Copertina di Cluster 71
Rocky Marciano

• Voto:

Per appassionati di musica elettronica, cultori del krautrock, amanti della musica sperimentale e degli anni '70, musicisti e produttori interessati all'evoluzione del suono sintetico
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Fine anni 5o', un compositore di nome Karlheinz Stockhausen inizia a contaminare le sue opere di musica classica contemporanea con accenni di suoni elettronici, nel 1959 registra il suo primo lavoro completamente elettronico "Kontakte" un esperimento ardito, concettuale e spiazzante suonato completamente con un generatore elettronico di impulsi e nastri magnetici, in quegli anni la musica elettronica veniva principalmente usata come accompagnamento nelle composizioni elettro-acustiche sperimentali e così fu almeno fino all' inizio degli anni 70'.

Con l' avvento del Krautrock in germania artisti sperimentatori come Klaus Schulze, Tangerine Dream, Kraftwerk e Cluster diedero vita a dei nuovi suoni, con imponenti strumentazioni a base di sintetizzatori, sequencer e vari macchinari avanguardistici spesso costruiti proprio dai musicisti stessi,  rivoluzionando non solo la musica elettronica ma anche andando a influenzare molte correnti stilistiche a venire negli anni. Se Schulze e Tangerine Dream inventarono di fatto la "musica cosmica" filtrando intere orchestre classiche in un' oceano di suoni elettronici e sintetici, i Kraftwerk andarono in direzione opposta creando affreschi sonori molto più vicini alla forma canzone inglobata in tessuti sintetici e minimali, i Cluster invece formati da Dieter Moebius, Hans Joachin Roedelius e Conny Plank andarono in senso opposto almeno con questo debutto del 71' e (in parte) con il successivo "Cluster ll".

L' opera si basa su 3 suite completamente elettroniche lontane da qualsiasi minima concessione alla melodia e al ritmo, intensi e giganteschi droni sintetici impreniati di rumori artificiali e dissonanti, un suono intenso e stratificato, una specie di viaggio cybernetico ipnotico e catatonico dove i rumori e le scariche elettroniche si ergono a padroni incontrastati delle lunghe composizioni, e se nella "musica cosmica" queste sperimentazioni venivano affiancate e sublimate da melodie orchestrali filtrate elettronicamente qui le deflagrazioni sintetiche si innalzano paurosamente nel vuoto rimbombando su strati metallici nudi e freddi andando in un certo senso a estremizzare le sperimentazioni di Stockhausen del decennio passato. 

Già con l'album successivo i Cluster stempereranno i toni di questo debutto aggiungendo man mano più musicalità e melodia al loro suono e nel corso degli anni 70' collaboreranno con Brian Eno. Sicuramente i Cluster non sono stati alla pari di dei giganti quali Shulze, Tangerine Dream o Kraftwerk per importanza artistica ma sono comunque da ricordare tra i grandi sperimentatori elettronici di sempre, soprattutto grazie al loro genio avanguardistico riversato in questa inquietante opera.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Cluster 71 è un album pionieristico della musica elettronica tedesca degli anni '70, caratterizzato da lunghe suite di droni sintetici e suoni dissonanti. L'opera si distingue per l'assenza di melodia e ritmo convenzionali, creando un'esperienza ipnotica e catatonica. Pur non avendo la fama di altri giganti del krautrock, il lavoro dei Cluster è fondamentale per la sperimentazione sonora e l'evoluzione del genere.

Tracce

01   [untitled] (15:33)

02   [untitled] (07:39)

03   [untitled] (21:14)

Cluster

Cluster è il duo tedesco di Dieter Moebius e Hans-Joachim Roedelius, nato dall’esperienza Kluster nel 1971. Pionieri della kosmische e dell’ambient, hanno influenzato larga parte dell’elettronica successiva, collaborando anche con Brian Eno e, parallelamente, con Michael Rother negli Harmonia.
08 Recensioni