Max Cottafavi (chitarra), Gigi Cavalli Cocchi (batteria) e Luciano Ghezzi (basso); sono i tre membri originari dei Clan Destino, misconosciuta band italiana, che conobbe il debutto discografico nel 1994, anno in cui il trio avviava ufficialmente la sua carriera solista. Dopo aver eseguito le musiche dei primi quattro album di Luciano Ligabue (oltre ad aver supportato il cantautore anche in sede live), la band fu scaricata per problemi di carattere manageriale, appena un anno prima che il Liga pubblicasse "Buon compleanno Elvis" che guarda caso fu anche il disco che condusse il cantante emiliano nell'altezzoso cerchio della musica commerciale. I cinque anni di addestramento trascorsi col Liga, permisero ai ripudiati di registrare un disco pochi mesi dopo la rottura. Per l'occasione, venne arruolato un nuovo elemento, tale Gianfranco Fornaciari, che si occupò delle tastiere e delle parti vocali.
Qualcuno sostiene che questo lavoro sia fortmente influenzato dal rock anni settanta, appartenuto a band del calibro di Led Zeppelin, Deep Purple e Lynyrd Skynyrd. A questo punto non si capisce se una simile blasfemia sia opera di qualche strampalato critico, o se si tratti di una stramberia ingenuamente enucleata dalla band (al momento della distribuzione del loro prodotto in studio); fatto sta che la verità pende da tutt'altra parte: questo è semplice rock (con qualche influenza blues), e sebbene i suoni siano tosti, l'esecuzione è totalmente priva di quel manierismo che possa far pensare (anche lontanamente) all'ascoltatore di stare udendo qualcosa che abbia a che vedere con le band sopraccitate. Già ascoltando l'opener "Fratello" ad esempio (brano dedicato ai Timoria), ci si accorge subito di quanto il sound sia vicino ai Litfiba di quel periodo, mentre l'hard di "Pagherà" e l'heavy and roll di "Houdini", risentono ancora molto della recente esperienza col Liga. Persino Gianfranco Fornaciari, sembra voler interpretare i brani usando la stessa versatilità di Luciano, ma con una timbrica meno roca e più acuta, che gli permette una prestazione più graziata e gradevole. Fra i brani importanti spiccano anche lo spossato blues di "Per gli amici" , e il miscredente unplugged di "Lui non ci sarà" .
Disco curioso, sincero, coinvolgente, forse fin troppo vicino al rock commerciale di quel periodo; ma merita comunque l'ascolto e la fiducia degli intenditori. Per un motivo molto semplice: I Clan Destino appartengono all'underground!
Federico "Dragonstar" Passarella.