Copertina di Cold Year of the Spider
TheOutsider

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Per appassionati di nu metal e rock alternativo, fan dei cold, ascoltatori di musica anni 2000, nostalgici degli anni '90 e 2000
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LA RECENSIONE

Jacksonville, Florida anno domini 2003.

Quattro baldi giovanotti conosciuti ai più come Cold, dopo aver sgomitato parecchio con l'ottimo "13 Ways To Bleed on Stage", buttano sul mercato questo azzeccatissimo "Year Of The Spider", un disco per tutti, figli degli anni '90, amici del NuMetal, malinconici vari ed eventuali.

Per chi scrive questo è praticamente l'ultimo album dei Cold, dato che considero "A Different Kind of Pain" una cagata di proporzioni BIBLICHE.
Dunque, dell'acerbo "Cold" qui c'è poca traccia, del già citato "13 Ways To Bleed on Stage" rimane poco, nelle orecchie ci troviamo un lavoro diverso, per certi versi più maturo, per certi versi più vendibile.

La produzione del disco è affidata a Howard Benson, già con Motorhead, Adema, Crazytown, P.O.D. e Sepultura, uno che non s'è fatto mancare niente.
Benson ha il demerito, o il merito di aver ri-plasmato completamente il suono della band, che appariva marcio e sporco nel precedente lavoro (funzionale al registro delle canzoni, và detto), e lo rende potente, ipercompresso e se vogliamo pure un pochino patinato, ha pure il tempo di piazzarci qualche tappeto d'archi qua e la.

I nostri, furbi come non mai danno una sterzata anche al songwriting, strizzando l'occhio alle ballad, e dimostrano di saperle comporre, come testimonia l'ottima "Wasted Years", i pezzi heavy invece sono un pochino più allineati al trend Nu che imperversava negli anni, forse merito della produzione.

C'è tanta chitarra acustica in questo disco, tanti passaggi puliti, non sembra quasi nemmeno di ascoltare la band dei "tredici modi di sanguinare sul palco, se non fosse per l'inconfondibile voce di Scooter Ward, e per gli orpelli in fase di arrangiamento dell'ottimo Kelly Hayes (che all'epoca di questo disco aveva una ESP eclipse signature TAMARRA COME POCHI, n.d.r.).

Passiamo ad analizzare qualche passaggio del cd: si parte con "Remedy", potente e diretta, ottima come opener decisamente, segue subito il singolone "Suffocate", che a me è rimasto in testa per settimane, un gran pezzo davvero, difficilmente vi capiterà di dimenticarvela, è il pezzo che traina il disco, e si sente.
Fino a qui nulla di nuovo, più o meno, rispetto a quanto sentito in precedenza dai nostri, ma quando parte "Cure My Tragedy" si capisce che qualcosa è cambiato, il pezzo assume dei toni più calmi del solito, i chitarroni ci sono sempre, ma sembrano quasi servire solo da tappeto, piuttosto che da muro sonoro, si torna invece ai fasti di un tempo con "Stupid Girl" di cui è stato anche realizzato un video, "Don't Belong" è la canzone del lotto che assomiglia di più ai pezzi dello stracitato lavoro precedente, oppressiva e incalzante.

A questo punto c'è un break inaspettato, parte "Wasted Years" e senti un tappeto d'archi, chitarre acustiche, ma sono i Cold? Si, e la voce di Scooter si sente tutta, gran bel pezzo questo, inaspettato, commerciale quanto volete, ma bello.

Calano un pò i toni e l'originalità da qui in avanti "Whatever You Became", "Sad Happy" e "Change The World" sono pezzi un pò anonimi se vogliamo, fortunatamente in mezzo ci sono "Rain Song" e "The Day Seattle Died" a rialzare le sorti dell'ascolto.

Tornano le chitarre acustiche con "Black Sunday", formula collaudata, strofa in acustico e chitarroni nel ritornello, fa bene il suo mestiere questa penultima traccia.
Chiude il lotto "Kill The Music Industry", un breve assaggio dei Cold che furono, seguita da una bonus track di cui non sò il titolo, un'altra significativa ballata, significativa per capire la svolta musicale del gruppo.

Come dicevo prima, per me questo è l'ultimo disco buono dei Cold, la dipartita del prezzemolino Terry Balsamo (C'è un gruppo dove non ha suonato?) e dell'eclettico Kelly Hayes (Che è andato a farsi gli Allele usciti in contemporanea all'ultimo dei Cold, e gli ha dato della gran merda), ha veramente lasciato in merda il povero Scooter, che per quanto bravo, per quanto espressivo, non è più riuscito a tirar fuori niente del genere.

Al disco dò un 3, e mi spiace parecchio, ho un pò l'amaro in bocca per un piccolo capolavoro mancato, ci sono dei pezzi strepitosi distribuiti per lo più nella prima metà dell'album, purtroppo ci sono anche dei riempitivi stucchevoli.
Qualche pezzo in meno, e un paio di canzoni più convincenti e il 4 sarebbe assicurato.

Detto questo, un disco comunque godibile, ideale nelle giornate di pioggia, skippare qualche brano non sarà un problema quando poi nelle casse risuonerà un pezzo come "Suffocate".

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Riassunto del Bot

Year of the Spider rappresenta per Cold un album di svolta, più maturo e vendibile. La produzione di Howard Benson offre un suono potente ma più patinato. Brani come 'Suffocate' e 'Wasted Years' evidenziano la capacità del gruppo di comporre ballad convincenti, nonostante alcuni riempitivi nella seconda metà del disco. Un lavoro godibile che chiude una fase importante della band.

Tracce testi video

Cold

Band rock statunitense formata a Jacksonville (Florida) nel 1996 attorno al cantante Scooter Ward. Dopo l’esordio omonimo, ha raggiunto il successo mainstream con Year of the Spider e i singoli Stupid Girl e Suffocate. Ha pubblicato dischi tra alternative rock, post‑grunge e venature nu/alt metal.
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