hagar e Michael Anthony dei Van Halen, e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers. Com'è nata la cosa? Semplicissimo: i quattro sono amici da sempre, si trovavano spesso a suonare e a cazzeggiare nel club di Sammy Hagar a Costa Mesa e hanno pensato bene di far saltar fuori un album. Non si tratta certo della prima "superband" che nasce in modo apparentemente casuale, né sarà l'ultima. Quello che stupisce in questa operazione sono due aspetti: la semplicità con cui è stata messa in piedi tutta la baracca e la perfezione dell'apparato 2.0.

I Chickenfoot hanno registrato e prodotto l'album da soli, l'hanno fatto distribuire da etichette minori e si sono organizzati anche il tour: zero promozione tradizionale e tantissima promozione virale, con una strategia web perfetta. Insomma, nessun supporto delle case discografiche, con il risultato di poter proporre un album a un costo decisamente contenuto (io ad esempio l'ho preso su play.com a 11 euro e 90 con le spese di spedizione gratuite), anche perché questa volta la rete è diventata davvero una parte integrante dell'album: solo per fare un esempio, le 10 pagine del booklet sono disponibili online in pdf ad alta qualità, e sono gratis per tutti, anche per chi l'album se l'è scaricato ma magari poi i Chickenfoot se li va a vedere dal vivo. Il risultato? Un successo straordinario di vendita (6° posto della classifica di bilboard), una prima parte di concerti negli Usa tutti sold out, un tour europeo con una ventina di date tra giugno e luglio, e un'altra trentina di date in Nord America tra agosto e settembre. Nel mondo della musica non è certo la prima volta che succede una cosa del genere (basti vedere il caso clamoroso dei Radiohead), ma che a farla siano quattro nomi così pesanti della musica rock americana dovrebbe far riflettere molto l'intero mondo della discografia.

Ma lasciamo perdere tutto il contorno e torniamo alle 11 canzoni dell'album: il mio consiglio è quello di alzare il volume a palla e vaffanculo. La voce di Sammy Hagar graffia come non mai, le chitarre di Satriani tengono botta alla grande con suoni pieni e rotondi, la sezione ritmica viaggia come un treno (mi ha colpito molto il lavoro fatto da Chad Smith, e lo dico io che di solito la batteria neanche l'ascolto). Poi non aspettatevi dei capolavori: questo è un disco nato dalla voglia di divertirsi e di suonare dei quattro membri della band, che si sono lasciati andare al più classico rock & roll a stelle e strisce, quello che ci da dentro di brutto e che ti fa battere il piede senza neanche che tu te ne accorga dalla prima all'ultima canzone. Musica davvero solare, piena di cori e di riffoni belli rotondi, fatta da gente che non deve dimostrare niente a nessuno e che ha un unico pensiero: salire su un palco, suonare e divertirsi. Non ci sono cazzi, questa è una banda nata per suonare dal vivo e chi avrà la fortuna di vedere un loro concerto capirà quello che sto dicendo.

It's only rock & roll... but I like it!

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